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LA LETTERA REGIA PROVENIENTE DAL SANTUARIO DI SINURI PRESSO MYLASA IN CARIA PDF Stampa E-mail
Storia e Cultura Antica
Scritto da Biagio Virgilio   
Lunedì 18 Luglio 2011 17:10

sulla base dei calchi del Fonds Louis Robert

 

Ho il piacere di offrire al sito web della Univeristà Popolare «A. Vallone» di Galatina, questa sintetica notizia dedicata all’arduo deciframento, che ho potuto effettuare a Parigi nel corso di questi anni, del testo di una lettera regia rimasta fin qui indecifrata. Questa notizia figura anche fra le ricerche sull’Asia Minore Ellenistica, in un link dell’Università di Pisa: http://sta.humnet.unipi.it/index.php?id=166. Al deciframento della lettera sono pervenuto utilizzando i calchi e i documenti custoditi nel Fonds Louis Robert della Académie des Inscriptions et Belles-Lettres, all’Institut de France, dove ho avuto il grande e raro privilegio di essere ammesso grazie alla cortese autorizzazione concessami dal Prof. Glen W. Bowersock (Institute for Advanced Study, Princeton-USA), responsabile scientifico del Fonds Louis Robert.

Ho presentato i risultati del mio deciframento della lettera reale nella Journée d’étude del 7 novembre 2008, organizzata a Parigi dal Collège de France e dalla Académie des Inscriptions et Belles-Lettres per celebrare il 10° anniversario della creazione del Fonds Louis Robert. Della lettera di Sinuri ho trattato anche nel ciclo di lezioni sulla corrispondenza reale ellenistica che ho tenuto al Collège de France nel novembre-dicembre 2008, e nel corso del Convegno Roma e l’eredità ellenistica, svoltosi a Milano nel gennaio 2009 (gli atti del Convegno, e il mio contributo, sono pubblicati in «Studi Ellenistici» XXIII, Pisa 2010). Le ricerche condotte nel Fonds Louis Robert e le lezioni tenute al Collège de France sono in corso di stampa nel mio volume: Le roi écrit. La correspondance du souverain hellénistique, suivie de deux lettres d’Antiochos III à partir de Louis Robert et d’Adolf Wilhelm («Studi Ellenistici» XXV, Pisa 2011).

 

 

Il 29 ottobre 1934 Louis Robert (1904-1985) identificò nel villaggio turco di Kalınağıl, poco distante da Milas (l’antica Milasa), il santuario del dio cario Sinuri, annotando nel suo Carnet n° 34 (1934): «Ce sanctuaire de Sinuri est à fouiller.» Gli scavi del piccolo santuario furono portati a termine da Pierre Devambez (1902-1980) nell’estate del 1935. Nel 1945, L. Robert pubblicò 81 iscrizioni provenienti dal santuario di Sinuri (Le sanctuaire de Sinuri près de Mylasa. I. Les inscriptions grecques) fondandosi prevalentemente sui calchi eseguiti da P. Devambez nel corso degli scavi. Malgrado la modestia dei resti archeologici, le iscrizioni hanno messo in luce le intense attività economiche ed amministrative eseguite dalla syggeneia che amministrava il santuario e i suoi beni, soprattutto fra il III e il I secolo a.C. Alcuni frammenti epigrafici erano stati tralasciati da L. Robert o per lo scarso numero e significato delle lettere superstiti, o per le difficoltà di lettura.

Di una iscrizione registrata con il nr. d’inv. 202, L. Robert riusciva a leggere sui calchi poche lettere sparse nelle 10 linee superstitii, ma sufficienti a fargli stabilire che si trattava di una lettera reale scritta da un re Antioco. L. Robert si riprometteva di approfondire il deciframento dell’iscrizione in occasione di un viaggio in Caria.

In effetti, nel Carnet n° 39 (1946), Louis Robert registra il suo passaggio a Kalınağıl nel settembre 1946, insieme con la moglie Jeanne: nella circostanza egli ritrova l’iscrizione sul sito del santuario e la copia nel suo Carnet n° 39 (1946), annotando poi, in Hellenica VII (1949), di non avere potuto fare progressi nella lettura dell’iscrizione. Più tardi, pubblicando le iscrizioni del santuario di Amyzon (Fouilles d’Amyzon, 1983), Jeanne e Louis Robert attribuivano la lettera di Sinuri ad Antioco III, ritenendo che essa potesse fare parte di quella politica coerentemente messa in atto da Antioco III e da Zeuxi nei confronti dei santuari cari e documentata ormai dalle iscrizioni di Labraunda e di Amyzon.

Nel 1998, per volere di Jeanne Robert (nata Vermaseren, 1910-2002), è stato costituito il Fonds Louis Robert presso l’Académie des Inscriptions et Belles-Lettres a Parigi, dove è custodita e ordinata la stupefacente ricchezza di calchi, carnets di viaggio e di scavo, dossiers, monete, foto e altri documenti: quegli archivi imponenti offrono la testimonianza mirabile e sempre feconda dell’opera gigantesca e impareggiabile di Jeanne et Louis Robert.

Grazie alle autorizzazioni generosamente accordatemi dal Prof. Glen W. Bowersock, responsabile scientifico del Fonds Louis Robert, e con l’amichevole sostegno di M.me Béatrice Meyer, ho potuto esaminare nel Fonds Louis Robert i documenti relativi alle iscrizioni di Sinuri, in particolare: i quattro calchi cartacei n° 2403-2406 della lettera reale; il Dossier n° 71 «Sinuri»; i Carnet n° 28-35, relativi ai primi due viaggi in Caria di L. Robert nel 1932 e 1934, i Carnet n° 39-41 relativi al nuovo viaggio in Caria di Louis e Jeanne Robert nel 1946.

