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Ancora trivelle - (31 ottobre 2016) PDF Stampa E-mail
Ecologia
Scritto da Ferdinando Boero   
Mercoledì 02 Novembre 2016 18:00

["Nuovo Quotidiano di Puglia" di lunedì 31 ottobre 2016]

Tutto sembrava rassicurante: non ci saranno nuove trivellazioni, si tratta solo di rinnovare vecchie concessioni! Così hanno fatto credere a molti, per convincerli a non andare a votare al referendum anti-trivelle. Era una mezza verità. Non si può trivellare entro le dodici miglia, ma oltre sì. E ora si parla di prospezioni petrolifere nei nostri mari. E si faranno con l’air gun, che non è un fucile ad aria compressa ma un sofisticato sistema di rilevamento che deve penetrare in profondità nella crosta terrestre per rivelare la presenza di giacimenti. E’ il suono a penetrare, e quindi l’air gun produce un grandissimo rumore. L’Unione Europea ha emanato la Strategia Marina in cui definisce il Buono Stato Ambientale attraverso undici descrittori. L’undicesimo prescrive che l’introduzione di energia (incluso il rumore sottomarino) non influenzi negativamente gli ecosistemi. Ma come si fa a sapere se li influenza se le conseguenze non vengono studiate? Il rumore sottomarino con ogni probabilità influenza i cetacei. Ma non esistono prove sperimentali di un nesso causa effetto tra air gun e spiaggiamenti di delfini e balene, semplicemente perché non si sono mai fatti esperimenti al riguardo. Il Golfo di Taranto ospita significative popolazioni di cetacei. Le ricerche petrolifere con l’air gun come minimo li disturberanno. Possono andare altrove, si potrebbe dire. Ma stanno lì perché il Golfo è all’apice di un canyon sottomarino che arriva alle massime profondità del Mediterraneo, e su da quel canyon risalgono i nutrienti. I cetacei stanno lì perché il posto è molto ricco, altrove non troveranno le stesse condizioni.
E non ci sono solo balene, in mare. Non sappiamo cosa queste attività possano fare ai coralli bianchi che vivono nelle profondità dei nostri mari. Non sappiamo quasi niente.
Sappiamo che abbiamo firmato accordi per limitare l’uso dei combustibili fossili. E nello stesso tempo perforiamo il nostro mare per estrarli. In più diamo le concessioni a aziende straniere: di chi saranno quei combustibili? Perché non li prendiamo noi, allora?
Ma sarebbe poco saggio prenderli. Ora abbiamo abbastanza gas per gestire la transizione da petrolio e carbone verso le rinnovabili. Lo importiamo da paesi instabili politicamente, ma per il momento ce lo vendono a prezzi competitivi, e lo saranno ancora di più con il terzo gasdotto che, si spera, eliminerà il carbone e le polveri sottili se sarà utilizzato per le centrali. Le nostre riserve hanno valore strategico, nel caso ci chiudano i rubinetti. E’ una follia esaurirle, ed è strano che le concessioni e i permessi siano richiesti da aziende straniere.
E’ una politica schizofrenica. Da una parte si chiede di transitare alle rinnovabili e dall’altra si perfora il fondo marino per estrarre combustibili fossili. La natura sequestra il carbonio nei depositi fossili. Ci vogliono milioni di anni perché questo servizio ecosistemico si realizzi, e noi che facciamo? Estraiamo quel carbonio e lo bruciamo. Il risultato è che aumenta l’anidride carbonica nell’atmosfera, e aumenta il riscaldamento globale.
Come mai si stanno dando queste concessioni? E’ chiaro che sono una follia. Vanno contro la Strategia Marina dell’Unione Europea che chiede che non si immettano rumori in mare. Non convengono strategicamente perché esauriscono risorse che ci potrebbero servire in momenti critici. Non convengono economicamente perché i vantaggi li avranno aziende straniere.
Quali motivazioni stanno dietro a queste decisioni? Forse io non capisco molto di strategie economiche e mi piacerebbe che qualcuno me lo spiegasse. Però un pochino di ambiente capisco e so che non è saggio distruggere il capitale naturale per aumentare il capitale economico. Alla fine si pagano costi (anche economici) che sono ben maggiori dei benefici. Come al solito, però, i benefici vanno ai privati e i costi sono a carico del pubblico.
Se vogliono approvazione, i politici che hanno effettuato questa scelta ce la devono spiegare un po’ meglio. Altrimenti diventa legittimo il pensiero che si voglia favorire la lobby dei petrolieri. Come si potrebbe sospettare un atteggiamento in favore di quella dei banchieri che fottono i risparmiatori. O un atteggiamento in favore della lobby dei costruttori, quando si pianificano spese faraoniche in giochi olimpici e, quando questi vengono bocciati, si ricomincia a parlare di ponte sullo stretto di Messina. Tutte cose che danno lavoro, non lo metto in dubbio, ma non potremmo una volta tanto usare i soldi pubblici per risanare il nostro territorio, invece di svenderlo e di continuare a devastarlo? Ma, ripeto, forse non sono abbastanza intelligente a capire la logica di queste scelte. Spero proprio che i responsabili di tutto questo riescano a farcelo capire. Perché questo non è sviluppo economico, è devastazione del capitale naturale. Chi pagherà il conto di politiche dissennate? Stiamo già pagando il conto delle politiche dissennate del passato, potremmo non continuare sulla stessa strada?



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