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Programma aggiornato di marzo e ordine del giorno della prossima assemblea
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Stagione teatrale a Lecce
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“L’Osceno del Villaggio” di Paolo Vincenti: una conferma della smisurata passione per la scrittura PDF Stampa E-mail
Recensioni
Scritto da Paolo Vincenti   
Venerdì 09 Dicembre 2016 07:52

Continua l’inarrestabile corsa letteraria di Paolo Vincenti, giornalista e scrittore salentino, il quale continua a ottenere, come accade per ogni sua pubblicazione, consensi e successi.  Dalla scorsa primavera, è la volta de “L’Osceno del Villaggio” ArgoMenti edizioni.

Lo scrittore ruffanese giunge, con “L’Osceno del Villaggio” da un percorso  che sostiene la sua intera esistenza e ce lo racconta  la sua ricca, anzi ricchissima ed eclettica produzione letteraria, tra romanzi, racconti e  articoli pubblicati su numerose riviste letterarie cartacee e testate online.

Con questo lavoro lo scrittore salentino ha percorso altre formule di scrittura dove comunque resta, ineluttabile, l’innata passione per la carta stampata, un mezzo che usa con abilità e competenza. La pubblicazione è una antologia, una  raccolta di articoli  racchiusi in 53 capitoli brevi, pubblicati, nel giro di 2 anni, dal 2014 al 2016, in diverse riviste che con tanta passione e tenacia propone nelle differenti realtà culturali salentine.

Un filo unisce i capitoli che dipanano l’arduo percorso esistenziale lungo il quale lo scrittore affronta una gamma sorprendente di temi di attualità. Molto interessanti sono le tante esperienze quotidiane in una società che va cambiando così velocemente. Fatti di cronaca, esperienze e problematiche  sociali e culturali, episodi legati alla politica e alle ultime mode e vizi, in continui nodi che si riavvolgono e si sciolgono con intuizioni illuminanti.

Un caleidoscopico paesaggio antropologico, realistico e a volte, visionario, doloroso, ma vibrante alla ricerca della parola… giusta! Tutto questo trasformato in una esperienza editoriale, tradotta, così, in questa originale pubblicazione.

Il titolo è un calembour, è un gioco di parole con cui l’autore  si riferisce, naturalmente,  allo scemo del villaggio, una figura, un personaggio dalle particolari caratteristiche che notoriamente esiste in ogni comunità e che un tempo si individuava soprattutto e maggiormente nei piccoli centri. Oggi la contemporaneità si apre a un mondo che ormai appare rimpicciolito, un mondo che è divenuto un villaggio, un villaggio globale. Per cui lo scemo lo si  incontra dovunque.

Ma lo scemo è, inevitabilmente, nello stesso tempo, osceno? Sicuramente sì, ma non fa scalpore, perché  questa figura possiede dei privilegi: dire liberamente quello che pensa in quanto sorretto e protetto proprio dalla sua pecularità  che lo giustifica.

Ma chi è lo scemo del villaggio?  E chi L’osceno? Molto interessanti sono le riflessioni che propone, nella prefazione al volume, Antonio Soleti, il quale  sottolinea che “L’osceno del villaggio dice quello che noi pensiamo ma, per prudenza , pudore o codardia, teniamo per noi”,  e che “L’ osceno esplora i comportamenti stereotipati, il basso profilo culturale che caratterizzano la società globale”.

I numerosi titoli, spesso, si ispirano a motti della tradizione popolare come… “Chi ben comincia…”  oppure “Al pelo si conosce l’asino” o a modi di dire  come ad esempio “Quando il gioco si fa duro”  e così via, consegnando al lettore intitolazioni accurate ed efficaci, e come molti aneddoti che ancora e per fortuna  resistono come in “Natale ai tempi della crisi” dove Paolo Vincenti coglie l’occasione per parlare di  purciddhuzzi , pucce e taraddhi, pittule e limoncello, ancorandosi al folklore e alla superstizione.

Il libro possiede delle peculiarità: ciascun capitolo è  introdotto da brani di cantautori da Paolo Conte a Zucchero a Elio e le storie tese,  da Fossati a Jovanotti,  per fare solo alcuni esempi. Le pagine sono sorrette da straordinarie illustrazioni  e vignette in bianco e nero realizzate da Melanton che  puntellano la scrittura  ora sarcastica, ora più seria, ora di denuncia, offrendo, come afferma lo stesso vignettista e illustratore, nella sua introduzione, “un ironico e filosofico complemento di divagazione”.

Lo scrittore trova l’occasione in “Uomo calvo mettiti in salvo” per quella sua erudita predilezione per  i classici, di narrarci di Sinesio di Cirene autore di un “Elogio della calvizie” vissuto tra il 300 e il 400 d.C. per poi, con un salto ultra millenario giungere ai nostri giorni elencando le diverse soluzioni  alle quali ricorre chi si avvia alla calvizie. Frattanto ironizza su se stesso che già nota con sottile sgomento, ma non troppo, i primi segnali di una incipiente calvizie, concludendo, con canzonatoria consolazione,  che tutto sommato meglio perdere i capelli che la ragione!

Sfogliando il libro, verso l’ultima parte Paolo Vincenti, nonostante non abbia scritto una introduzione al corposo volume, dà delle esplicitazioni come in “ L’Oscena Italia”  parlando della trasmissione televisiva che ha ispirato il titolo della sua rubrica: “Glob, l’osceno del villaggio”trasmessa da Rai Tre, condotta da Enrico Bertolino che parafrasava un’altra trasmissione, “Blob” e alcune pagine più in là in “Decadenza”. Aprendo con una canzone di Ivano Fossati, ci riferisce, senza mezzi termini che: “L’osceno del villaggio è a piede libero. Si aggira tra noi, è il concentrato di vizi e delle dissolutezze degli italiani… È una maschera tragica e comica… è il mostro che aspetta al varco della nostra addomesticata e borghese serenità”…. L’osceno è lo “scemo più scemo” del villaggio globale degli anni duemila”.

Nonostante le tematiche impegnative, l’Osceno si lascia leggere con fluidità e leggerezza, e il lettore si ritrova con quella libertà e possibilità, tra pagine scritte  e vignette, di saltare da un capitolo all’altro, a seconda degli argomenti che possono interessare in una certo proprio, personale stato d’animo!

È una passione viscerale quella di Vincenti che si propone in ogni opera letteraria con una scrittura ricca, colta e straripante. Un volume robusto “ L’Osceno del Villaggio” sia nella impostazione grafica sia nella parola, dalla copertina originale da tenere se non proprio in  borsa, sul comodino o in auto!”


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