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Claudia Megha racconta la nostra gita culturale a Cavallino.
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Programma febbraio 2018
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Stagione teatrale a Lecce
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Stagione teatrale a Cavallino
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Finalmente online!
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Home Sallentina Il Museo dell’Ambiente: una storia lunga più di trent’anni
Il Museo dell’Ambiente: una storia lunga più di trent’anni PDF Stampa E-mail
Sallentina
Scritto da Livio Ruggiero   
Sabato 25 Giugno 2016 15:47

[Il testo è un riadattamento aggiornato di quello pubblicato in Atti del Seminario di Studio Musei e patrimoni culturali. Analisi e prospettive, Lecce, 27-28 ottobre 2011, L’Idomeneo, n. 13, 2011, pp. 9-17.]


La storia dell’idea di realizzare a Lecce un Museo a carattere scientifico non poteva non partire dalla figura e dall’opera di Cosimo De Giorgi, come tante iniziative riguardanti l’ambiente salentino:

Due parole sui Musei e sulle Biblioteche. Torna ad onore di questa provincia il pensare, che questa vi spende una bella sommetta tutti gli anni per mantenere in vita siffatti istituti e per accrescerli. In Lecce vi è: 1° un Museo di archeologia fondato nel 1869 … : 2° un Museo di storia naturale e di paletnologia, nel quale son raccolte e classificate le selci e le terre cotte preistoriche e i fossili delle nostre rocce: 3° un Museo di zoologia fondato molti anni sono da O. G. Costa ed accresciuto dal figlio G. Costa, nell’orto botanico, e importante come collezione locale, specialmente per l’entomologia.

..

Anch’io ho raccolto nel mio gabinetto privato circa cinquemila esemplari di rocce, di fossili, di armi e utensili preistorici, e di piante della provincia di Lecce.


Queste parole di Cosimo De Giorgi fanno parte della Prefazione della sua affascinante opera La Provincia di Lecce. Bozzetti, pubblicata nel 1882.

Quando le lessi, nel corso della mia attività di ricerca sugli aspetti scientifici del patrimonio culturale salentino, iniziata quasi subito dopo il mio arrivo a Lecce nel 1968, mi chiesi ovviamente che fine avessero fatto queste strutture museali, di cui non c’era traccia tra le istituzioni culturali allora attive.

Nel corso degli anni Settanta le informazioni cominciarono ad arrivare, soprattutto da parte di alcuni dei miei studenti che avevano frequentato gli istituti superiori della città.

Venni quindi a sapere che all’Istituto Tecnico “O. G. Costa” c’erano un Gabinetto di Storia Naturale e uno di Fisica con tanti animali imbalsamati e tanti apparecchi antichi, che erano stati visti di sfuggita, perché la loro utilizzazione non faceva parte dei corsi impartiti dagli insegnanti di Storia Naturale e di Fisica.

Quando poi la segnalazione fattami dalla Dottoressa Giovanna Delliponti, allora direttrice del Museo Provinciale “Sigismondo Castromediano”, che nella Cappella del Collegio Argento, ristrutturato per ospitare la nuova sede del Museo, c’erano ammucchiate delle macchine destinate alla discarica, che forse avrebbero potuto interessare l’Istituto di Fisica, mi mise in condizione di recuperare i resti preziosissimi dei Gabinetti di Fisica e di Storia Naturale di quella che era stata una delle più prestigiose scuole della città, mi chiesi se non era forse giunto il momento di ridare a Lecce un Museo delle Scienze.

Ero allora membro del Consiglio di Amministrazione dell’Università e quindi mi parve quella la sede più indicata per proporre, nel 1979, la costituzione di un Museo a carattere scientifico.

L’accoglimento della proposta fu condizionata al parere di una commissione che avrebbe dovuto valutare se ci fossero le condizioni e le strutture necessarie.

Purtroppo la commissione, del cui coordinamento ero stato incaricato io stesso, non ritenne di dare parere favorevole alla proposta, dal momento che c’erano un Istituto di Fisica e uno di Matematica ma mancava alla facoltà di Scienze tutto il settore delle Scienze biologiche e chimiche.

Nel novembre del 1981 si svolse a Lecce la LVI Riunione della Società Italiana per il Progresso delle Scienze, durante la quale presentai una relazione che illustrava la ricchezza del patrimonio scientifico salentino e il progetto di realizzazione del Museo delle Scienze.

