Programma di Dicembre
UNIVERSITA' POPOLARE ALDO VALLONE GALATINA Lunedì 2 dicembre, sala Contaldo, ore 18,00: prof. Vincenzo Mello, Myflor e Flormart 2019: Orto-Floro-Vivaismo internazionale. Venerdì 6 dicembre, sala... Leggi tutto...
Programma di Novembre
UNIVERSITA' POPOLARE ALDO VALLONE GALATINA Martedì 5 Novembre, ore 17,45 sala Contaldo : cineforum Belle. La ragazza del dipinto, a cura di Roberta Lisi   Giovedì 7 novembre, ore 17, Lecce,... Leggi tutto...
Si ricomincia...
Dopo la pausa estiva, interrotta dall'Open Day che come sempre ci ha permesso di incontrarci e presentare le nostre attività ad amici e soci vecchi e nuovi, il nostro anno accademico 2019-20 ha... Leggi tutto...
Programma aggiornato di marzo e ordine del giorno della prossima assemblea
A causa dell'assenza di soci e membri del Consiglio Direttivo nella data precedentemente indicata, l'Assemblea dei soci programmata per il 1° marzo è stata rimandata a giovedì 7 marzo alle ore 18,... Leggi tutto...
"La signora dello zoo di Varsavia" al cineforum dell'Università Popolare
La scelta di riservare il primo lunedì di ogni mese al nostro cineforum ci permette di cominciare il 2019 con La signora dello zoo di Varsavia: la scelta di Roberta Lisi, alla quale dobbiamo il... Leggi tutto...
Stagione teatrale a Lecce
In allegato il programma della stagione teatrale del Comune di Lecce (teatri... Leggi tutto...
Stagione teatrale a Cavallino
  CITTA' DI CAVALLINO - TEATRO "IL DUCALE" Stagione teatrale 9 Dicembre 2017 -... Leggi tutto...
Finalmente online!
1° Settembre 2010 nasce il sito dell' "Università Popolare Aldo Vallone... Leggi tutto...
Home
Dopo le case, le auto – (29 luglio 2016) PDF Stampa E-mail
Ecologia
Scritto da Ferdinando Boero   
Domenica 14 Agosto 2016 10:01

[“Nuovo Quotidiano di Puglia” di venerdì 29 luglio 2016]

 

Chi va al mare non vuole camminare. In passato, scoperta la bellezza del mare a due passi, è scoppiata la febbre della casa abusiva. Costruita alla bell’e meglio, quanto più vicina possibile al mare. Così sono state smantellate moltissime dune e si sono stravolti un paesaggio e un  ecosistema unici. Ma non basta. Chi non ha la casa in prima fila non vuole camminare. Chi non ha la casa direttamente sul mare vuole come minimo avere un facile accesso, con tutte le comodità. Senza camminare. D’altronde, lo vediamo anche in città. Se si deve comprare qualcosa in un negozio, si parcheggia esattamente davanti a quel negozio, in seconda e a volte in terza fila. Così al mare. Bisogna arrivare proprio lì: due passi e si fa il bagno. L’auto deve arrivare sulla spiaggia, o sugli scogli. Meglio che sia in vista, che potrebbero rubarla. E poi si può usare come base, magari collegata ad una tenda. Si può sentire musica dallo stereo, lasciando le porte aperte. Come gli elefanti si aprono sentieri nella savana e nella giungla, a forza di passare, così le auto hanno aperto varchi e tracciato esili strade. Un intrico di stradine che stravolge l’assetto della costa dove l’abusivismo edilizio non è ancora arrivato. Gli sbarramenti sono aggirati. Prima con i SUV, e poi passano anche le utilitarie.

Questa smania di connessione automobilistica con il mare sta rovinando la costa, non dico tanto quanto le case abusive, ma quasi. Che ci siano sentieri lungo la costa è bene. Che la si possa esplorare a piedi o in bicicletta è magnifico. Abbiamo ancora moltissimi tratti costieri senza abitazioni, e tutti devono avere la possibilità di usufruirne, a patto di non rovinarli.

