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Programma aggiornato di marzo e ordine del giorno della prossima assemblea
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Stagione teatrale a Lecce
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Noterellando… Costume e malcostume 33. In moto stat virtus PDF Stampa E-mail
Prosa
Scritto da Antonio Mele/Melanton   
Lunedì 09 Maggio 2016 11:38

["Il Galatino" a. XLIX, n. 8 del 29 aprile 2016, p. 3]

 

Fra le buone – e, anzi, ottime – abitudini dei galatinesi (e più in generale di un gran numero di salentini, nelle rispettive piazze dei loro grandi o piccoli centri), c’è ancora quella di fare i rituali “quattro passi alla Villa”…

Giri su giri intorno ai sempre splendidi giardini di Piazza Alighieri, un tempo Fontana, parlando del più e del meno – spesso del meno –, strusciando pigramente le suole delle scarpe per terra (da cui deriva per l’appunto il lemma napoletano strùscio, ormai ovunque diffuso per definire l’abituale e un po’ pigra passeggiata in andirivieni sulla principale via o piazza cittadina), tra ordinarie chiacchiere di sanguigno sapore provinciale, schietti sorrisi, e qualche immancabile pettegolezzo o malangu.

Era questo, un tempo, l’abituale ‘vizio’ cittadino. Di tutti: studenti temerari e ardite studentesse che marinavano la scuola, compassati professionisti e briosi artigiani, combriccole di buontemponi, arguti vecchietti con coppola, sigaro pendulo e bastone, perfino qualche gruppetto di compassate dame chiacchierine, o gente semplice del popolo minuto.

Oggi, per la verità – in un sempre pigro carosello rallentato ad arte –, intorno alla “Villa” si gira più frequentemente a bordo delle auto, in una sorta di vanesia e frivola vetrina dello status sociale: chi ce l’ha più grossa la vuol far vedere a tutti!

 

*   *   *

 

Periodicamente, e in un recente appello, l’Organizzazione Mondiale della Sanità invita la popolazione adulta a praticare almeno 150 minuti a settimana (in media 20/25 minuti al giorno, dose che raddoppia per giovani e bambini) di attività fisica aerobica: una buona abitudine, ed anzi un sano obbligo di educazione ed esercitazione motoria, propedeutica alla tonificazione del sistema cardiovascolare, e di conseguenza al benessere del nostro corpo, bilanciando in misura ottimale – secondo i più accreditati dettami salutistici – il rapporto massa muscolare-massa grassa.

Non mi addentro più di tanto, nello specifico, giacché mi sembra fin troppo evidente il beneficio che tutti possiamo trarre dalla bella abitudine di fare i proverbiali ‘quattro passi’, come appunto si faceva un tempo, intorno alla “Villa”. Anche da soli, se ci va. E meglio in compagnia. Specialmente se la compagnia è buona. Non è soltanto il fisico, in tali occasioni, che si rigenera, ma anche il nostro ‘umore’, la mente, il pensiero, e ogni altro aspetto più strettamente intimo e spirituale.

Sicché, escludendo ovviamente che la parola “moto” del titolo possa riguardare la motocicletta, lo scooter o qualsivoglia altro mezzo di locomozione che non siano le nostre preziose e valide gambe, dovremmo accettare all’istante l’invito dell’O.M.S., e riprendere quindi la sempre valida e intramontabile “buona abitudine” di fare quattro passi (e quattro chiacchiere) con gli amici.

Il primo esercizio fisico-mentale, da considerarsi il più salutare e benefico di tutti – e che si conforma di per sé al concetto di virtù – è di alzarsi dalla comoda poltrona (dove siamo solitamente stravaccati in fronte a quella scatola tentacolare che si chiama TV, che il più delle volte ci ipnotizza e frastorna), e uscire di casa a prendere un po’ d’aria e a fare un po’ di moto. Ne guadagniamo noi. E ne guadagna probabilmente anche ci sta intorno.

Anche noi, come le “automobilone” di cui parlavo all’inizio, abbiamo bisogno, in definitiva, di rifornire e lubrificare adeguatamente il nostro motore psico-fisico e di provvedere periodicamente al ‘tagliando di manutenzione’ per avere tutto in ordine: controllando la pressione e l’efficienza dei vari circuiti elettro-dinamici, verificando il livello e la pompa dell’acqua, la marmitta, il tubo di scappamento, e quant’altro necessario.

Né possiamo restare fermi troppo a lungo in parcheggio o in garage, favorendo l’invecchiamento, rischiando di scaricare la ‘batteria’ o, peggio, lasciando arrugginire – nelle parti più delicate e vitali – il nostro ‘motore’.

Siamo, insomma, una ‘macchina’ speciale.

Probabilmente la più perfetta dell’universo. O, forse, anche la più imperfetta: essendo spesso indocili, insoddisfatti, ansiosi, indefinibili, impenetrabili, curiosi, dubbiosi, e sempre bisognosi di certezze, purtroppo rare a trovarsi.

Contrariamente a un ulivo o a una farfalla, o a un delfino, una pietra, o alla pioggia, al vento, al sole, alla luna, e a tutto quello che vediamo e non vediamo, nella nostra specie homo sapiens albergano tutti gli opposti possibili: dall’amore all’odio, dalla carità alla ferocia, dalla gioia al dolore, dall’ira al coraggio alla viltà, dalla capacità di creare la musica o la poesia o d’inventare mirabilie come il computer o le sonde interplanetarie all’ideazione e fabbricazione di orribili ordigni distruttivi.

Divagazioni più o meno filosofiche, che appaiono slegate dall’argomento specifico di questo nostro incontro, ma che non lo sono affatto. Accanto a tutto quello che l’uomo è – che ciascuno di noi è, come singolo individuo – c’è anche un senso etico-pratico della vita, che supera l’egoismo e si dispone alla condivisione, e che si potrebbe compendiare nel motto: “vivere bene per se stessi per vivere meglio con gli altri”.

L’invito è proprio quello di volersi più bene, e di guardare maggiormente alla nostra salute, muovendosi anche con adeguata frequenza. Insomma, più che la mela (frutto eccellente che, comunque, e a buona ragione, s’è per primo guadagnato il beneficio del vecchio e salutare proverbio) è una bella passeggiata al giorno che leva il medico di torno! (Non senza le nostre riguardose simpatie al medico, naturalmente, per il quale conserviamo sempre l’affetto e la nostra massima stima).

Bene. Adesso è tempo di salutarci. Sono almeno un paio d’ore o tre che sto fermo e seduto davanti al computer, a battere queste righe, a leggerle, correggerle e completarle, per vostro piacere, e mio. Fra un po’ vado a raggiungere un paio di vecchi amici, che mi aspettano davanti al Colosseo. Non è proprio vicino a casa mia, ma con questo splendido sole di primavera ci andrò sicuramente a piedi.

Buona passeggiata anche a voi.


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