Poiché intorno all’idea della realizzazione del Museo si era creato un certo consenso da parte di colleghi dell’Università e amici cultori di Scienze Naturali, si decise di tentare di realizzare il progetto al di fuori dell’Università.

Costituimmo quindi, nel 1982, un’associazione denominata Gruppo Naturalisti Salentini, il cui atto costitutivo, formalizzato presso il notaio Domenico Mancuso di Lecce, porta le firme, oltre la mia, dei colleghi Saverio Mongelli e Ferruccio Zuanni e degli amici naturalisti Cesare Borgia, Marinella Leone e Angelo Varola.

Successivamente al Gruppo aderirono altri amici e colleghi.

Iniziò così l’avventura del costituendo Museo con l’avvio della raccolta di materiale per le collezioni e subito si presentò il problema dello spazio necessario per la conservazione di questi materiali che cominciavano ad accumularsi per raccolta diretta dei membri del gruppo e per donazioni di amici, conoscenti e operatori delle cave.

La prima provvidenziale quanto imprevista soluzione venne da parte dell’impresa che stava costruendo la Casa dello Studente di via Adriatica, la quale mise a disposizione, gratuitamente e per tutto il tempo che sarebbero rimasti liberi, alcuni locali di sua proprietà.

Naturalmente iniziammo subito a sondare la possibilità di interessare al progetto personaggi di spicco della vita politica e amministrativa, ma senza successo.

Quando però si presentò la necessità di traslocare, perché i locali da noi occupati erano stati venduti, trovammo l’insperato apprezzamento dell’allora assessore alla cultura del Comune di Lecce, Francesco Corvaglia, che ci mise a disposizione alcuni locali di cui l’assessorato aveva la disponibilità.

Fu in questi locali che il Museo cominciò a prendere corpo, perché oltre a poter accumulare una notevole quantità di materiali come fossili, strumentazione d’interesse storico, libri e pubblicazioni varie, fu possibile al socio Angelo Varola iniziare la sua attività di realizzatore di calchi in gesso di fossili, tra i quali degli scheletri di due dinosauri, un Allosauro e un Camptosauro, in grandezza naturale.

La scoperta in una cava presso Surbo di notevoli esemplari fossili di piante del Cretaceo superiore portò alla realizzazione di un piccolo Museo in quella città, ma cambiata l’amministrazione comunale il Museo cadde in abbandono e il materiale esposto dovette essere recuperato e conservato in attesa di tempi migliori.

Contemporaneamente continuava la spola tra gli enti pubblici e privati per tentare di ottenere il necessario patrocinio e i più necessari contributi di spazi e di denaro per la realizzazione del Museo.

Tanta fatica non diede alcun risultato, anche se, dopo pochi anni, il sindaco di Lecce, Ettore Giardiniero, si era detto entusiasta dell’iniziativa ma era prematuramente deceduto e il Presidente della Provincia Mario Ferrante aveva proposto di realizzare il museo in una masseria che però avrebbe dovuto essere ristrutturata.

Naturalmente capimmo che per dare peso alla proposta sarebbe stato necessario coinvolgere la cittadinanza, fu così che si decise di realizzare una mostra dal titolo “Idee e materiali per un Museo delle Scienze e dell’Ambiente a Lecce”.

La mostra fu allestita, con un entusiasmo pari alle difficoltà organizzative ed economiche immaginabili, dal 15 al 30 marzo 1991 nel Castello Carlo V, messo a disposizione dal Comune di Lecce e con il contributo finanziario della Provincia e di alcune ditte, con il patrocinio dell’Università e la collaborazione per l’allestimento dell’Associazione Industriali.

Purtroppo nonostante la grande affluenza di pubblico, con circa diecimila visitatori, l’idea del Museo non fece presa sugli enti pubblici che avrebbero dovuto sostenerne la realizzazione.

Fu così che quando il sindaco del Comune di Specchia offrì alcuni locali disponibili presso un convento recentemente restaurato per essere destinato a casa di riposo, dicendosi entusiasta dell’idea del Museo, si decise di far emigrare il Museo da Lecce a Specchia.

Venne quindi realizzato un primo allestimento provvisorio, per rendere disponibile il Museo in occasione dell’inaugurazione della struttura da parte dell’allora Ministro della Pubblica Istruzione Rosa Russo Jervolino.

