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Chi ama il mare deve rispettare anche le patelle - (15 agosto 2016) PDF Stampa E-mail
Ecologia
Scritto da Ferdinando Boero   
Domenica 21 Agosto 2016 09:02

[“Nuovo Quotidiano di Puglia” di lunedì 15 agosto 2016]

 

Il Museo di Biologia Marina di Porto Cesareo, intitolato a Pietro Parenzan, suo fondatore, ha compiuto 50 anni e le celebrazioni sono ancora in corso. Un traguardo importante, visto che la biologia, all’Università del Salento, è iniziata proprio da questo nucleo marino. In questi giorni compie un anno una nuova struttura sorta a Tricase Porto: Avamposto Mare. Realizzata dal CHIEAM di Bari, con il supporto dell’Associazione Magna Grecia Mare e del Comune di Tricase, l’Avamposto viene utilizzato dall’Università del Salento e da altre Università per corsi estivi e per la realizzazione di tesi di laurea magistrale. Il corso di laurea in Coastal and Marine Biology and Ecology attira studenti da tutta Italia e i primi laureati con tesi ad Avamposto mare hanno iniziato qui il loro cammino nel mondo della biologia marina. La settimana scorsa in tre hanno presentato il loro lavoro ad Avamposto Mare ad una platea composta da pescatori, bambini, ricercatori, studenti e docenti liceali e altri, incluso il sindaco di Tricase. Francesca, che viene da Catania, ha raccontato del suo lavoro su una specie che nessuno aveva mai visto prima, una specie nuova. Si tratta di uno pterobranco (mai sentito, eh?) un nostro antico antenato che vive in piccoli tubicini attaccati a colonie di briozoi (altri animali sconosciuti ai più). Il genere è Rhabdopleura e sarà Francesca a decidere che nome dare alla specie. Ci sono ancora specie sconosciute, proprio sulla porta di casa nostra, a saperle cercare. Valerio, abruzzese, e Jessica, milanese, stanno facendo l’inventario delle specie di Tricase. Ne hanno già catalogate centinaia. Le prendono di fronte ad Avamposto Mare, le portano in laboratorio, le allevano e le osservano, e poi le ributtano in mare. Sono aiutati da una banda di bambini che hanno una voglia atavica di imparare, e dai pescatori che assecondano con un sorriso la loro voglia di ispezionare quel che resta nelle reti, dopo che tutto il commestibile è stato estratto. Avamposto Mare è strumento indispensabile per il corso di biologia marina in inglese (è l’unico in Italia), e il Comune ha messo a disposizione il vecchio asilo di Tricase Porto, oramai inutilizzato, come foresteria per gli studenti. I genitori di questi ragazzi arrivano per vedere come se la passano, per festeggiare le loro lauree, e riempiono le camere del villaggio dei pescatori, e i ristoranti. Si crea un circolo virtuoso dove la vita semplice diventa una rara ricercatezza, dove la voglia di conoscere la natura non è un vezzo infantile, ma diventa cultura.

Intanto, il movimento che vuole realizzare un’Area Marina Protetta tra Otranto e Santa Maria di Leuca sta prendendo forza. I sindaci hanno capito l’importanza del patrimonio naturale e si stanno attivando per preservarlo. L’Università del Salento ha già lavorato molto sulle Aree Marine Protette in tutta l’area mediterranea, con il coordinamento di progetti di rilevante interesse nazionale e di progetti europei. Abbiamo le conoscenze per aiutare le comunità locali in questo percorso. Ricerca e didattica si completano a vicenda e si integrano in un territorio che finalmente “ha capito”. Quando, cinquant’anni fa, Parenzan iniziò a lavorare a Porto Cesareo la natura era davvero nella sua forma migliore. Poi ci fu l’abusivismo, lo smantellamento delle dune, l’uso dissennato della costa, lo scempio della pesca dei datteri di mare e del turismo selvaggio, che abbandona rifiuti sulle spiagge. Erano i tempi della fiera opposizione alle Aree Protette. Oggi sono i sindaci a chiederle e una nuova cultura sta prendendo piede. Ci vorranno altri cinquant’anni, e forse più, per tornare in condizioni accettabili, ma la strada è tracciata. Anche se ogni giorno nuove minacce si profilano: dai bivacchi festaioli sulle spiagge, alla raccolta di cetrioli di mare (le oloturie) che vengono spediti a tonnellate in oriente, depauperando i nostri fondali.

Il contributo dell’Università allo sviluppo di una cultura rispettosa dell’ambiente si traduce nelle migliaia di laureati che abbiamo prodotto negli ultimi 30 anni e nei quali abbiamo cercato di inculcare alcuni principi fondamentali. Non sono tutti fanatici come Francesca, Valerio e Jessica (e i loro docenti) ma conoscono, si spera, l’importanza del rispetto per la natura. La battaglia più grande richiede l’affermazione della consapevolezza dell’importanza del patrimonio naturale. Intanto, dagli scogli dove osservo le salpe che brucano le alghe della battigia sono sparite le patelle. Tre individui dotati di coltello le hanno staccate tutte, molto meticolosamente, cibandosene avidamente, come i cercopitechi fanno con i datteri. Le avevo viste crescere in questi mesi e ora… tutto da rifare. Una specie di patella, la più grande, sta correndo il rischio di estinguersi proprio per la raccolta eccessiva. Intendiamoci, se stessi morendo di fame ucciderei l’ultimo panda e me lo farei arrosto. Ma quei tre non stavano morendo di fame. Come spiegargli che le patelle sono importanti senza correre il rischio di essere presi a male parole? La strada è ancora lunga, e noi non ci arrendiamo. L’Università serve a questo: far evolvere la cultura, sperando di contribuire a migliorare le cose.


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