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Programma gennaio 2019
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Ecologia
Scritto da Ferdinando Boero   
Giovedì 19 Maggio 2011 12:34

Il primitivo atomico

 

Nucleare sì! Ma non qui (lo dice Formigoni, diciamolo anche noi). Parliamo di cose serie. E’ in corso una campagna “di informazione” sulle centrali nucleari, l’avete vista? Appare equidistante dalle posizioni contrarie o favorevoli ma subdolamente insinua che le centrali sono sicurissime e che non ci sono problemi. Mentre le posizioni contrarie suonano vuote e generiche. Ovviamente non c’è la domanda diretta: Ma dove sono le scorie nucleari che dovevano essere seppellite a Scanzano Ionico? Prima diteci cosa avete fatto di quelle,  presentateci un buon piano di smaltimento, e poi ne parliamo. Ma la notizia più divertente è la posizione del governatore della Lombardia, Roberto Formigoni. Le centrali si devono fare! Però in Lombardia non ci sono siti adeguati (Corriere della Sera dell’8 febbraio). Di sicuro sarà adeguato il sito di Avetrana (già individuato come tale qualche decennio fa). Dopo aver costruito una megacentrale a carbone a Cerano (che dà energia anche al di fuori della Puglia), vuoi scommettere che il nostro territorio sarà adeguato anche per il nucleare? Qui non si tratta di essere favorevoli o contrari al progresso, ma di capire bene cosa ci aspetta. Qualche malalingua insinua che il valore dei terreni e degli immobili tende a crollare nei pressi delle centrali nucleari. Ma non è mica vero! Tutti vogliono andare in vacanza vicino a una bella centrale nucleare. Ci dicono che questo ci rende indipendenti dal petrolio. Giusto! Tanto noi abbiamo tanto uranio, no? E poi c’è da fidarsi, anche se tutto fosse fatto a regola d’arte, che la manutenzione, il funzionamento corrente, etc. continueranno ad essere effettuati con le dovute cautele? Prima fatemi vedere che riusciamo a far funzionare gli impianti che bruciano la spazzatura, poi ne parliamo! Non riusciamo a smaltire i rifiuti di casa e ci stanno dicendo che smaltiremo senza problemi le scorie nucleari? Ma andiamo! La credulità umana deve avere un limite.

La televisione ci ha fatto vedere degli estremisti tedeschi che cercavano di fermare un treno che stava portando scorie nucleari francesi che sarebbero state smaltite in Germania. I francesi non sanno dove metterle, e pagano i tedeschi che, però, pare non siano contentissimi di averle a casa loro (li paghiamo anche per smaltire i nostri rifiuti). Non riusciamo a eliminare le polveri sottili e ci buttiamo nel nucleare?

Qui non si tratta di essere contro il progresso, contro la tecnologia. Qui si tratta di chiedere che la tecnologia consideri in modo serio i costi ambientali e che non risolva problemi creandone altri che sono più seri di quelli che pretende di risolvere. Nessuno chiede di tornare nelle caverne, però non si può andare incontro a rischi del genere con l’incoscienza odierna. Prima costruiamo case in modo energeticamente valido, che non richiedano consumi assurdi per essere riscaldate o raffrescate, adeguiamo anche le attuali, e poi ne parliamo. Non è che potremmo risolvere il problema energetico consumando meno energia e rendendo le nostre attività più efficienti? Prima di costruire nuove centrali, perché non cerchiamo in tutti i modi di consumare meno?

Avetrana dista dieci chilometri da Manduria. Magari una centrale nucleare potrebbe essere un buon pretesto per lanciare una nuova etichetta: il primitivo atomico! E poi c’è tutta la costa ionica. Correranno da tutto il mondo per fare il bagno nelle nostre acque. D’altronde non bastano i poli industriali di Brindisi e di Taranto, ci manca una bella centrale nucleare! E le scorie a Scanzano Ionico. In Lombardia no, non ci sono siti adeguati. Vorrebbero tanto, perché ci sta bene una bella centrale nel paesaggio padano. Ma proprio non si può. E stanno facendo un gemellaggio con le Maldive, per andare a fare belle vacanze al mare. Ci sono voli diretti a partire da 10 euro. Da Malpensa. Costa meno che andare a Gallipoli!