Ma anche quello di Specchia si rivelò soltanto uno di quei sogni che scompaiono all’alba.

La struttura rimase chiusa per giorni e giorni e quando i materiali esposti cominciarono a soffrire per l’umidità, ricoprendosi di muffe e salnitro, decidemmo di riportarli a Lecce, continuando a sperare in altre soluzioni.

Nel 1993 alcuni di noi, membri della Società Paleontologica Italiana, ottennero che il convegno della Società si svolgesse in Terra d’Otranto.

Subito dopo organizzammo anche il congresso annuale dell’Associazione Nazionale Musei Scientifici, nel corso del quale furono illustrate le emergenze scientifiche del patrimonio culturale salentino e il progetto di realizzazione del Museo, che incontrò il grande interesse dei partecipanti, che stilarono una mozione di appoggio per la sua realizzazione.

In occasione dei due convegni fu allestita una mostra al castello Carlo V dal titolo “Dinosauri & Co. Animali e piante degli ultimi trecento milioni di anni ”, che avrebbe dovuto svolgersi dal 28 settembre alla fine di ottobre, ma il successo fu tale che dovemmo richiedere di lasciarla aperta fino a tutte le vacanze del periodo natalizio.

L’organizzazione di queste mostre richiedeva lo spostamento di quintali di materiali, tra i quali i due modelli di dinosauri di sei metri, operazione effettuata sempre da pochi membri del gruppo.

Come si è detto la mostra avrebbe dovuto restare al Castello fino a dopo Natale, avendo tutto il tempo in seguito per lo smontaggio, ma subito dopo ci fu detto che avremmo dovuto liberare i locali quanto prima. L’operazione fu praticamente portata a termine dai soli due membri del gruppo (io e Angelo Varola) disponibili a Lecce in quel periodo.

A completare il quadro poco tempo dopo ci fu comunicato che avremmo dovuto lasciare i locali allora occupati perché necessari per la sistemazione di alcune classi scolastiche. La quantità di materiale che intanto si era accumulata era veramente notevole, per cui non avremmo saputo cosa fare se non ci fosse venuto in aiuto il Rettore dell’Università, Angelo Rizzo, che ci concesse, sempre finché sarebbero stati liberi, alcuni locali presso il campus universitario.

A metà degli anni Novanta partecipammo alla ricostituzione del Museo Civico di Storia Naturale di Calimera, ma poco dopo per vari motivi alcuni dei membri del Gruppo abbandonarono l’iniziativa.

Nel frattempo il Gruppo Naturalisti Salentini si era sciolto per decadimento dell’entusiasmo e tutto il materiale, conservato nei locali del campus rimase affidato alle cure mie e di Angelo Varola, che continuava a raccogliere e studiare fossili, e al sostegno morale che ci veniva da Antonio Meleleo e dai colleghi dell’Università che avevano sempre appoggiato l’iniziativa.

Nonostante il grave stato di precarietà continuammo ad allestire mostre nel Salento, a La Spezia e a Tropea in Calabria.

Nel 1999 organizzammo a Brindisi la mostra “Mare e terra raccontano... L'avventura della vita” dal 20 luglio al 31 ottobre, e anche lì il successo fu tale che l’assessore che aveva sponsorizzato l’evento propose di realizzare il Museo in quella città, ma fummo ben lieti di rifiutare l’offerta dal momento che nello stesso periodo si era aperto il cantiere per la realizzazione del Museo dell’Ambiente nel campus universitario.

Il sogno si era finalmente realizzato grazie ad un grande progetto coordinato tra le Università di Catania e di Lecce che, con finanziamenti della Comunità Europea e del Ministero dell’Università, avrebbe portato alla realizzazione di notevoli strutture didattiche e di ricerca nelle due università.

Terminata la realizzazione delle strutture edilizie, con la collaborazione del collega Ferdinando Boero si poté quindi iniziare l’allestimento del Museo e finalmente presero visibilità soprattutto gli spettacolari fossili della pietra leccese che, nel corso degli anni precedenti, Angelo Varola aveva estratto, con paziente e meticoloso lavoro dalla matrice rocciosa, e il cui studio aveva portato all’identificazione anche di generi e specie nuove per la scienza.

