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Dopo la pausa estiva, interrotta dall'Open Day che come sempre ci ha permesso di incontrarci e presentare le nostre attività ad amici e soci vecchi e nuovi, il nostro anno accademico 2019-20 ha... Leggi tutto...
Programma aggiornato di marzo e ordine del giorno della prossima assemblea
A causa dell'assenza di soci e membri del Consiglio Direttivo nella data precedentemente indicata, l'Assemblea dei soci programmata per il 1° marzo è stata rimandata a giovedì 7 marzo alle ore 18,... Leggi tutto...
"La signora dello zoo di Varsavia" al cineforum dell'Università Popolare
La scelta di riservare il primo lunedì di ogni mese al nostro cineforum ci permette di cominciare il 2019 con La signora dello zoo di Varsavia: la scelta di Roberta Lisi, alla quale dobbiamo il... Leggi tutto...
Stagione teatrale a Lecce
In allegato il programma della stagione teatrale del Comune di Lecce (teatri... Leggi tutto...
Stagione teatrale a Cavallino
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Il senso di responsabilità nel fare meno figli - (12 giugno 2016) PDF Stampa E-mail
Ecologia
Scritto da Ferdinando Boero   
Mercoledì 15 Giugno 2016 11:15

[“Nuovo Quotidiano di Puglia” del 12 giugno 2016]

 

E così la popolazione italiana ha smesso di crescere, per la prima volta dal 1917, l’anno di Caporetto. E tutti sono preoccupati. Domanda: ma quale potrebbe essere la popolazione ideale per il nostro territorio? Ottanta milioni? O cento? Ma se dovessimo arrivare a cento, poi ci fermeremmo? O continueremmo a crescere? E quindi diventeremmo centocinquanta, e poi duecento milioni? Perché i casi sono tre: o si continua a crescere, e si arriva a questi numeri, o ci si ferma, o si diminuisce. Se diminuire o anche solo fermarsi di crescere è negativo, è ovvio che si pensa che sia giusto continuare a crescere all’infinito. La crescita infinita degli economisti è condivisa anche dai demografi. Posso dirlo? E’ una castroneria pazzesca. In passato si moriva prima, e ora viviamo a lungo. In passato il tasso di analfabetismo era altissimo, e ora siamo molto più acculturati. I paesi che fanno tanti figli di solito sono poverissimi. Se si raggiungono livelli sociali alti, e le donne lavorano, è ovvio che si facciano meno figli. L’istruzione alle donne è l’anticoncezionale più efficace e, nel nostro paese, funziona perfettamente.

Abbiamo un tasso di disoccupazione giovanile spaventoso. Ma si chiede che si mettano al mondo sempre più giovani. Forse si pensa che se ce ne fossero di più allora ci sarebbe lavoro per più giovani? Si dice che sono i giovani a sostenere gli anziani, con i loro contributi. Intanto sono gli anziani che mantengono i giovani, con le loro pensioni. I giovani sono precari e non sanno se avranno mai una pensione. In questa situazione sarebbe semplicemente irresponsabile mettere al mondo dei figli. E, se si hanno gli strumenti culturali per non farlo, si rimanda il momento della riproduzione e ci si limita nel numero di figli.

Se ci fosse lavoro per tutti i giovani, i giovani farebbero più figli. Ma non c’è. I modi per fare più figli sono due. Uno vede l’incentivazione di una drastica diminuzione del livello culturale e una forte diminuzione delle aspettative sociali, in modo che si torni al proletariato. Oppure si promuove una politica di forte occupazione giovanile, individuando aree occupazionali verso cui convogliare le aspettative. Una è senz’altro l’agricoltura. Un’altra è il restauro del patrimonio naturale e culturale del paese.

La mia impressione è che si sia scelta la prima strada. La diminuzione dei fondi alle Università e la diminuzione delle iscrizioni ne è un sintomo molto significativo. Qualunque sia la strategia, però, rimane pressante la domanda: ma qualcuno crede davvero che la crescita demografica possa essere infinita? Credo che nessuno sia così fuori dalla realtà (a meno di essere un economista). Il pianeta che ci ospita è un sistema con dei limiti, è “finito”. E la crescita infinita in un sistema finito non è possibile. Punto. Su questo non si può discutere. Si può discutere quali siano le dimensioni ottimali e di come fare per mantenerle.

Vedere che a Expo si progetta un centro che serva a promuovere l’allungamento della vita mi pare un esempio di irresponsabile egoismo generazionale. Restare aggrappati alla vita, e vivere anche dieci anni di più in uno stato di totale dipendenza da aiuti esterni ha costi sociali enormi e prospetta un fine vita in condizioni miserevoli. L’accanimento terapeutico rimuove tutte le cause di morte e porta ad una popolazione di anziani inabili che necessitano di cure costosissime e lunghissime. A fronte di che? Bisognerà discuterne. Inoltre gli anziani rifiutano di lavorare più a lungo e, da una parte, potrebbe anche essere giusto. Così lasciano il posto ai giovani! Ma, nel nostro paese, i posti lasciati liberi dai pensionati non sono rimessi sul mercato. Sono riassorbiti.

C’è un egoismo generazionale enorme. E i giovani hanno smesso di riprodursi. In più se ne vanno. I nostri laureati trovano lavoro all’estero, in Italia no. In Italia trovano lavoro i braccianti-schiavi che lavorano nelle nostre campagne. E sono quasi tutti immigrati.

Non mi pare che ci siano disegni politici per affrontare queste sfide. Si propone gattorpadianamente di cambiare tutto (aboliamo le province, il senato, etc.) perché tutto resti come prima. Aboliamo l’ICI e mettiamo l’IMU. Sono giochetti. I problemi del paese sono ben altri. Le soluzioni, però, si devono cercare dopo aver compreso molto bene i problemi. Di per sé, il disinnesco della bomba demografica non è un problema. Lo ha detto anche Francesco, di ritorno dalle Filippine: non possiamo riprodurci come conigli.

Il vero problema è il lavoro ai giovani. Se avranno prospettive ricominceranno a riprodursi, restando qui. Altrimenti, dimostrando un grande senso di responsabilità, non metteranno figli al mondo o, come abbiamo fatto da sempre, emigreranno. Non più da braccianti ma da laureati.

 


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