Insomma, quella pubblicità mi insospettisce. Perché finge, finge di essere imparziale mentre è smaccatamente a favore del nucleare. Chi gioca con le pedine bianche è a favore, chi ha le nere è contro. I contrari hanno una voce tagliente, mentre i favorevoli hanno una voce dolce. Ma che combinazione! I contrari parlano dei problemi contingenti, mentre i favorevoli parlano del futuro! Io non so tutto sul nucleare. Però se vedo disonestà intellettuale, e parzialità spacciata per imparzialità, mi insospettisco. Quella campagna finge, finge di essere imparziale (lo voglio ripetere). Non mi piace chi finge. Quando entro in banca e leggo: in questa banca i patti sono chiari! Mi insospettisco. Perché lo devono dichiarare in modo così enfatico? Forse prima mi fregavano? Se mi presento a uno sconosciuto non dico: piacere, Ferdinando Boero... e non ti voglio fregare! Ascolterò con piacere gli argomenti di chi è a favore, ma vorrei non essere preso in giro. Per ora stanno insultando la mia intelligenza. E anche la vostra. Le decisioni importanti non si prendono avendo gli spot come fonte di informazione, e neppure questo articolo, del resto. Documentatevi più che potete, cercate. Ma diffidate di chi finge. Di chi dice una cosa e ne fa un’altra. Quella campagna finge di essere imparziale e invece è a favore del nucleare. Come mai devono ricorrere a questi trucchetti?

 

 

 

Buon compleanno Darwin!

 

Il 12 febbraio anche in Italia si celebra il Darwin Day, soprattutto da quando il ministro Moratti propose di togliere l’evoluzione biologica dai programmi della scuola dell’obbligo e la comunità scientifica, una volta tanto compatta, si rivoltò.

Scacciato alla porta, Darwin rientrò dalla finestra, ma ora, con la nuova riforma dell’istruzione scolastica, è probabile che verrà nuovamente scacciato. Nei nuovi programmi c’è una materia chiamata “scienze naturali” che riassume biologia, chimica, e scienze della terra. Il numero di ore è di solito appena il doppio delle ore di religione. Sarà insegnata da singoli docenti che, a seconda della loro formazione universitaria, non conosceranno bene che uno dei tre argomenti e, ancora una volta, la natura nelle sue manifestazioni più complesse (non c’è nulla di più complesso della vita, nell’Universo conosciuto) si troverà ad avere un ruolo ancillare, figuriamoci l’evoluzione.

Il nostro Paese è continuamente in situazioni di calamità. Abbiamo devastato il territorio, distruggendo gli habitat, seminando immondizia, disboscando regioni intere, cementificando i litorali, inquinando le acque e il sottosuolo, l’aria che respiriamo. E la natura si ribella. Non ce la possiamo fare, contro di lei. Ho già scritto che la parola Natura non esiste nella nostra Costituzione, e quindi non fa parte dei principi fondanti del nostro Stato. La Natura non esiste neppure in quello che consideriamo Cultura. Eppure, nel 1859, quando Darwin pubblicò l’Origine delle Specie, la nostra visione del mondo fu costretta a mutare radicalmente. Darwin ci ha messo nella natura, e ci ha spiegato che siamo il prodotto dell’evoluzione biologica. Nessuna rivoluzione culturale ha avuto più impatto di questa. Nessuna filosofia ha spiegato più di quanto abbia fatto Darwin, mostrandoci “da dove veniamo”.

L’anno scorso un signore di cui non voglio fare il nome ha pubblicato, con il contributo del Consiglio Nazionale delle Ricerche, un libro intitolato Evoluzionismo: il tramonto di un’ipotesi. A difendere Darwin scese in campo il compianto Nicola Cabibbo, Presidente dell’Accademia Pontificia delle Scienze. Proprio così. L’Accademia Pontificia delle Scienze difese Darwin dagli attacchi di un libro pubblicato con il contributo del Consiglio Nazionale delle Ricerche. La notizia, comunque, passò quasi inosservata perché questi argomenti “non interessano”. Penso che sia un male e vedo con sgomento che la cosa più complessa dell’universo conosciuto (lo voglio ripetere), la vita, riceva un trattamento mortificante nei nostri corsi di istruzione. I futuri cittadini, esposti a questo tipo di “cultura” non si faranno troppi scrupoli se distruggeranno l’ambiente, qualunque lavoro andranno a fare. Per loro la Natura avrà l’importanza che ha ora: poca, pochissima. Fuori dalla Costituzione.