Vedo che i sindaci finalmente si sono accorti di questo problema. Al tempo dell’abusivismo selvaggio avevano il potere di fermare lo scempio, e non lo hanno fatto. Chi li elegge ha anche costruito le case, mica si può andare contro il proprio “elettorato di riferimento”! La prima responsabilità di quanto è avvenuto è la loro, diretta espressione della popolazione votante. Con qualche sparuta eccezione, i sindaci si opposero fieramente al piano delle coste che cercava di fermare la colata di cemento: è un freno allo sviluppo, tuonavano. I tempi sono cambiati, e la consapevolezza di preservare un patrimonio naturale integro sta caratterizzando molte amministrazioni comunali. Finalmente! La difesa del patrimonio naturale non può essere efficace se la “popolazione residente” non condivide la sensibilità nei confronti della natura. Sono stati fatti molti passi avanti negli ultimi 30 anni. Il problema delle case abusive si risolverà alla fine del loro ciclo di vita. Piano piano la natura si riprenderà il suo spazio. Abbatterle tutte e ripristinare le condizioni che hanno così fortemente alterato richiederebbe l’impiego di carri armati. E poi molte sono state condonate. Per le auto il problema è più semplice. Per prima cosa bisogna allestire parcheggi a distanze accettabili dai posti belli. Con una sentieristica adeguata. Farne tanti, di piccole dimensioni, in modo da distribuire la popolazione senza generare assembramenti nei posti più facili da raggiungere. E poi vigilare in modo continuo e inflessibile che le regole vengano rispettate. Con carri attrezzi che rimuovano le auto degli indisciplinati. Gli addetti alla vigilanza devono essere di altri paesi. Perché il vigile comunale non multerà mai il paesano suo amico. E il turista multato si sentirà prevaricato nel vedere che lui deve seguire le regole e altri no. E non verrà più. I fondi europei con cui si vogliono costruire porti e strade e immense rotonde potrebbero essere impiegati per questo. Come si è fatto, per esempio, alla Palude del Capitano. Ripristinando anche i muretti a secco. Perché i soldi ci sono. Il turismo di chi è disposto a camminare un po’ o, addirittura, a programmare lunghe passeggiate in posti incontaminati e senza l’assillante presenza di meccaniche presenze umane, ha una sua dimensione economica. Questi viaggiatori vogliono godere della bellezza delle nostre coste, e dei nostri centri storici. Non vogliono usare le spiagge come balere, con assordanti rumori che assecondino danze tribali. Questo uso del territorio è legittimo nei posti in cui la natura non ha quasi nulla da offrire. Ma i posti baciati dalla fortuna di una natura magnifica devono generare ricchezza in altro modo. Un sindaco di Porto Cesareo un giorno mi disse che voleva realizzare la Rimini dello Ionio! E per valorizzare il paese eresse un monumento a Manuela Arcuri. Aveva un parco nazionale, l’Area Marina Protetta di Porto Cesareo, ma lo vedeva come un intralcio allo sviluppo. A Rimini non c’è il patrimonio naturale di Porto Cesareo. Voler trasformare Porto Cesareo in Rimini significa non aver capito nulla, anche perché a Rimini quel turismo lo sanno fare molto bene, non è facile competere. Chi viene qui cerca cose che altri posti non possono offrire. Prima di tutto la natura, e poi il patrimonio culturale dei centri storici e, ovviamente, l’enogastronomia.

Ci sono grandi opportunità di destagionalizzazione, con afflussi costanti. L’Italia un tempo era al primo posto nel mondo per la resa economica riveniente dal turismo. Ora siamo al sesto, o forse ancora più in basso. Ci sono paesi meno fortunati di noi dal punto di vista ambientale e culturale che hanno trasformato il proprio territorio in una miniera d’oro. Noi, invece, lo stiamo devastando in modo capillare, Con cemento, asfalto, auto, porticcioli inutili, rumore assordante. Tutte opere che generano ricchezza, con fondi pubblici, nei privati che le realizzano. Poi resta la cattedrale nel deserto e la devastazione di cemento e asfalto inutili.


Torna su