La lettera reale di Sinuri fa parte del voluminoso dossier delle epistole reali ellenistiche che da un decennio vado raccogliendo e annotando con il proposito di un aggiornamento della celebre Royal Correspondence di C. B. Welles (1901-1970) pubblicata nel 1934. Lo studio della lettera di Sinuri nel Fonds Louis Robert è stato accompagnato da un viaggio in Caria nel 2008, nel corso del quale sono risultati vani i miei tentativi di rintracciare il blocco contenente l’iscrizione, a Milas/Mylasa, e sul sito del santuario a Kalınağıl /Sinuri. Non restava dunque che cercare di decifrare l’iscrizione sulla base dei quattro calchi custoditi nel Fonds Louis Robert, che presentano difficoltà insormontabili a una lettura diretta. In effetti, sono state le centinaia di foto digitali che io stesso ho fatto dei calchi, e la loro elaborazione al computer, che mi hanno lentamente condotto alla decifrazione quasi completa di ciò che resta della lettera reale. Un ruolo importante ha anche avuto la rielaborazione digitale e informatica delle foto dei calchi risalenti a Louis Robert.

Per la decifrazione dell’iscrizione è stata determinante la lettura di parole-chiave che si ripetono: anastalenai (l. 3 e l. 8), apachthenta (l. 6 e l. 8). I due termini orientano verso una precisa categoria di documenti: quelli che trattano del sequestro, della presa in ostaggio e della deportazione di persone (apagein) da parte di briganti, pirati o eserciti in guerra e del loro rimpatrio sani e salvi (anastellein) a séguito dell’intervento di personaggi influenti o di autorità politiche o di altri intermediari.

Il titolo del re nella forma Basileus Antiochos Megas determina la cronologia della lettera fra il 203 e il 201 a.C. (a partire dal 200 a.C., il titolo del re diventa: Basileus Megas Antiochos). Dunque, le circostanze storiche della lettera reale appartengono al periodo della campagna in Caria di Antioco e di Zeuxi, appunto fra il 203 e il 201 a.C.

Dalla lettera apprendiamo che un gruppo di persone (probabilmente il personale sacro dipendente dal santuario: gli hierodouloi) era stato prelevato con la forza e deportato altrove, evidentemente con il proposito di ottenere un riscatto per il loro rilascio; che un fondo di proprietà (topos) del santuario era stato occupato e saccheggiato dall’esercito seleucidico di passaggio. Nei documenti che trattano del sequestro di persone, queste, siano esse di condizione libera o schiavile, uomini e donne, sono definite collettivamente somata apachthenta, lett.: “corpi sequestrati”. I malcapitati caduti in potere altrui, catturati e deportati, privati della loro condizione sociale e giuridica originaria, diventano dei semplici “corpi”, semplici merci e oggetti di scambio: la prospettiva dei somata apachthenta è infatti la liberazione dietro pagamento di un riscatto o la vendita in schiavitù o la morte. Nel caso del santuario di Sinuri, le persone sequestrate appartenevano con ogni probabilità a quella categoria di personale “sacro” nota con il nome di hierodouloi, i quali erano caratterizzati da un vincolo di dipendenza, non necessariamente di tipo servile, nei confronti del santuario; perciò, come già in altri casi, gli hierodouloi, nella loro condizione di cattività, saranno divenuti hiera somata apachthenta, lett.: “corpi sacri sequestrati”.

Con la sua lettera, il re Antioco concede che gli hiera somata apachthenta siano rimpatriati sani e salvi (senza riscatto) nei domini del santuario dai quali erano stati prelevati, e che il fondo occupato dall’esercito seleucidico tornasse nella piena proprietà del santuario e fosse delimitato da stele di confine.

Questa interpretazione della lettera di Antioco a Sinuri trova precisa conferma nei documenti di altri due ben più noti santuari in Caria: l’Artemision di Amyzon e il santuario di Zeus a Labraunda, anch’essi coinvolti dal passaggio dell’esercito seleucidico nella stessa campagna in Caria. Un decreto di Amyzon rende noto che l’esercito seleucidico aveva sequestrato gli hierodouloi dell’Artemision, e che l’ambasceria di un eminente cittadino di Amyzon presso il re Antioco aveva ottenuto che gli hiera somata apachthenta fossero rimpatriati sani e salvi ad Amyzon (senza riscatto). Un altro decreto di Amyzon rende noto che l’intervento di alcuni alti funzionari seleucidici aveva consentito il recupero dei beni (aposkeué) degli abitanti, saccheggiati dall’esercito e portati nella fortezza di Alinda. Una lettera di Zeuxi all’esercito ordina ai soldati di rispettare in ogni modo il santuario di Labraunda; ecc.

I documenti di Amyzon, Labraunda, Sinuri, mostrano che, malgrado le direttive di Antioco di rispettare i luoghi sacri, alcuni di questi santuari non evitarono né il sequestro di persone né il saccheggio da parte dell’esercito seleucidico di passaggio nel corso della campagna in Caria del 203-201 a.C.

[vedi l'allegato contenente la foto del testo greco e la traduzione della lettera reale]

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