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Un’area marina protetta da Otranto a Leuca, finalmente! - (16 novembre 2016) PDF Stampa E-mail
Ecologia
Scritto da Ferdinando Boero   
Giovedì 17 Novembre 2016 18:26

["Nuovo Quotidiano di Puglia" di mercoledì 16 novembre 2016]
Non ci sono parchi nazionali terrestri, in Salento. La natura è stata modificata in modo radicale e gli ambienti non toccati dall’uomo sono rari. Il Salento, con i muri a secco, gli olivi, i paesi storici, è un immenso parco paesaggistico, altra cosa rispetto a un parco naturale. Questo discorso non vale per il mare: le aree marine protette sono parchi nazionali, e in Salento ce ne sono già due, uno a Porto Cesareo e l’altro a Torre Guaceto. I 50 chilometri di costa rocciosa da Otranto a Santa Maria di Leuca sono quanto di meglio si possa cercare lungo gli 8.500 chilometri di costa italiana ed era ora che si arrivasse a decidere di riconoscerne il valore per l’intero paese. Sott’acqua ci sono ambienti ineguagliabili, come le grotte marine e, soprattutto, costruzioni che sembrano rocciose ma che sono state costruite da organismi: il coralligeno, le biostalattiti scoperte dal prof. Belmonte, il marciapiede di alghe coralline subito sotto il pelo dell’acqua e, in profondità, i coralli bianchi. La costa, poi, è in gran parte selvaggia e già parco regionale.
Un sistema costiero costellato di paesini che hanno poi corrispondenti più grandi subito nell’interno. Con Otranto (tutt’altro che un paesino) ad un capo e Santa Maria di Leuca dall’altro. Cinquanta chilometri di costa che rappresentano un vero tesoro naturalistico e paesaggistico.
Ho assistito all’istituzione dell’Area Marina Protetta di Porto Cesareo, tanti anni fa, e, assieme a Cosimo Durante, ho rischiato il linciaggio da parte dei pescatori che vedevano solo divieti. Oggi, i pescatori sono i più grandi alleati dell’Area Protetta. Conosco la realtà di molte aree marine protette italiane: alcune sono gestite benissimo, come Porto Cesareo e Torre Guaceto, altre sono gestite in modo clientelare. Qualche sindaco “potente” piazza qualche fedelissimo (magari un parente) e fa trionfare l’incompetenza e l’affarismo. Chi viene beneficiato dalle ruberie è contento, gli altri no. Inutile dire che la protezione va a farsi benedire. E poi si dice che le aree protette non funzionano.
Il futuro di questa, che io auspico con tutto il cuore, dipenderà dall’accortezza dei sindaci dei comuni costieri che, insieme, dovranno gestire una realtà molto complessa. Alcuni sono entusiasti e promotori, come i sindaci di Otranto e Tricase, altri sono più dubbiosi.
Se le aree marine protette sono imposte dall’alto, è necessario che gli effetti positivi si vedano, prima che si cambi parere. Se non si vedono, il fallimento è certo. Il consenso di gran parte delle popolazioni residenti è un requisito essenziale per il successo di un’area marina protetta.
Consiglio le comunità locali del tratto di costa Otranto-Santa Maria di Leuca di rivolgersi, attraverso le rispettive amministrazioni, Pro Loco e quant’altro ai corrispettivi organismi che operano in zone già protette, per avere contezza degli svantaggi e dei vantaggi.
Lo svantaggio, se così si può chiamare, è uno: la protezione dovrebbe arrestare gli arbitri che hanno devastato e che potrebbero devastare gli ambienti naturali. Le devastazioni portano qualche vantaggio iniziale ma un territorio deturpato da interventi scellerati perde di attrattività e si avvia al rapido declino. Il patrimonio più grande di questo tratto di costa è che sono ancora estesi i posti dove non c’è “niente”. E “niente” è un valore grandissimo. Certo, probabilmente non attira i ricconi pacchiani alla Briatore, ma attira un turismo rispettoso dell’ambiente, destagionalizzato, culturalmente preparato ad apprezzare quel che il territorio ha da offrire e, cosa non da poco, disposto a spendere. Le strutture sono nell’interno, sono i paesi bellissimi a poca distanza dal mare, o sono discreti agglomerati di abitazioni spesso di ottima qualità. Direi un posto perfetto.
Manca una cosa. Una sentiero pedonale che permetta di attraversare tutta la costa, da un capo all’altro, rigorosamente a piedi. Penso alle Cinque Terre, alla Via dell’Amore. Anche lì c’è un’area marina protetta e c’è un paesaggio spettacolare lungo una costa rocciosa. Perché non andare a prendere ispirazione, a vedere cosa hanno combinato? I turisti ci sono sempre. Vengono dall’altro capo del mondo per camminare su quella strada. Andare a piedi da Otranto a Leuca potrebbe richiedere una settimana, con tappe nei vari borghi interni o costieri. Guardando il paesaggio, magari facendo immersioni per vedere fondali spettacolari. Gustando l’architettura, la cultura e la gastronomia locale, magari seguendo corsi che insegnino come costruire un muro a secco salentino, o le proprietà delle erbe spontanee, o gli ambienti sottomarini e gli organismi che li abitano, il pescaturismo.
Le comunità locali, e i rispettivi sindaci, devono convincersi. Il mio consiglio è di partire con chi ci sta e, nel frattempo, fare in modo che anche gli altri comprendano i vantaggi di avere un parco nazionale nel proprio territorio. Il rischio di conflittualità di campanile è grande. Ricordo con tristezza le contese tra Porto Cesareo e Nardò (che ora continuano con la condotta a mare) e penso con apprensione a un numero di comuni ben maggiore di due che dovrebbero riuscire ad andare d’accordo. Se ci riusciranno, assieme saranno in grado di creare una realtà unica in tutta Italia, se non ci riusciranno resteranno “piccola periferia” per un turismo mordi e fuggi che chiederà sempre di più e poi, dopo aver devastato con inutili opere il patrimonio naturale, rivolgerà la propria attenzione ad altri siti bellissimi, per devastare anche quelli.
In democrazia vince la maggioranza, ma non è detto che la maggioranza abbia ragione. Consiglio a tutti di leggere l’Enciclica Laudato Sì di Francesco, e di meditare profondamente prima di anteporre il guadagno economico a breve termine alla protezione del Creato. Anche perché, nel lungo termine, come predisse Giovanni Paolo II, la Natura si ribellerà a quel che le stiamo facendo, e i costi economici che dovremo pagare saranno ben maggiori dei guadagni immediati. Solo che li pagheranno i nostri figli e nipoti. I pescatori di oggi, che prendono sempre meno pesci, stanno pagando le “pesche miracolose” dei loro padri. Cosa vogliono lasciare ai pescatori di domani?

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