E’ strano come ci sia questo disaccoppiamento tra quel che lamentiamo (la distruzione sistematica dell’ambiente) e quel che poi facciamo (la distruzione sistematica dell’ambiente)! Il problema non è tecnico, è culturale. Prima della tecnica c’è la cultura, e se la tecnica viene affidata a chi ignora come funziona un ecosistema (dove la vita ha una parte rilevante, almeno per noi, che siamo forme di vita) sono guai. I guai in cui ci troviamo.

Sarei contentissimo se non ci fosse bisogno di celebrare Darwin. Dopotutto non celebriamo Copernico, e nessuno si sogna di dire che la terra è al centro dell’universo. Abbiamo incamerato questo concetto. Ma il fatto di essere parte della Natura (come ha dimostrato Darwin) non l’abbiamo ancora digerito e continuamente fingiamo di essere qualcosa di speciale, a cui tutto è concesso e a cui tutto è permesso. E’ un atteggiamento suicida. Se distruggiamo la Natura, distruggiamo le premesse del nostro vivere. Eppure si persevera indefessamente in questo errore diabolico, e pensiamo che sia superfluo conoscere le leggi della natura. Non bastano la fisica e la chimica per conoscerle, sono solo la base, e nessuno vivrebbe in un edificio costituito solo dalle fondamenta. Il nostro sistema di istruzione propone un edificio fatto solo di fondamenta, e produce individui che ignorano come sia fatto il resto della casa che ci ospita. I risultati sono sotto gli occhi di tutti e dovremmo preoccuparci di insegnare bene, e in profondità, il pensiero di Darwin e tutto quello che in seguito ha prodotto.

 

 

Non c’è vera crescita se si distrugge l’ambiente

 

La crisi va affrontata e tutti propongono la ricetta magica: la crescita! Ho già posto questa domanda: se il nostro pianeta è un sistema “finito” (non ha risorse infinite da offrirci) è possibile una crescita infinita? Non si fanno le frittate senza rompere le uova, e le uova, per la crescita, sono le condizioni dell’ambiente. Nessuno, ma proprio nessuno, sembra preoccuparsene. Abbiamo visto i risultati della presenza di grandi poli industriali e sappiamo il prezzo che stiamo pagando, in termini di salute umana e di integrità degli ecosistemi, per aver dato spazio ai poli di Taranto e Brindisi. Hanno portato lavoro, ma ne valeva davvero la pena? Era quella la strada? Attualmente non può esserlo. Le industrie delocalizzano i loro impianti e li portano in stati privi di regole che salvaguardino l’ambiente e la salute umana. Non possiamo pensare di attirare questo tipo di iniziative: nonostante tutto le nostre regole limitano questo tipo di “progresso”, per non parlare del fatto che, in certi paesi, il costo della mano d’opera è a livelli di puro schiavismo.

