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Convocazione Assemblea dei Soci 22 aprile 2022
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Regeni e gli squali – (28 gennaio 2017) PDF Stampa E-mail
Prosa
Sabato 28 Gennaio 2017 18:49

[“Nuovo Quotidiano di Puglia” di sabato 28 gennaio 2017]

 

Nel film Grand Canyon, il bianco Kevin Kline si trova nei guai con una gang di delinquenti neri e il nero Danny Glover lo salva. Parlano. Il nero dice al bianco: Non puoi andare a nuotare nell’oceano ed essere sempre al sicuro. Un giorno, solo un giorno, ti imbatti nel grosso squalo. Il grosso squalo non ti odia. Non ha nessun sentimento per te. Sei solo cibo, per lui. Tu non odi un hamburger, no? Quei ragazzi non hanno niente da perdere. Se ti capita di nuotare e di imbatterti in loro… be’…

Comincia un’amicizia. Che c’entra questo con Giulio Regeni? Giulio si è imbattuto negli squali. Centinaia di migliaia di persone hanno fatto quella fine, nel mondo. Migliaia solo in Egitto, a quanto pare. Nel nostro paese è più raro. Capita a Pinelli, che vola da una finestra della questura, o a Cucchi, massacrato di botte. Dato che è raro che avvenga, vale la pena di porvi rimedio, di trovare un colpevole: lo squalo. In modo che non avvenga più. Ha senso se gli squali sono pochi. Ma ci sono dei posti al mondo dove questo è normale. Ci sembra strano se capita a uno di noi, la rabbia è grande. Si chiede giustizia perché noi ci sentiamo diversi da “loro”. Ma quando siamo da “loro” siamo prede: abbiamo quello che “loro” non hanno, e che vorrebbero avere. Quei soldi che l’ambulante chiede a Giulio, per esempio. E chi lo ha ucciso probabilmente ha fatto lo stesso con moltissimi altri, e nessuno si è indignato e ha chiesto giustizia. E se poi trovassimo chi lo ha torturato, chi lo ha ucciso, che soddisfazione ci sarebbe ad uccidere lo squalo? O a punirlo? Che senso ha punire uno squalo?

Mi sono trovato in situazioni analoghe, con squali umani, proprio in California, e in Indonesia, e in Messico, ma anche in Italia. Mi sono trovato di fronte a squali veri in Papuasia e in California. Il primo istinto è stato di reagire, ma poi, per fortuna, ha prevalso la visione di Danny Glover e mi sono ritirato con la massima cautela, cercando di non provocare nessuno. E se fossi scomparso da un vicolo di Jayapura, o dal deserto della Baja California, o dai fondali dell’isola di Wuvulu, che senso avrebbe avuto cercare un colpevole e chiedere verità e giustizia? Giulio Regeni nuotava in acque infestate da squali bianchi, e se lo sono mangiato. I primi responsabili sono quelli che ce lo hanno mandato, ma probabilmente Giulio aveva una passione smisurata per quello che faceva e non si curava del pericolo, pensando di poterlo gestire. Non giustifico la sua morte, intendiamoci. Ma se il Governo egiziano dovesse identificare una serie di colpevoli, dagli esecutori materiali a chi avrebbe potuto fermarli e non lo ha fatto, e se questi fossero puniti come meritano, avremmo davvero la verità che chiediamo per Giulio? Saremmo finalmente soddisfatti? E tutte le altre vittime di questi squali? Vogliamo verità solo per Giulio? Vale di più la sua vita rispetto a quella di tutte le altre vittime di fatti identici al suo?

Vale la vita di chi ci è vicino, di chi conosciamo. E Giulio era uno di noi. Quelli che fuggono dagli squali che lo hanno ucciso muoiono a migliaia, ingoiati dal mare, cercando di approdare in Europa per non essere uccisi, e molti di noi dicono che vanno ricacciati indietro. Nessuno ci ridarà Giulio, ma Giulio è tutti quelli che potrebbero fare la sua fine e che ci chiedono aiuto. Tutto questo non ci può consolare della perdita di Giulio, ma Giulio come commenterebbe questa terribile vicenda? La verità ultima dietro la sua morte è che, nel mondo, ci sono troppi posti dove la vita umana non vale niente, neppure quella di noi europei.


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