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Programma aggiornato di marzo e ordine del giorno della prossima assemblea
A causa dell'assenza di soci e membri del Consiglio Direttivo nella data precedentemente indicata, l'Assemblea dei soci programmata per il 1° marzo è stata rimandata a giovedì 7 marzo alle ore 18,... Leggi tutto...
"La signora dello zoo di Varsavia" al cineforum dell'Università Popolare
La scelta di riservare il primo lunedì di ogni mese al nostro cineforum ci permette di cominciare il 2019 con La signora dello zoo di Varsavia: la scelta di Roberta Lisi, alla quale dobbiamo il... Leggi tutto...
Stagione teatrale a Lecce
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Stagione teatrale a Cavallino
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Letteratura e paese nei libri di Luigi Scorrano e di Antonio Resta PDF Stampa E-mail
Recensioni
Scritto da Gigi Montonato   
Mercoledì 17 Agosto 2016 08:05

["Presenza taurisanese" anno XXXIV n. 285 - agosto 2016, p. 6]

 

Ecco due autentiche strenne alieno tempore: un libretto di Luigi Scorrano, fattomi pervenire dall’autore con il comune amico Luigi Marrella, mio paese e altri paesi [tutto rigorosamente in minuscolo] (Tuglie, Tipografia 5 emme, 2016, pp. 78), “stampato in solo 365 esemplari numerati: più uno, secondo il giro del sole. Dono a familiari ed amici”; e un altro, di poco più corposo, libretto di Antonio Resta, Un paese, due mondi. Il Salento dalla civiltà contadina alla società globale (Lecce, Grifo, 2016, pp. 124), direttamente speditomi dall’autore.

E’ proprio vero – pensai subito tra me e me – accade che senza neppure darsi voce più persone con emozioni ed interessi diversi finiscano sorprendentemente per confluire se non proprio in un comune sentire in una comune disposizione d’animo.

I nostri due autori sono due italianisti; la sanno lunga sulla letteratura italiana e la sua storia. Bisogna dirlo subito, però: il , di cui essi parlano, non ha niente a che fare con lo “Strapaese” di Maccari e di quegli scrittori del primo Novecento, i Longanesi e i Malaparte, che tanto fecero dibattere e che tanto arricchirono la nostra cultura letteraria, con chiari intenti politico-integralistici del regime. Allo “Strapaese”, movimento d’impostazione tradizionalistica e di gelosa conservazione dei valori patriarcali e contadini, la cui massima espressione nazionalistica era il “Comune rustico” del Carducci, si contrapponeva “Stracittà”, con Bontempelli ed altri, movimento tendente a sprovincializzare in direzione modernista l’ambiente culturale italiano e fascista sulla scia del futurismo e del tecnicismo.

I nostri due autori non dimostrano di soffrire di nostalgia né si propongono scopi di alcun genere. Con serena apertura mentale e umorale, parlano dei loro paesi, di quel che erano, di quel che sono e implicitamente fanno pensare a quel che potranno diventare.

Il paese o i paesi di cui parlano sono proprio i paesi con le loro chiese e i loro campanili, le loro piazze, le loro vie, i loro personaggi tipici, che poi ci sono in ogni paese di una regione o di una subregione, come Ennio Bonea definiva il Salento, rivissuti sull’onda del ricordo e della storia. Li narrano senz’altro scopo se non di recuperare e passare agli altri le loro bellezze e le loro atmosfere ormai scomparse, mentre noi immaginiamo sul loro volto un mezzo sorriso di compiacimento e di tenerezza al ricordo di certe presenze umane e sociali.

Luigi Scorrano è di Tuglie, comune vicino a Gallipoli, ma ha insegnato lettere a Casarano e conosciuto altre realtà salentine per la sua attività di conferenziere. Il “suo” paese è dunque il Salento. Le sue “cartoline” a momenti ricordano, per certi lampi metafisici le “Città invisibili” di Italo Calvino. Sono luoghi dell’anima e della mente: Gallipoli, Otranto, Casarano, Parabita, San Cassiano; e poi la campagna, le vie, i personaggi, ovvero le “figure”, ovvero ancora le “facce”. Certo, un atto d’amore e di poesia, che si coglie attraverso una prosa lieve e pur calibrata su oggetti materiali, che le stratificazioni però non hanno appesantito.

Antonio Resta è di Neviano, è un ricercatore e docente universitario e vive da vari anni a Pisa. Vien giù per le vacanze e per le ferie. Il suo trovare sempre una realtà paesana diversa deve averlo spinto a coglierla nel suo lento dinamismo in un racconto narrativamente essenziale e fluido, lessicalmente puntuale. Qui niente è immateriale. L’autore riavvolge il nastro della storia di questi ultimi cinquant’anni facendo “vedere” al lettore scene, luoghi e personaggi che hanno l’incanto della rievocazione personale ma l’approccio scientifico. Pur leggendo di Neviano ognuno ritrova il proprio paese, i suoi abitanti, le sue cose.

E’ un libro che personalmente – appartengo al mondo della scuola – farei entrare organicamente nella programmazione scolastica di tutte le scuole di ogni ordine e grado, perché a tutti, dai più piccoli ai più grandi discenti, si rivolge informando e soprattutto ponendo delle domande, incuriosendo. Nulla è didatticamente più valido di un immediato confronto tra ciò che è stato e cià che è. I due mondi, di cui parla esplicitamente l’autore, sono il prima e il dopo di quest’ultimo cinquantennio, che è stato così rapido e decisivo nei cambiamenti da non sorprendere solo chi vi era immerso. Stando lontani dal proprio paese in genere ci si accorge di più di quel che non trovi più, ritornandovi, e del nuovo in cui ti imbatti. Un processo solo apparentemente paesano; in realtà il processo di omologazione, già in essere ai tempi di Pasolini, e di globalizzazione è assai più vasto. Il valore di questo libro sta nell’osservatorio: i cambiamenti del paese dal paese.


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