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Sfogliando Galatina: una iniziativa per ripartire
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Riconvocazione Assemblea dei soci ed elezioni
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Nuova sospensione delle attività
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Ripresa attività e nuova data per assemblea ed elezioni
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In memoria di Piero Manni, editore
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Stagione teatrale a Lecce
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Il taccuino di Gigi 2. Un po’ mascalzoni: un poco soltanto. Quanto basta! PDF Stampa E-mail
Prosa
Scritto da Luigi Scorrano   
Giovedì 06 Ottobre 2016 06:49

["Il Galatino" anno XLIX n. 15 del 30 settembre 2016, p. 6]


In quel variegato serbatoio di impressioni e di pensieri, di osservazioni e di annotazioni fuggevoli oltre che di dure schegge di riflessione, (e mi riferisco al suo Viaggio in Italia), Goethe riversò non solo le sue impressioni di viaggiatore attento e curioso ma anche, come avviene a chi non è superficiale e un po’ distratto “turista”, molti suoi pensieri, delle buone riflessioni su come vada il mondo e come si comportano gli uomini. Insomma, il bel bagaglio che si accresce con gli acquisti e con le esperienze arricchiti a mano a mano lungo il cammino. Ed è proprio in questo repertorio degli “acquisti” che si torna a guardare di tanto in tanto per rinfrescare la memoria, per ripensare riposatamente qualche osservazione utile sulla quale soffermarsi. Sulla seguente,ad esempio,  estratta dal complesso un po’ a caso ma degna d’essere meditata. Scrive Il poeta mentre è a Roma: “… più volte ho avvertito nella vita, che l’uomo che  vuole il bene deve condursi con gli altri in modo non meno attivo e intraprendente dell’egoista, del meschino, del cattivo. Constatarlo è facile; non lo è altrettanto agire in conformità”.

Che cosa suggerisce l’osservazione dell’autore del Faust? Semplicemente che realizzare il bene costringe a imitare modelli negativi: l’intenzione è buona ma la metodologia messa in campo non può non essere venata almeno di risvolti negativi. Se si vuole costruire il bene non si può non agire con metodi che non siano quelli sperimentati e messi largamente a frutto dai “cattivi”. Così ci si trova nella dura necessità di  adottare quello che abbiamo sempre considerato riprovevole elevandone la giustezza pratica (funzionale) e la possibilità che l’adozione di un simile percorso non confligga con la nostra vita morale ma realizzi necessariamente il vieto detto della necessità che fa virtù. A leggere ben addentro l’affermazione goethiana si scopre, esposto in chiare lettere e non per speculum et in aenigmate, che le migliori intenzioni non ci salvano da un’abitudine che trova la sua radice nella natura umana che cerca di raggiungere i suoi scopi, anche quelli più encomiabili, battendo le vie traverse del compromesso, della raccomandazione e di altri ritrovati che la pratica della vita suggerisce. Insomma, si può accogliere il suggerimento di Goethe? Si capisce, ed è provato, che ad essere un po’ (o un po’ tanto?) mascalzoni ci si guadagna sempre.


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