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Programma gennaio 2019
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Nel giardino dell’Eden 15 PDF Stampa E-mail
Ecologia
Scritto da Ferdinando Boero   
Sabato 25 Giugno 2011 16:08

Diffidiamo da chi promette i miracoli

(“Il Nuovo Quotidiano di Puglia del 25 giugno 2011)


Ora vi racconto un esperimento che ci permette di capire gli eventi di questi giorni. Nel sistema nervoso dei vertebrati esistono centri che registrano la sazietà e impediscono che lo stimolo della fame costringa a mangiare ulteriormente. Questi centri si attivano se nel corpo sono immesse sostanze nutritive. Mangiare è una necessità vitale, ma ce ne sono altre. Quando il morso della fame viene meno, si può passare ad altro. L’esperimento consiste in questo: nel cervello del topo si inserisce un elettrodo che stimola i centri della sazietà, in modo che la fame non sia placata da presenza di cibo nello stomaco. L’attivazione è fasulla, i centri sono stimolati, questo è vero, e innescano il comportamento di cessazione di ricerca del cibo, ma la pancia è vuota. I topi vengono messi in una gabbia di Skinner e l’esperimento ha inizio. Le gabbie di Skinner hanno due pulsanti che permettono una scelta all’animale ingabbiato. In questo caso, se si preme il tasto bianco arriva un bocconcino di cibo (vero), mentre se si preme il tasto nero l’elettrodo stimola il centro della sazietà. I topi, per un po’, provano i due tasti in modo casuale, ma poi, una volta capito (sì: capito) il funzionamento della struttura, dirigono la loro scelta, invariabilmente, su un tasto. Vi lascio un po’ di mistero. Cosa sceglieranno? Provate a indovinare. Ed ecco la soluzione: non scelgono il tasto che fa arrivare il cibo, ma quello che stimola i centri della sazietà. Conta più il cervello della pancia. Se portato all’estremo, questo esperimento porta alla morte per fame dei poveri topi. Ma loro muoiono convinti di avere la pancia piena.

Bene, a me questa storia dei topolini fa pensare che siamo proprio un popolo di fessi. Andiamo dietro a chi ci fa le promesse più mirabolanti (stimolando qualche elettrodo) anche se poi non riceviamo quasi niente. Lo so che pensate a Berlusconi, che in effetti ha fatto la sua fortuna con prodotti virtuali (televisione e pubblicità) ma io penso anche a De Magistris, che promette miracoli ma poi non li fa.

A noi topolini piace essere rassicurati. Ci piace scegliere qualcuno che ci dice che tutto si aggiusta, che non ci sono problemi, che in breve tempo ci sarà il miracolo che risolverà tutti i problemi. Ma poi siamo solo noi? Che dire di Obama? Premio Nobel per la Pace a pochi mesi dall’elezione, senza aver fatto alcunché. Miracoli promessi che, però, non avvengono.
E quindi sì, siamo come topolini nella gabbia, col telecomando in mano. Questa storia dei miracoli e della speranza che tutto si aggiusti è soddisfatta con la religione (ma questo è solo uno dei motivi del successo della religione: ho scritto un libro su questo argomento e, se vi interessa la mia opinione, cercatelo) e molto spesso la religione è stata usata a scopi politici. Lo stesso Berlusconi un tempo si definì “unto dal Signore”, una manna mandata dal cielo. Questi stratagemmi funzionano, ma poi la bugia diventa talmente palese che ... bisogna inventarne un’altra. Vedi il caso di Napoli.
Nessuna speranza, quindi? I napoletani sono di nuovo arrabbiati, si sono fatti affascinare dalle promesse di miracolo, ma la spazzatura è una cosa troppo palese per essere rimossa in modo virtuale. I precari (la parte peggiore del paese) vedono un futuro senza grande speranza, e non esistono stimoli virtuali che possano far fronte alla disperazione.
Quando ero un ragazzino pensavo che la rivoluzione avrebbe risolto tutto. Ma poi, guardandomi indietro, guardando la storia, non ci sono state molte rivoluzioni che abbiano risolto i problemi che le hanno generate. O meglio, tagliare la testa a un re dà una grande soddisfazione, ma poi si finisce con un imperatore. Però quelle parole: Libertà, Fraternità, Uguaglianza, alla lunga sono diventate un programma veramente serio. Oggi, in teoria, dovremmo essere più maturi, e non aver bisogno di rivoluzioni. Mi vien da ridere a usare la parola “riforme” al posto di “rivoluzione”, anche perché è da quarant’anni che sento parlare di riforme. Dagli anni Ottanta non sento più parlare di rivoluzione, e ora, dopo quella tunisina ed egiziana, vedo che ne stanno per scoppiare anche “da noi”, per esempio in Grecia (dove non ci sono re o dittatori). Ma che soluzione sarebbe, la rivoluzione, per la Grecia? Se esiste un progetto alternativo, basta che chi lo propone vada alle elezioni. Ma le vincerebbe? Dipende da quel che promette. C’è una bella differenza. Noi scegliamo le persone che ci governano. Eppure eccoci qua: non c’è il re, ma c’è comunque una corte che vive alle spalle del paese. Oppure, come in Grecia, c’è un intero paese che falsifica i bilanci e vive allegramente un benessere virtuale. La prima soluzione, come al solito, sta dentro di noi. Nel nostro paese forse siamo ancora in tempo. Ma le persone non vanno valutate dalle promesse che fanno. Sono le realizzazioni di promesse che devono contare! Il credito deve essere a termine. E, comunque: diffidate da chi promette rimedi mirabolanti.

