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La scienza su misura - (22 novembre 2016) PDF Stampa E-mail
Prosa
Scritto da Ferdinando Boero   
Mercoledì 23 Novembre 2016 19:38

[“Nuovo Quotidiano di Puglia” di martedì 22 novembre 2016]

 

Paolo Mieli è uno dei più autorevoli giornalisti italiani e scrive per uno dei più autorevoli quotidiani italiani. E’ competente, pacato, con una sottile ironia che rende leggero ogni suo ragionamento. Lo vediamo anche in televisione, ed è un piacere sentire come spiega la storia. Questo pistolotto iniziale dimostra che ho grande stima e fiducia nelle sue opinioni e visioni. Ora dovrei dire, invece: avevo grande fiducia.

Il 16 gennaio scorso scrisse un articolo sul caso Xylella in Puglia e lo intitolò: “Un paese che odia la scienza”. Se scrivete il titolo su un qualunque motore di ricerca lo trovate sul sito del Corriere. Leggetelo. In sintesi dice: gli scienziati dicono che gli olivi del Salento vanno tagliati, e qualcuno osa opporsi al verdetto della scienza, trovando persino consensi. E quindi siamo un paese che odia la scienza. Visto che di mestiere mi occupo di scienza, mi ha fatto piacere vedere che la categoria è difesa a spada tratta da un così autorevole commentatore.

Il 6 novembre sul Corriere Mieli pubblica un articolo intitolato: I dati, i dubbi e gli eccessi del cambiamento climatico. Se lo cercate in rete non trovate il testo originale, una noticina dice che è stato modificato il 7 novembre. Ma il succo è quello: non siamo mica sicuri che il clima stia cambiando per colpa nostra. Ma sì, qualche dato lo dice, ma altri dati no. Chi osa mettere in dubbio queste tesi ambientaliste viene lapidato. E poi chi sono quelli che dicono queste cose? Attori, come Di Caprio e Schwartzenegger, oppure politici come Al Gore, che fa film sull’ambiente dove dice che gli orsi polari muoiono per il riscaldamento globale, mentre era una tempesta ad aver ucciso quei quattro orsi che Gore mostra nel suo film. Insomma, gente poco seria e fanatica, questi ambientalisti. Peccato che Mieli non citi il panel internazionale IPCC costituito da centinaia di scienziati del clima, recentemente insignito del premio Nobel. Quando hanno iniziato a lavorare sui dati del clima hanno detto che era possibile che la colpa fosse nostra, poi han detto che era probabile. Nell’ultimo rapporto non hanno più alcun dubbio: siamo noi. Al congresso della società mondiale di geologia gli studiosi della storia del pianeta, quelli che danno il nome alle ere geologiche (scienziati!) hanno riconosciuto che siamo oramai nell’Antropocene, una nuova era geologica segnata in modo indelebile dalla nostra traccia.

Come mai Mieli in un caso difende a spada tratta gli scienziati che vogliono abbattere gli ulivi e dall’altra non cita gli scienziati che dicono che il clima cambia per colpa nostra? Come mai parla solo di scienziati dubbiosi (che di mestiere non studiano il clima) e di attori dalle incrollabili certezze? Quale potrebbe essere il motivo di questa asimmetria nei confronti della scienza?

E’ lo stesso che spinge il neo presidente Trump a negare che ci siano problemi ambientali? Ma Mieli è una persona colta e raffinata, l’opposto di Trump. Come mai questa convergenza, questo comune sentire? Possibile che Mieli sappia di Di Caprio e Swartzenegger e ignori l’IPCC? E se questo è poco probabile, come mai allora tace sugli scienziati se si tratta di cambiamento climatico? A dir la verità a contestare le tesi di alcuni scienziati che volevano tagliare tutti gli olivi c’erano anche altri scienziati che chiedevano maggiore cautela. E questi non sono stati menzionati. Ci saranno forse motivi psicologici? Tendiamo a cercare conferme di quello di cui siamo già convinti e scartiamo quello che dovrebbe smentire le nostre convinzioni. Lo faccio anche io e il mio mestiere mi impone di fare violenza al mio sentire e di accettare le sconfitte logiche, le smentite ai miei convincimenti. Mi brucia un po’, all’inizio. Ma poi sto bene, perché cambiare idea avendo capito di avere torto mi permette… di avere di nuovo ragione! E si sta meglio con se stessi se si è convinti di avere ragione, piuttosto che aver capito di avere torto e non volerlo ammettere.

Non posso pensare che Mieli sia al soldo di chi vuol tagliare gli olivi, magari per fare speculazioni edilizie o per imporre altre piante di cui già detiene un brevetto. E non credo che sia al soldo di petrolieri e inquinatori che vogliono continuare a distruggere gli ecosistemi planetari per trarre guadagni da attività non sostenibili. Forse lo so cosa lo spinge. La folla che protesta. Sia nel caso degli olivi sia nel caso del cambiamento climatico ci sono “esaltati” che protestano. E questo non sta bene. Gli attori, poi. Ma su! Già noi abbiamo un comico che si permette di scoprire scandali tipo Parmalat, o Cirio, o banche varie (che i seri giornalisti non avevano denunciato), e ora ci si mettono anche loro. E’ impossibile che possano avere ragione. Sono certo che se Mieli invita qualcuno a pranzo lo invita a colazione. Se lo facesse con me, mi presenterei alle otto, per prendere un cappuccino e un cornetto. Gentaglia. Peccato che ora si trova in compagnia di Trump. E il mondo? anche quest’anno siamo nell’anno più caldo di sempre, come lo era stato il 2015, e l’anno precedente. Ogni anno è più caldo dell’anno precedente. Lo dicono anche quei matti che firmano gli accordi sul clima. Ma ora finalmente arriverà Trump e rimetterà le cose a posto, e Mieli sarà in prima fila a battere le mani. Con moderazione.


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