La riqualificazione ambientale del territorio è una grande opera, di cui necessita l’intero Paese. L’Italia era il paese della bellezza e in due generazioni l’abbiamo trasformata in un obbrobrio. Dobbiamo tornare ad essere il paese più bello del mondo. Il patrimonio culturale va in rovina (Pompei è solo la punta dell’iceberg) e il degrado ambientale avanza. I liquami scaricati nel Golfo di Napoli sono l’emblema di come consideriamo l’ambiente: un freno allo sviluppo. Potrebbe diventarne il motore, se non lo considerassimo il tappeto sotto cui nascondere la spazzatura. La tecnologia è la risposta, ma non quella a cui siamo abituati. Dobbiamo inventare modi di confezionare i prodotti che non ci sommergano di imballaggi, dobbiamo trovare sistemi puliti di produzione di energia, dobbiamo riscaldare e rinfrescare le nostre case in modi ecologicamente compatibili. Non sto parlando di andare indietro, sto parlando di andare avanti, ma in un’altra direzione. Ci sono margini di crescita enormi, se si cambia strada.  I prodotti agro-alimentari del Salento sono unici al mondo e non si possono rifare in Cina. Sono unici se mantengono la loro originalità, anche nel modo in cui sono prodotti. Quello che abbiamo fatto con il vino lo dobbiamo fare con l’olio e con tutte le altre produzioni agricole. La qualità viene prima della quantità e solo la qualità ci può salvare. Agricoltura, quindi. Il Salento, poi, è rinomato per la bellezza del suo territorio, per i paesaggi rurali e per il suo mare. E quindi ambiente di ottima qualità. Lo stiamo davvero custodendo in modo adeguato? Le campagne sono piene di discariche abusive, i muri a secco crollano, la costa è deturpata da decine di migliaia di costruzioni abusive. E poi i beni culturali, i centri storici, i  posti dove si “vive” la storia. Le infrastrutture per trarre profitto da questo patrimonio ancora non ci sono. Si parla solo di costruire, costruire, costruire. Porti turistici, complessi alberghieri, villaggi turistici, campi da golf, strade e strade. Ma per fare queste opere distruggeremo l’ambiente e avremo rimosso il motivo per cui qualcuno dovrebbe venire da noi. Vengono perché ci sono le strade, gli alberghi e i porti? Noooo! Vengono perché il Salento è bellissimo. Ma è bellissimo proprio perché non è sovraccarico di queste “infrastrutture”. Una volta che queste opere saranno fatte saremo come... Rimini. Dobbiamo inventare una strategia alternativa.

Cosa propongono i nostri politici? Questa semplice domanda: come disegni il futuro del Salento? merita risposte meditate e saranno queste risposte a identificare chi propone strade nuove. Sappiamo dove hanno portato le vecchie, non possiamo riproporle ancora. Non sono interessato a identificare candidati di destra o di sinistra. Un tempo lo ero, ma ho cambiato idea. Non mi importa il “colore” di chi fa le proposte, mi interessano le proposte. Domande semplici: sei a favore o contrario a fare una centrale nucleare ad Avetrana? Se sei a favore, mi dici dove pensi di mettere le scorie? Confesso che il rigassificatore mi fa meno paura. Come mi fanno meno paura i termovalorizzatori (in attesa di non avere più spazzatura da bruciare). Negli altri paesi questi impianti funzionano e non causano danni all’ambiente. Ma se si fa una discarica ben fatta e poi si getta il percolato a mare, che garanzie ci sono che si farà diversamente con centrali nucleari, termovalorizzatori, rigassificatori? Le leggi inventate dall’uomo impongono la crescita, ma le leggi della natura non possono essere ignorate, e sono più stringenti di quelle dell’uomo. A chi propone la crescita come un imperativo categorico chiedo come pensa di obbedire, con questo, alle leggi della natura. E voglio anche sapere se, in caso di conflitto, intende privilegiare le leggi dell’economia o quelle della natura (sono anche curioso di sapere se le conosce). Fino ad ora hanno prevalso quelle dell’economia, e sappiamo dove ci hanno portato. E’ necessario un nuovo patto tra noi e l’ambiente, ma non ne parla proprio nessuno. La natura, intanto, come predetto da Giovanni Paolo II, si sta ribellando. Ma noi pensiamo di essere più forti di lei.

 

 

 

Il paradiso è un bunga bunga

 

Ci sono fanatici religiosi che affrontano il martirio con la convinzione che, se moriranno da eroi, andranno dritti in paradiso. E quale è il paradiso che li attende? Qualcuno li ha convinti che in quel paradiso ci sono 72 vergini che li aspettano, vogliose, e che potranno sollazzarsi con loro per l’eternità. Vi viene in mente qualcosa?

