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Stupidity day - (4 settembre 2016) PDF Stampa E-mail
Ecologia
Scritto da Ferdinando Boero   
Domenica 04 Settembre 2016 07:49

["Nuovo Quotidiano di Puglia" di domenica 4 settembre 2016]


Non ce la faccio a riprendere il governo per la passione smodata per la lingua inglese. Ho partecipato a molti Darwin Day e ho persino proposto il Malthus Day. Come faccio a scagliarmi contro il Fertility Day? Se l’avessero tradotto in italiano magari avrebbero detto Giorno della Fertilità, invece che giorno della Fecondità. Comunque faccio ammenda, e dirò d’ora in poi il giorno di Darwin.
Ho visto i manifesti della campagna pro fecondità, ora ritirata per una valanga di ironia in rete che ha ridicolizzato le buone intenzioni ministeriali. Ecco, pensiamo a bei manifesti di Oliviero Toscani, con il messaggio confezionato bene. Sarebbe comunque una campagna sbagliata. Si dedica alle cause prossime della poca fecondità italica e ignora le cause ultime del fenomeno. Mi spiego con le rondini: le rondini migrano perché una ghiandola produce un ormone in base alla lunghezza del giorno. Questa è la causa prossima (fisiologica) ma il motivo ultimo della migrazione è di recarsi in luoghi più adatti alla riproduzione e alla crescita dei rondinini. Tra poco qui arriveranno le piogge e il freddo, e allora se ne andranno in Africa. Da dove torneranno l’anno prossimo.
Non è che le coppie non fanno figli perché sono sterili. In questi casi si affrontano mille peripezie, si va all’estero, si ricorre alla fecondazione assistita, eterologa, si affittano uteri. Chi vuole figli non si arrende, non ha bisogno di manifesti. Se se lo può permettere.
In Italia non si fanno figli per due motivi “ultimi”. Il livello di istruzione si è alzato, e non c’è lavoro per i giovani (e non solo). Tra le persone di alto livello culturale, solo i ricchi si possono permettere otto figli. Mentre un analfabeta li produce senza problemi. Mia nonna si chiamava Ottavia, chissà perché, e proveniva da una famiglia di contadini analfabeti. I contadini hanno cercato di elevare i loro figli e nipoti, e questa natalità da conigli (come direbbe Papa Francesco) si è interrotta.
L’età del lavoro slitta in avanti, dopo una lunga istruzione. I giovani sono precari in modo stabile. Non ci sono servizi per la prole. Non dovrei neppure fare l’elenco di quello che manca, come seconda causa che si aggiunge all'istruzione. Tutti lo sanno. Tutti. A parte il ministro. Che spiega alle donne che è meglio fare figli da giovani, e non quando la fertilità non è più così prorompente. Ma guarda un po’, non ci stanno pensando. Avrà detto. Chissà perché aspettano così tanto a far figli? Ma non lo sanno che quando l’età avanza poi ci sono problemi? Facciamo una bella campagna e spieghiamoglielo, così il problema è risolto.
Ora torno alla mia proposta, quella del giorno di Malthus, di cui quest’anno ricorre il duecentocinquantesimo compleanno. Il buon Thomas, detto in termini moderni, si accorse che la crescita della popolazione è limitata dalla disponibilità  di beni. Non è comunque un principio difficile da capire. Malthus propose il concetto di limite. Quante persone potrebbe sostenere un paese come il nostro? Cento milioni? Trecento? Un miliardo? A un certo punto si direbbe: non ce ne stanno più! Non si può crescere all’infinito, c’è un limite. E il limite è la possibilità di sostenere quelle persone, prima di tutto con il cibo, ma poi con tutto il resto. Quando si arriva al limite, ci sono tre strade: fame, epidemie, guerra. Oppure si cerca di non arrivare al limite, smettendo di crescere e mantenendo un equilibrio tra natalità e mortalità.
Gli italiani hanno smesso di crescere e hanno posto, senza alcun incentivo dall’alto, un limite alla propria crescita. Perché il sistema non ce la fa a sostenere più gente. Se non si fossero fermati, quale sarebbe la percentuale di disoccupazione giovanile? Adesso è mostruosa. Ma se avessimo fatto ancora più figli sarebbe ancora più mostruosa. E quanti emigrerebbero? Che fuga dei cervelli ci sarebbe? Certo, ci sono gli immigrati che bilanciano. Fanno lavori che i nostri giovani non vogliono fare. E di cui c’è bisogno. Ecco, ora forse ci sono. Il ministro sta pensando di ricostituire il proletariato, con tante braccia da mandare nei campi.
E quindi mi devo aspettare che mia figlia (unica) sposi un contadino e faccia otto figli che l’aiutino in campagna. Tornando alla situazione da cui era partita mia nonna Ottavia (che di figli ne fece tre), che è migliorata con mia mamma Maria (che ne ha fatti due). E io scemo che sto sostenendo gli studi dell’unica figlia che ho fatto perché credevo di essere responsabile. Che il ciclo ricominci, che si torni analfabeti, con la forza lavoro della prole, a zappare e a raccogliere pomodori.
E via questi immigrati che ci rubano il lavoro. Ora ci sono loro nelle campagne, a spezzarsi la schiena, ma lì devono andare i nostri figli. Altro che università. E poi perché sostenere i loro studi con soldi pubblici se poi emigrano per fare un lavoro coerente con la loro istruzione? Soldi sprecati! meglio che siano analfabeti. E tanti. Che se dovesse scoppiare qualche guerra ci sarà bisogno di soldati. Ecco, forse era questo l’intento della campagna ministeriale. Una strategia. O è solo stupidità? Non so quale spiegazione preferire. Davvero.

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