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Ripresa attività e nuova data per assemblea ed elezioni
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Sospensione attività in via precauzionale
Avviso sospensione attività Pur in assenza di casi accertati di coronavirus, nella regione Puglia sono sconsigliati (anche se non ancora formalmente vietati) gli assembramenti di persone. Per questo... Leggi tutto...
Candidati per il nuovo Consiglio direttivo
Candidati per il nuovo Consiglio direttivo dell’Università Popolare A. Vallone di Galatina (in ordine alfabetico)   1 Bozzetti Maria Rita, nata a Roma 2.Campa Antonio nato a Galatina (Le) 3 Diso... Leggi tutto...
Convocazione Assemblea per Modifica Statuto ed Elezioni del nuovo Consiglio Direttivo
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In memoria di Piero Manni, editore
Da qualche giorno il Salento e il mondo della cultura sono più poveri: il 22... Leggi tutto...
Stagione teatrale a Lecce
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In memoria di Piero Manni, editore PDF Stampa E-mail
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Scritto da Beatrice Stasi   
Lunedì 25 Maggio 2020 09:16

Da qualche giorno il Salento e il mondo della cultura sono più poveri: il 22 maggio si è spento Piero Manni, intellettuale e politico, editore e docente nelle scuole e nelle carceri, per ricordare i molteplici campi in cui si è materializzato il suo impegno, costante e coerente nel perseguire l’obiettivo di una crescita umana e culturale del suo territorio, e non solo, del Meridione, e non solo, dell’Italia, e non solo. Per ricordare il grande editore salentino (nessun grande editore nazionale, supportato da ampie risorse ed estese reti di distribuzione, può forse aspirare alla magnanimità, alla qualità etica della grandezza, apparentemente ossimorica, che caratterizza i cosiddetti piccoli editori) l’Università Popolare Aldo Vallone ha pensato di raccogliere alcune testimonianze di persone che lo hanno conosciuto.

Comincio dalla mia: anche a me è capitato di incontrare Piero Manni, nel presentare libri da lui pubblicati. Mi è rimasto impresso l'affetto discreto e vigile che si percepiva in lui verso le creature di parole che aveva scelto di dare alla luce. Creature e parole che ora continueranno a illuminare, per tutti i loro lettori, il suo ricordo.


Un’altra testimonianza l’ho letta in rete, su Facebook: mi ha talmente colpito che ho chiesto al suo autore, l’amico e collega Eugenio Imbriani, il permesso di ripubblicarla. Lo ringrazio per avermelo dato:

«Chissà perché, appena ho ricevuto la notizia della morte di Piero Manni, il pensiero è corso subito a un suo libro, I fichi in tasca (2013, pubblicato dalla sua stessa casa editrice). Piero è stato molte cose, uomo politico, intellettuale, operatore culturale, insegnante; soprattutto editore, forse, piccolo ma importante, in una arena in cui non è facile trovare spazio. Insieme ad Anna Grazia D’Oria ha costruito una sorta di presidio, una trincea, in cui si è acquartierato per decenni il sapere letterario, in cui ha potuto avere esistenza longeva una rivista come “l’Immaginazione”. E tuttavia, tra le mille possibili sollecitazioni, quella più viva, adesso, rimane quel libro. È un lavoro collettaneo, quasi corale, che raccoglie contributi di alcuni specialisti (storici, botanici, archeologi) che parla del cibo, senza essere un ricettario, sebbene contenga ricette, ma soprattutto si riferisce a una esperienza e, in modo non retorico, a una appartenenza: si racconta il cambiamento, nel bene e nel male, di un territorio così vario come il Salento, che sembrava segnato dalla omologazione, ma nel quale si fa ancora in tempo a raccontare, spiegare, mostrare una ricchezza che potrebbe sfuggire definitivamente dalle mani. I fichi in tasca, oggi, non sono una immagine nostalgica di un tempo governato, purtroppo, dalla fame, ma un condensato di saperi (di sapori, di alimenti) legati alla penuria e alla conservazione, alla necessità di aver rispetto per le cose, per tutto ciò che durava fatica guadagnarsi, fosse pane o studio.