Giovani vergini può significare minorenni. C’è chi si scandalizza, chi non ci crede, chi non si stupisce e reputa tutto questo normale.  Il motivo di questa passione dei maschi per le giovani femmine è del tutto naturale. Le specie non si estinguono perché gli individui si riproducono. Tutti, infatti, siamo destinati a morire e se non ci riproduciamo la nostra specie si estingue con noi. Andate e moltiplicatevi è un comando divino. Ed è anche un comando naturale. La pulsione più forte è proprio quella di lasciare discendenti e questo si ottiene, nella nostra specie come in molte altre, praticando il sesso. Le femmine generano i nuovi individui e hanno quindi il potere della riproduzione, mentre i maschi danno solo un piccolo, anche se determinante, contributo. Le femmine, inoltre, sono certe che i discendenti portano i loro geni, mentre i maschi non possono esserne certi. E’ per questo che sono ossessionati dalla fedeltà delle loro partner. Questo grande potere delle femmine si paga con il fatto che il loro periodo riproduttivo è limitato. Man mano che avanzano negli anni non hanno più la possibilità di riprodursi in modo efficace, mentre i maschi possono continuare a contribuire alla riproduzione fino a tarda età. I maschi, quindi, cercano femmine giovani. E sono attratti da femmine procaci, con grandi fianchi e grandi protuberanze mammarie. Perché sono garanzia di buona possibilità di dare una discendenza. Mi direte: ma mica si fanno queste cose per fare i figli... Giusto! Ma la selezione (in questo caso la selezione sessuale) ha fatto sì che come “effetto collaterale” all’attività sessuale ci sia proprio il fare i figli, anche se non ce ne rendiamo conto. Il motivo per cui agli uomini piace così tanto andare con le donne è, quindi, proprio questo: per fare figli. E’ la nostra natura. Un uomo potente ha tanti figli, e con tante donne. La nostra cultura ha rinnegato il valore di avere un harem, ma esso permane in molte culture e, evidentemente, è sopito ma ben vivo anche nella nostra. L’istituzione che sopravvive da più tempo, la Chiesa, ha ben chiaro questo fenomeno e non per niente ha imposto la castità ai suoi ministri. Proprio perché ben conosce il potere delle pulsioni sessuali e esige che chi la serve ne sia immune. Che questo poi funzioni davvero è tutt’altra storia. Però il principio esiste e deriva dalla consapevolezza che il sesso è un motore fortissimo, che fa perdere la testa agli uomini.

L’uomo è prima di tutto un animale, le pulsioni di base sono a volte sopite da sovrastrutture culturali ma, sotto sotto, permangono. Basta veramente poco. La storia è stracolma di uomini che hanno perso la testa per giovani donne. Si chiama amore. Ci può essere l’amore platonico ma di solito l’amore prevede che... si faccia l’amore. E torniamo alla natura e al fare figli.

Più si invecchia, poi, più si sente che la vita va via e più si vuole lasciare un segno, si cerca di persistere nell’unico modo che ci è concesso: con la riproduzione. Certo, uno si potrebbe accontentare, e godersi i nipotini (sono loro la garanzia di futuro) ma, potendo, perché non godere delle famose settantadue vergini senza necessariamente diventare un martire? In pochi direbbero di non essere interessati. Guardate la pubblicità. Se si vuol vendere qualcosa ad un uomo, basta mettere una giovane donna seminuda. Tutto si vende con questo messaggio, da un silicone sigillante a un copertone. Mentre se si vuol vendere qualcosa ad una donna si deve mettere un bambino piccolo. Alle donne interessano i bambini, agli uomini interessano le donne (perché è attraverso le donne che gli uomini fanno i bambini).

Non ci sono giudizi morali in tutto questo. Siamo fatti così e la nostra specie sopravvive perché siamo così. Citando Dante: fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e conoscenza... ma erano altri tempi. La cultura non si mangia, ci dicono. Anche se non si vive di solo pane, e lo sanno anche le pietre che tira più un pelo di f...emmina che un  carro di buoi. Perché sorprendersi? è normale! Va bene così. Basta con le ipocrisie! Accettiamo la realtà. L’uomo in fondo in fondo è una bestia, e le donne sono tutte ... escort. Giusto? Ovviamente con l’eccezione delle nostre madri, delle nostre mogli e delle nostre figlie e sorelle. E’ evidente che l’evoluzione biologica è molto ma molto più potente dell’evoluzione culturale e che gli istinti prevalgano sulla ragione. Non è colpa di nessuno, siamo fatti così. La cultura è una noia mortale, viva le femmine procaci. Il paradiso in terra è il bunga bunga, c’è chi si accontenta di vederlo in televisione e chi se lo può portare a casa. E’ tutta invidia!


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