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Noterellando… Costume e malcostume 35. Se l’Orologio si ferma PDF Stampa E-mail
Prosa
Scritto da Antonio Mele/Melanton   
Venerdì 27 Maggio 2016 21:12

["Il Galatino" anno XLIX n. 10 del 27 maggio 2016, p. 3]

Sarà una riflessione forse anche un po’ retorica, ma le due lancette dell’Orologio della Torre Civica della nostra città (ferme addirittura da qualche anno, mi dicono) danno il senso reale di due terribili lance, infitte nel cuore della comunità galatinese.

Sono di recente tornato nella mia amata Galatina – sentendone periodicamente la fatale attrazione e il bisogno vitale –, e alcuni vecchi amici, incontrati proprio in Via Vittorio Emanuele II, la via de l’Orulogiu, mi hanno fatto notare questa triste “ferita”. Che ognuno di noi si augura che venga rapidamente rimarginata.

Diceva Victor Hugo: L’architettura è il grande libro dell’umanità. Significando, in tale espressione, il valore solenne, storico e sentimentale, di un ‘luogo fisico’: sia esso una semplice casa, un’antica chiesa o un insigne monumento civile. Sappiamo tutti benissimo che le città – grandi, piccole, e perfino minime – conservano in alcuni luoghi emblematici la sorgente viva della memoria individuale, congiuntamente alla ricchezza della propria storia collettiva.

Sicché i luoghi, quei luoghi specifici, distintivi e sacri, che restano indissolubilmente radicati nel cuore di ognuno dalla sedimentazione di eventi comuni, devono (voce imperativa del verbo “dovere”) essere conservati e tramandati con la massima diligenza, e soprattutto col massimo amore. Che è evidentemente indispensabile tanto per la trasmissione dei propri concreti e tangibili “valori d’identità” quanto, e ancor più, di quelli spirituali, e certamente più intimi.

Condivido il concetto – letto da qualche parte, e utile nell’occasione – che “la città è il luogo che vive di un patto tra passato e futuro”, in una costante rielaborazione, dove è sicuramente fondamentale mantenere ben vivi i segni importanti della propria storia e tradizione tanto quanto l’operare adeguati cambiamenti innovativi.

Non avere rispetto della storia, del lavoro, dell’impegno e del patrimonio di bellezza ereditato dai nostri padri e fratelli che, prima di noi e per noi, hanno contribuito a costruire il futuro, significherebbe ignorare e calpestare il senso stesso della vita. Sarebbe comunque una scelta vergognosa e maldestra tra barbarie e civiltà, tra indifferenza e etica, tra incapacità e lungimiranza.

 

*   *   *

 

Tanto premesso, mi dichiaro altresì convinto che l’Amministrazione comunale abbia ampiamente considerato, se non già istruito, il necessario programma d’intervento alla risoluzione del caso. Non mi riesce di pensare diversamente.

Certo, potrebbero esserci istanze considerate più urgenti, nella vita cittadina. Infine, che cosa volete che rappresentino due lancette dell’orologio ferme alle 11,26? Oggi come oggi ci sono più orologi che cristiani: al polso, al collo, sul cellulare, in macchina, sulle insegne dei negozi, ai parcometri, ai supermercati, al bancomat. Una casa di accessori di moda pare che stia lanciando anche cravatte e sciarpette con orologio incorporato. Vuoi mettere?…

Si dà il caso, tuttavia, che il nostro Orologio – che, nello specifico, è fra i più ‘storici’ del Salento, e forse di Puglia, essendo stato installato e dedicato al re Vittorio Emanuele II subito dopo l’Unità d’Italia del 1861 – è il nostro Orologio, l’orologio di ciascuno di noi, grandi e piccoli, vecchi e bambini, donne e uomini, galatinesi veraci e ospiti, abituati anche senza vederlo, ai suoi magici rintocchi.

Parafrasando la bella espressione che il grande Eduardo mise in bocca a Filumena Marturano a proposito dei suoi figli, potremmo degnamente e orgogliosamente affermare che, anche per noi, il nostro Orologio è «nu piezz ‘e core»!

Dalle notizie raccolte in merito, emerge peraltro che l’attuale situazione del meccanismo, già piuttosto precaria, potrebbe purtroppo deteriorarsi: il vano che contiene l’apparato meccanico pare che non sia adeguatamente protetto, e sia diventato un ricettacolo di colombi, che – con sterco, piume, zampate o altro – potrebbero danneggiare ancora di più i delicati ingranaggi.

Insomma, il nostro Orologio è fermo, ma il tempo passa e vola rapidamente.

Un giusto, positivo e sollecito segnale rincuorerebbe tutti i galatinesi, e renderebbe il giusto onore a quanti si saranno prodigati per far riprendere la voce e il corso della storia.


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