 

 

Scienza e allarmismo

 

Così ora tocca all’Escherichia coli, un batterio che vive normalmente nel nostro intestino, grazie al quale siamo in grado di digerire quel che mangiamo. C’è un ceppo impazzito, che causa disagi e persino la morte. Da dove viene? Cetrioli, salami, germogli di soia, ristoranti tedeschi, ogni giorno si lancia un allarme. E le vendite del prodotto incriminato crollano. Poi si dice che non era quello, il colpevole. E se ne trova un altro. Non è la prima volta che assistiamo ad allarmi di questo tipo: la mucca pazza, la febbre aviaria, influenze letali. Magari si producono tonnellate di farmaci, e poi la bolla si sgonfia. L’impressione è che si cerchi di cavalcare le paure della gente, e si promettano grandi catastrofi a cui si deve far fronte con grandi investimenti per ottenere il rimedio miracoloso.
C’è un grave rischio in tutto questo: vien meno la fiducia nella scienza. Però, se non si “pompano” le notizie non si ottiene attenzione. Se si spiega per bene una situazione, la gente non segue il ragionamento. Bisogna semplificare. Alla televisione bisogna spiegare tutto in pochi secondi. Con parole semplici. Ma non tutto è spiegabile in questo modo. E allora gli “scienziati” (metto sempre le virgolette quando uso questa parola) tendono a semplificare, e a spararla grossa. Trent’anni fa gli ecologi dissero che il pianeta avrebbe subito un collasso entro venti anni. Il collasso non c’è stato, così molti pensano che sia tutto a posto. D’altra parte, c’è gente che promette la cura di tutto. Col progetto genoma capiremo l’origine di tutte le malattie, e le cureremo! Non è successo.  Ogni giorno ci dicono che su qualche pianeta c’è l’acqua e, se c’è l’acqua, allora c’è la vita. Ma sono decenni che spendiamo cifre immani per trovare la vita sugli altri pianeti, e non l’abbiamo trovata. Oppure si cercano particelle infinitamente piccole, e si dice che, facendole collidere, si potrebbe provocare la fine del mondo.

Non c’è un modo alternativo alla scienza per conoscere. E i progressi ci sono, eccome. Però gli scienziati (con o senza virgolette) sono sempre costretti a gonfiare le loro promesse di risultati mirabolanti, o a ingigantire i pericoli. Prima si spaventa la gente, e poi la si rassicura. Un tempo queste cose si facevano con la religione, però i rimedi avvenivano in un’altra vita. Ci sono le guarigioni miracolose, questo è vero. Ma non è mai successo che, miracolosamente, sia ricresciuto un arto amputato (mentre gli ortopedici riescono a riattaccare le mani). La scienza, a differenza della religione, promette risultati qui e ora. E le bugie possono essere più facilmente smascherate. Se esiste l’al di là lo si sa quando si muore, ma di solito non si torna indietro per dire se c’è. E, se non c’è, di sicuro non si torna... A me è capitato di vedere uno spirito e quindi ho qualche propensione a credere a queste cose. Ma non è possibile provarle scientificamente. Con la scienza è più difficile barare, anche se certi trucchetti (penso alla vita extraterrestre) vanno avanti da decenni e continuano ad avere successo. Io penso che davvero la nostra specie (non il pianeta) sia in pericolo per tutti i guai che stiamo combinando all’ambiente che ci garantisce la possibilità di vivere bene. E penso che dovremmo preoccuparci moltissimo di quel che stiamo combinando. La scienza può aiutare, ma bisogna saperla usare. Faccio un esempio. A Taranto ci sono molti tumori all’apparato respiratorio. Si prospettano investimenti faraonici per costruire un enorme ospedale che curi queste malattie.  Il problema è che in zona esistono impianti industriali che producono polveri sottili che generano tumori. Come risolvere il problema? Forse una soluzione potrebbe essere di modificare gli impianti, in modo da rimuovere la causa dei tumori. Invece si sceglie di lasciare la causa e di curare i tumori (così i clienti dell’ospedale sono garantiti).

