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Il nostro Anno Accademico è finito, come sempre, con l'arrivo dell'estate, anche se il contemporaneo "sbiancamento" della nostra Regione e la possibilità, finalmente, di organizzare incontri in... Leggi tutto...
Link per rivedere la conferenza di Marcello Aprile
Ed ecco anche il link per rivedere la conferenza di Marcello Aprile... https://www.facebook.com/universitapopolare.avallone.3/videos/579035319735696 
Link per rivedere la conferenza di Maria Luisa Quintabà
Ecco il link per rivedere l'interessante conferenza di Maria Luisa Quintabà: buona visione a tutti! https://www.facebook.com/universitapopolare.avallone.3/videos/578470189792209 
Programma febbraio 2021
Programma Febbraio 2021 Giovedì 4 febbraio, ore 18,00 – Prof. Mario Capasso (papirologo, Università del Salento), Un giallo in Egitto. Conversazione sul romanzo “Il dr. Cavendish e il... Leggi tutto...
Memorie Narranti: l'Università Popolare aderisce all'iniziativa del Patto per la Lettura in occasione della giornata della memoria
Si riproduce il comunicato ufficiale sull'evento: MEMORIE NARRANTI – Giornata della memoriaIn occasione della Giornata della memoria, celebrata a livello internazionale il 27 gennaio, il Patto... Leggi tutto...
Home Universitaria Universitaria Posso muovermi? – (23 giugno 2016)
Posso muovermi? – (23 giugno 2016) PDF Stampa E-mail
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Giovedì 23 Giugno 2016 10:10

 

[“Nuovo Quotidiano di Puglia” di giovedì 23 giugno 2016]

 

Ho fatto due esami di maturità, perché al primo mi hanno bocciato. Ed era il primo anno in cui non si portavano tutte le materie, il 1969. Ricordo che contestai la prova di italiano (erano gli anni della contestazione). Era un tema sulla natura e argomentai che il problema era fittizio, sollevato per nascondere le guerre che affliggevano il pianeta, prima di tutto quella del Viet Nam. E anche per nascondere il problema della fame nel mondo. Il presidente della commissione si arrabbiò molto. Chi l’avrebbe mai detto che poi avrei passato la vita a studiare la natura! Poco dopo, Indira Ghandi, alle Nazioni Unite, disse che ci si preoccupava di più della sorte delle tigri che non di quella dei bambini che morivano di fame. Aveva letto il mio tema… pensai. L’anno dopo feci un solido tema di argomento letterario, scrivendo tutto quello che sarebbe stato di gradimento per un docente di italiano standard: dissi loro quel che volevano sentirsi dire. La provvidenza nel Manzoni, o roba del genere. Non mi era mai piaciuto studiare: sempre rimandato a partire dalla prima media. Bocciato due volte. Ma, arrivato all’Università, avendo scelto biologia, feci una scoperta inaspettata: era bello studiare! E all’improvviso mi ritrovai tra i primi, se non il primo. Se mi avessero fatto fare una prova di ingresso, come quelle che ci sono ora, probabilmente non l’avrei superata. Non la supererei neppure oggi, temo.

Comunque, non vi preoccupate, lo passano tutti l’esame di maturità! Il vero scoglio, oggi, sono le prove di accesso all’Università. Spesso organizzate in forma di quiz a risposta multipla. Davanti a una domanda come: Il nonno Tanino riempie con il contenuto di tre damigiane, 360 bottiglie da 0,75 litri ciascuna con vino liquoroso Marsala. Quanti bottiglioni da 1,8 litri riempirebbe con il vino di sei damigiane? mi vien voglia di prendere un mitra (meno male che da noi non si trovano facilmente) e uccidere nonno Tanino (e anche la mente malata che ha escogitato la domanda). Il destino di una persona viene deciso in base a una serie di domande di questo tipo.

Mi viene in mente Butch Cassidy, il film in cui Robert Redford impersona il famoso pistolero Sundance Kid. Un tale vuole assumere lui e Butch (impersonato da Paul Newman) e, per metterlo alla prova, lancia una moneta e poi gli chiede di impugnare la pistola e di colpirla. Il Kid prende la mira, e la sbaglia. Butch lo guarda incredulo. Il tale volta le spalle e se ne va, schifato. Posso muovermi? chiede il Kid. Aveva messo via la pistola. Il tale si volta e lui estrae fulmineamente e colpisce la moneta due volte di seguito, senza mirare. Sparo meglio quando mi muovo.

Questi maledetti test sono come la prima prova del Kid. La vita vera è come la seconda prova. Non è ingessata nei test. Non ci sono le “materie” e la conoscenza deve essere acquisita in modo ampio, senza i compartimenti stagni delle varie discipline. Bisogna riuscire a passare agevolmente da un argomento all’altro, collegando i vari fatti, in modo da ottenere effetti inaspettati. Senza deviazione dalla norma il progresso non è possibile, diceva Frank Zappa. Certo, per infrangere le regole è bene conoscerle. Ma non ci si può fermare lì. E se ti insegnano solo regole, senza mai fartele usare, uccidono la tua immaginazione. Per anni mi sono svegliato con l’ansia di cateti e ipotenuse. Ogni tanto riaffiorano le cicatrici neuronali di eifusiccomeimmobiledatoilmortalsospiro… Quante ore ho passato per cacciarmi in testa questa roba. Sempre controvoglia. Consiglio agli studenti: studiate quel che vi dicono di studiare, inutile farsi bocciare. Ma non lasciate che vi rovinino. Dovrete prepararvi ai maledetti test per l’Università. Lo so che sono assurdità, ma non rinunciate per questo. Se avrete la lungimiranza di scegliere un corso di laurea che soddisfa le vostre aspettative farete una scoperta sensazionale: studiare è una cosa bellissima. E non avrete mai voglia di smettere. A me, almeno, è capitato questo. Se mi avessero detto che avrei passato la vita a studiare l’avrei presa come una condanna all’ergastolo. E invece no. Imparare cose nuove è bellissimo, ed è ancora più bello assemblare le cose che si sono imparate in modo da costruire forme nuove di conoscenza. Assecondate le vostre inclinazioni e non arrendetevi di fronte alla stupidità dei test. Non arrendetevi rinunciando a sostenerli, e non arrendetevi facendo vostra quella visione del mondo.

Aumentare la vostra conoscenza deve essere l’aspirazione di tutta la vita. E qualunque cosa facciate, non smettete mai di cercare di migliorare.

Se poi, un giorno, vi capiterà di essere “dall’altra parte” non dimenticate mai quello che avete provato prima, da studenti. Il nonnismo è la peggior forma di vigliaccheria. Chi ha subìto angherie in una fase della vita, gode ad infliggerle ad altri, più deboli, come compensazione delle frustrazioni passate.

 


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