E così di Piero, aperto, innovatore, attivo, mi resta impressa questa immagine di un uomo che racconta come si facevano le cose; o piuttosto come le cose vanno fatte: con cura, attenzione, competenza, condivisione; che, poi, restano gli ingredienti per una buona vita: «Il pane», ha scritto, «si preparava in casa, una volta al mese, ed era notte di fatica e di allegria, impegnata tutta la famiglia e qualche vicina che aiutava e che la settimana dopo sarebbe stata ricambiata»; e poi si fermava sui dettagli del condimento. Soprattutto, lo ricordo, bisognava condividere il lievito, una sorta di bestiola da nutrire e accudire con molta sollecitudine. Sembra tutto scontato, adesso: che ci siano il pane, il lievito, gli editori, i libri, la scuola, mentre non è stato così fino a pochi decenni fa nel nostro paese, e non lo è in tanta parte del mondo; e non per tutti i conti tornano, oggi, nelle nostre città: l’epidemia terribile che stiamo ancora subendo ha reso più visibili e profondi i solchi che separano la povera gente da chi ha una rete di protezione più solida. Piero si è sempre impegnato, da intellettuale e politico, a segnalare l’esistenza di quelle differenze, e a ribadire che la democrazia e la cultura si alimentano l’una con l’altra e, come il lievito, vanno sostenute, protette, condivise».

 

Tra i nostri soci, ci sono poi alcuni poeti che hanno avuto la fortuna di pubblicare con l’editore Manni. Anche loro hanno voluto aggiungere al mosaico della memoria collettiva le tessere dei loro ricordi personali. Ecco quanto scrive di lui, di getto, Daniela D’Errico:

«Ho avuto la gioia e il piacere di conoscere Piero Manni nelle stanze della sua Casa Editrice a San Cesario di Lecce. Insieme a lui, a sua moglie Anna Grazia e a Francesco Cuna, presente nelle pagine con le sue immagini, si elaborava la "nascita" del mio ultimo libro di poesie. La collana curata da Anna Grazia D'Oria, Occasioni, è stata per me emblematicamente e veramente un'occasione: quella di "avere a che fare con" e conoscere un uomo di cultura a trecentosessanta gradi, ricco di sapere, umiltà e generosità e soprattutto autentico. Grazie Piero, ci manchi, ma ci lasci una grande eredità di mente e cuore che può colmare il vuoto».

 

Anche Maria Rita Bozzetti, che ha pubblicato tre volumi con lui, ha voluto ricordarlo:

«Piero Manni, fondatore della Manni Editori, ci ha lasciati; l’amico Piero con cui si è condivisa la nascita dei propri libri non è più: la sua immagine continuerà a vivere e a dialogare con noi grazie a quanto ha distribuito di amore per la sua terra, la sua casa editrice e i suoi amici.

Piero aveva una profonda conoscenza del territorio, che amava molto. Suo impegno di esistenza è stato fare crescere la Casa Editrice da lui creata secondo canoni di ottimo livello, sia nella veste grafica sia nei contenuti, seguendo un modello di letteratura autentica, con autori vissuti nella passione di scrivere e di sperimentare il nuovo. L’universo Manni non ha mai ceduto lo scettro della qualità nelle prove di accesso al suo mondo.

Piero mi fu presentato da Nicola G. De Donno e con lui ho pubblicato tre libri compreso l’ultimo Sul retro di cuori. Compagna di vita e di lavoro, Anna Grazia D’Oria, critica letteraria, è stata una moglie che lo ha con infinito affetto seguito sempre, sostenendolo nella malattia e sostituendolo nelle occasioni pubbliche, quando i ricorrenti problemi di salute lo obbligavano a casa.

Ricordo le copertine “pulite”, che forse per me agli inizi dell’avventura letteraria potevano parere troppo essenziali: e lui mi rispondeva che la poesia è povera, che tutto ciò che è eccesso di colore e di forma nuoce alla poesia, che necessita di nudità intorno per potersi esprimere facilmente e liberamente. Il carico formale può diventare un freno alle possibilità stimolanti di un titolo, di un verso in quarta di copertina. Queste scelte minimali ora mi affascinano, le condivido: tutti gli autori messi in abiti eguali e sarà l’uso della parola a differenziare, a produrre le sfumature variate che costituiscono il cuore della scrittura.

La sua sfaccettata intelligenza si è specchiata nelle moltitudine di conoscenze che ha avuto e nella rete di amicizie con cui ha costruito una base culturale forte e autentica qui nel Salento.

Voglio ricordarlo con il sorriso con cui mi accolse nella sede della Manni a S. Cesareo e che diventò soddisfazione quando mi complimentai per quella sua struttura bella, luminosa e storica che parlava di lavoro e sacrifici. Grazie Piero».


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