La scienza è come un bisturi. Nelle mani di un chirurgo fa miracoli, nelle mani di un serial killer no. Questi sono i due estremi. Non dico che chi cerca la vita sugli altri pianeti, o chi propone ospedali per curare le malattie invece di rimuovere le cause delle malattie sia un serial killer. Si tratta di validi professionisti che vedono il mondo dalla loro prospettiva particolare. E vogliono vendere la loro “merce”. E’ qui che si rivelano le carenze della classe politica. Perché non sono gli scienziati a dover decidere. Deve decidere la gente. Attraverso il voto a politici competenti. Ma la cultura scientifica, nel nostro paese, è in condizioni disastrose, sia nella gente sia nei politici. E quindi i poveri “scienziati” sono costretti a fare gli imbonitori e gli stregoni. Solo chi la spara grossa trova ascolto. E si torna alla sfiducia nella scienza. Lo voglio ripetere: esiste un altro modo per acquisire conoscenza? E mi do anche la risposta: non esiste. Riconosco però che molti scienziati possano essere visti con diffidenza. Il problema è che spesso chi dovrebbe decidere a chi credere non ha gli strumenti per farlo. E questo vale sia per i politici, sia per la gente.

 

 

 

La soluzione è consumarne meno!

 

Quando Roosevelt si candidò a presidente degli Stati Uniti d’America, gli USA erano nel pieno della crisi economica. Propose il Nuovo Patto (il New Deal) e rilanciò l’economia con grandi investimenti statali. Veramente abbiamo fatto questo Patto anche noi, anche il Presidente Berlusconi ha fatto un patto con gli Italiani, e ha proposto le Grandi Opere. Prima tra tutte il Ponte sullo Stretto. Pare, però, che le Grandi Opere siano diventate un modo per far arricchire faccendieri che regalano case ai ministri (senza che questi se ne accorgano) e siamo arrivati a fare due sedi per lo stesso G8, unico paese al mondo ad abbracciare la filosofia di fare uno al prezzo di due!

Tutti dicono che non ci sono alternative a questo governo, tutti concordano nel dire che siamo al capolinea di una lunga fase, ma tutti concordano che la sinistra non abbia idee. Oppure che ne abbia troppe, e che non riesca a mettersi d’accordo con se stessa. Certo, è più comodo affidarsi al leader carismatico e lasciar fare a lui. Ma il presidente della Confindustria ci dice che abbiamo perso dieci anni, e la stessa cosa la dicono i suoi predecessori, un tempo affascinati dal Ghe pensi mi (Ci penso io) del premier.
Dato che tutti gli italiani sono allenatori della nazionale (a parte me, perché di calcio non capisco niente) mi azzardo a fornire una ricetta.

Il Nuovo Patto ci deve essere, e deve essere lo Stato a dare la scossa al Paese, per ridargli vita. Ma come? Confesso che l’idea del Piano Casa mi piace. Con una piccola modifica. Le case italiane consumano troppa energia. Spendiamo fortune per riscaldarle e spendiamo fortune per rinfrescarle. Le nostre case vanno ristrutturate in modo radicale, tutte. In modo che diventino inerti, che consumino il meno possibile, anzi, che producano energia. Non abbiamo la tecnologia per farlo? Investiamo per arrivare a questo risultato. Ma mi pare che questa tecnologia ci sia. Questo rilancerebbe l’industria edilizia. Non per fare altre abitazioni (devastando ulteriormente il territorio) ma per migliorare quelle esistenti. Per restaurare in modo energeticamente valido le abitazioni che ci sono già. Tra parentesi, questo permetterebbe di risparmiare energia, in modo da dipendere meno dalle importazioni. La soluzione non è produrre più energia, la soluzione è consumarne meno! Ogni casa deve avere il suo impianto solare, deve essere coibentata, insonorizzata. Si devono cambiare gli infissi, le porte, e i sistemi di riscaldamento e raffreddamento. Contemporaneamente si mettono linee internet associate a quelle dei telefoni. Non basta?