Le ricerche, con la collaborazione di giovani volonterosi, studenti e non, presero nuovo vigore permettendo di arricchire le collezioni con altri reperti di grande interesse, mentre il settore espositivo si arricchiva di illustrazioni e modelli frutto dell’impegno di due giovani artisti locali, Alberto Gennari e Fabio Tresca.

Il Museo, ancora prima di essere inaugurato, cominciò ad essere frequentato da numerosi visitatori, in particolare dai partecipanti ai convegni nazionali e internazionali che venivano organizzati nel campus. Fu meta di escursioni scientifiche organizzate nel Salento da Università, come quella di Napoli, e da associazioni culturali e molti furono anche gli alunni, dalla scuola materna alle scuole medie superiori, che ebbero modo di conoscere la ricchezza del patrimonio naturalistico salentino.

Ma le disavventure non erano ancora terminate. Dopo qualche anno iniziarono a farsi notare le infiltrazioni di acqua piovana dal tetto e i segni che il pavimento di legno era stato attaccato dalle termiti. L’ingresso di acqua piovana cominciò ad aumentare sempre più causando anche progressive deformazioni nel pavimento, tanto che nel 2009 si dovette sospendere definitivamente l’accesso del pubblico.

Ma le attività di ricerca e di allestimento non si sono mai interrotte.

Nell’ambito della collaborazione con il Laboratorio di Climatologia venne allestita, con il determinante contributo dei tecnici universitari Gennaro Rispoli e Francesco Micocci e del prof. Diego Brando di Brindisi, una stazione climatologica, i cui dati sono stati diffusi in tempo reale fino al 2015, quando, per mancanza di ricercatori e di personale tecnico, il Laboratorio di Climatologia ha dovuto sospendere l’attività.

Nel 2006 il Museo, insieme al Dipartimento di Scienze e Tecnologie Biologiche e Ambientali (DiSTeBA), ha coordinato, per conto della Provincia di Lecce, lo svolgimento di un progetto interreg Italia-Grecia, dal titolo The Eden Garden, nell’ambito del quale è stata realizzata un’ampia descrizione dell’ambiente salentino da vari punti di vista.

Nel 2007 il Museo è stato tra i promotori delle celebrazioni per il centenario della morte di Giuseppe Candido, il sacerdote scienziato leccese, poi vescovo di Ischia, che nella seconda metà dell’Ottocento aveva dotato Lecce di una rete di orologi pubblici sincronizzati elettricamente, prima e forse unica realizzazione del genere in Italia e una delle prime in Europa. Per l’occasione il Museo ha organizzato una grande mostra sulla figura e l’opera del Candido, allestita al Castello Carlo V.

Il Museo ha anche fornito collaborazione a istituti scolastici per la realizzazione di progetti, anche internazionali, di formazione per gli studenti.

Numerose sono state le conferenze su varie tematiche tenute per scuole e associazioni culturali e più volte si è realizzata la partecipazione agli eventi della Città del Libro di Campi Salentina.

Un’intensa attività svolta nel rispetto delle finalità del Museo: costituire insieme alle altre strutture museali, dell’Università e degli altri enti pubblici e privati, un valido strumento di informazione e documentazione per la conoscenza e la valorizzazione del ricco patrimonio culturale e ambientale del Salento.

Nell’ambito della costituzione del Sistema Museale di Ateneo il Museo dell’Ambiente fa ora parte del DiSTeBA.

È stato finalmente sostituito il vecchio tetto malfunzionante con un tetto fotovoltaico e si spera si creino presto le condizioni per l’avvio in tempi ragionevoli dei lavori di restauro della struttura, in modo che il Museo possa riprendere in pieno il suo compito di strumento per far conoscere le ricchezze naturali e culturali del Salento.

L’attuale Direttore, il Prof. Genuario Belmonte, con molta pazienza e competenza ha fatto in modo che almeno il piano terra potesse essere nuovamente utilizzato e, pur in totale mancanza di personale tecnico e con pochi fondi a disposizione, ha reso disponibile la struttura per visite guidate e attività didattiche gestite da una società cui l’Università ha affidato l’incarico.

Egli, inoltre, con grande competenza e impegno ha allestito tre mostre di grande interesse:

  • Il Mare nella pietra. I pesci fossili del Cretaceo del Salento nel 2014

  • Balene e Barocco. Fossili della Pietra leccese nel 2015

  • Piante da Museo nel 2016.


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