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Ripresa attività e nuova data per assemblea ed elezioni
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Sospensione attività in via precauzionale
Avviso sospensione attività Pur in assenza di casi accertati di coronavirus, nella regione Puglia sono sconsigliati (anche se non ancora formalmente vietati) gli assembramenti di persone. Per questo... Leggi tutto...
Candidati per il nuovo Consiglio direttivo
Candidati per il nuovo Consiglio direttivo dell’Università Popolare A. Vallone di Galatina (in ordine alfabetico)   1 Bozzetti Maria Rita, nata a Roma 2.Campa Antonio nato a Galatina (Le) 3 Diso... Leggi tutto...
Convocazione Assemblea per Modifica Statuto ed Elezioni del nuovo Consiglio Direttivo
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Stagione teatrale a Lecce
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Meno appalti e più capitale umano. Così si salva l’Università - (30 luglio 2016) PDF Stampa E-mail
Universitaria
Scritto da Ferdinando Boero   
Venerdì 01 Luglio 2016 08:16

["Nuovo Quotidiano di Puglia" di giovedì 30 giugno 2016]

 

Le Università del Sud, ha ragione Guglielmo Forges Davanzati, stanno correndo il serissimo rischio di essere declassate a esamifici. Ammortizzatori sociali che terranno “impegnati” per qualche anno i figli di chi non si può permettere di finanziare un’educazione al nord. Chi se lo può permettere, invece, da sempre manda i suoi figli al nord. L’Università del Salento è nata come ascensore sociale, per sollevare il livello medio della popolazione. Voluta soprattutto da chi, qui, viene chiamato, con atteggiamento snob, “poppeto”. I poppeti sono quelli che vivono fuori dalle mura: “post oppidum”. E quelli “del capo” sono i poppeti più poppeti. E’ grazie a loro che abbiamo questa Università e io li ringrazio tutti i giorni, da trent’anni. Aver avuto questo regalo, però, ci deve responsabilizzare. Ha ragione l’amico Guglielmo a dire che lo stato finanzia poco, per tutti i motivi che dice lui, la ricerca. In compenso, però, al sud arrivano montagne di denaro proprio perché è al sud. Le centinaia di milioni di euro per fare appalti edilizi sono una cosa inaudita in ogni Università del nord. E non sono i soli. Prima di questi ultimi, ancora in corso di spesa, fu fatto Ecotekne, e il Buon Pastore, e prima ancora la “Stecca”. E il Catania Lecce. I miei colleghi dell’Università Statale di Milano stanno in edifici obsoleti. E anche quelli dell’Università di Genova. I fondi europei distribuiti dalle regioni sono una fonte di finanziamento quasi inesauribile e essere in una regione dell’obiettivo 1 dà accesso a un fiume di denaro. E’ anche per questo che non si fanno molti progetti di ricerca da finanziamenti “primari”. Se si è “amici” di chi distribuisce i soldi a livello locale, i finanziamenti arrivano. Adesso anche i posti di ricercatore. Davanzati lamenta le modalità di valutazione di ANVUR. Concordo. Troviamone altre. Ma è necessarissimo valutare come siano spesi i soldi “investiti” nell’Università. Un nuovo corso di laurea si deve fare se esiste una solidissima ricerca scientifica sull’argomento. Non si improvvisa nello spazio di un mattino, perché c’è un problema contingente e “ci sono i soldi”. Le industrie delocalizzano la produzione dove i costi sono inferiori. Le Università del sud, di sicuro quella del Salento, hanno infrastrutture mediamente superiori rispetto a quelle del nord. Si trovano in un territorio magnifico, dove la vita costa meno rispetto al nord. Gli studenti che vengono qui dal nord (ce ne sono, ve lo assicuro) sono felici di stare qui. Ma ci vengono per un solo motivo: perché pensano di trovare una formazione migliore rispetto a quella che troverebbero al nord, sull’argomento prescelto. Ed è la qualità della ricerca scientifica che qualifica un’Università e la definisce come tale. Altrimenti, se si fa solo didattica, abbiamo l’esamificio, l’ammortizzatore sociale.

Le Università del sud devono decidere dove vogliono andare. Possono provincializzarsi sempre di più e confidare nei fondi regionali, offrendo una didattica staccata dalla ricerca, oppure possono aspirare a diventare poli di alta formazione decentrata. Dove gli studenti bravi di tutto il Mediterraneo possono trovare sbocco alle proprie risorse intellettuali. E abbiamo una cosa del genere, si chiama ISUFI. L’Istituto Superiore di Formazione Interdisciplinare. C’è anche un enorme edificio bello pronto, per le foresterie.

Di occasioni ce ne sono tantissime, purtroppo vengono colte quando si tratta di costruire edifici e assumere e finanziare “amici”, ma raramente sono tradotte in proposte di didattica e ricerca che esaltino e sfruttino appieno le opportunità.

Cosa consigliare? Una seria, serissima valutazione degli investimenti e della loro resa. Cosa è stato realizzato a seguito delle opportunità offerte? Dove i risultati sono buoni, e ce ne sono di aree dove questo si può dire, si incentra l’offerta formativa, e si fanno campagne di attrazione degli studenti attraverso l’ISUFI. Dove gli investimenti sono stati sprecati… mi spiace, si taglia. Dopo 30 anni di sostegno, a fronte di scarsi risultati, è inutile proseguire.

Se le Università del sud daranno una sterzata alla direzione in cui marciano, avranno a disposizione tutto il potenziale per fare seria concorrenza a quelle del nord. Ognuna nei campi di elezione. Poi, il capitale umano che formeranno comincerà a voler investire anche qui, per la produzione di beni e servizi, e non solo per avere una formazione. Un giovane rimane attaccato al posto in cui si è formato.

Abbiamo gli edifici, e anche le attrezzature. Bisogna investire in capitale umano di prim’ordine, e dobbiamo usarlo per esaltare le opportunità offerte dalle infrastrutture di didattica e di ricerca.

Il fattore umano è il più importante. Per decenni il sud è stato il posto dove vincevano i concorsi i docenti del nord, stavano tre anni, e poi tornavano “su”. Dobbiamo cominciare a rubare i docenti alle altre università, facendo proposte didattiche solide e chiedendo che siano sostenute, a fronte del soddisfacimento di obiettivi valutabili. Ne volete una? Una laurea magistrale in confezionamento e gestione di progetti europei, quelli presentati a Bruxelles. I soldi “buoni” sono lì, e dobbiamo imparare ad andarli a prendere. Invece siamo impigriti dai soldi distribuiti agli “amici”. La strada è semplice: inventario delle aree di livello internazionale, di quelle di livello nazionale, di quelle di livello regionale. In modo da definire una strategia di valorizzazione dell’esistente e di miglioramento qualitativo dove ce ne siano le potenzialità. L’alternativa è il declassamento. L’autonomia ci permette di decidere, ma poi prevede che si chieda conto dell’efficacia delle decisioni. La responsabilità di quel che succede alla nostra Università è, prima di tutto, nostra.


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