Ci sono le automobili. Abbiamo un parco auto vecchissimo. E anche le nuove automobili consumano e inquinano. Dobbiamo inventare, sì inventare, automobili che consumino pochissimo e che non inquinino. E una volta che le abbiamo fatte dobbiamo incentivare le persone a cambiarle. In modo da rinnovare il parco auto. Invece la FIAT fa i SUV!

E dobbiamo cambiare, in modo radicale, le produzioni di beni. In modo da eliminare la produzione di rifiuti. Bisogna ripensare le confezioni dei beni che consumiamo. In modo che non si getti niente. La soluzione del problema dei rifiuti non è la raccolta differenziata, bisogna smettere di produrre rifiuti.

In ogni lavandino ci deve essere un tritarifiuti organici (negli USA c’è). Bisogna riutilizzare l’acqua domestica, per irrigare i campi, dopo opportuno trattamento.
Insomma, c’è da ripensare la nostra vita di tutti i giorni. Abbiamo vissuto in modo irresponsabile per troppo tempo. Non voglio tornare indietro, non voglio tornare agli anni Cinquanta. Ma so che non possiamo continuare così.

Il Ministero dell’Ambiente deve diventare più importante di quello dell’Economia. Tutto quello che si farà deve passare per il Ministero dell’Ambiente che deve controllare la sostenibilità delle proposte. Basta crescita infinita in sistemi finiti. E’ una follia. Questa gente, quella che propone la crescita secondo i vecchi schemi, ci ha portato alla rovina. Non possono essere loro a guidare la ripresa, la crescita. E l’Italia deve tornare ad essere il paese della Bellezza. E quindi propongo il Ministero della Bellezza. Che poi altro non è che la sintesi del Ministero dell’Ambiente e il Ministero dei Beni Culturali (le due facce della Bellezza del nostro Paese). L’obiettivo deve essere di ridiventare il Paese più bello del mondo. Lo eravamo. Questi ultimi venti anni ci hanno ricacciato indietro. E poi ci vuole il Ministero del Gusto. Anche i nomi hanno la loro importanza. E il Ministero della Pace.

Ah! gran parte della spesa pubblica va in Sanità. Noi distruggiamo il Paese, creiamo situazioni che portano alle patologie, e poi spendiamo fortune per curare i malati. Non va bene, non dobbiamo spendere per curare chi si ammala, dobbiamo spendere per evitare che ci si ammali. Inoltre spendiamo montagne di danaro per far vivere più a lungo chi è arrivato in fondo alla vita, e poi non sappiamo come gestire miriadi di anziani ai quali non viene concessa la dignità di morire senza accanimenti terapeutici.
Ci sono tante cose da fare, e non sono né di destra né di sinistra. Ah! ancora, mi piacerebbe vedere il Ministero della Logica, perché molto di quel che abbiamo fatto negli ultimi decenni è fuori da ogni logica. Ci vuole la Guardia della Logica, e appena uno la spara grossa bisogna prenderlo e metterlo di fronte alle sue contraddizioni logiche. Una per tutte: meno tasse per tutti (che significa anche meno tasse per chi non le ha mai pagate). Un’altra? i mafiosi sono eroi, i giudici sono un cancro da estirpare. Queste sono quelle della Destra.  Ne volete una della Sinistra? Pensare che le cose fatte dallo Stato siano necessariamente inefficienti e che solo i privati sappiano fare bene le cose. Non è vero! Vogliamo uno Stato che faccia funzionare bene le cose. Si può! Il Governo D'Alema, di sinistra, ha iniziato le privatizzazioni! Invece avrebbe dovuto far vedere che le cose dello Stato possono funzionare benissimo.

Forse può bastare, per ricominciare....

 


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