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Vacanze, spazzatura e precipizi PDF Stampa E-mail
Ecologia
Scritto da Ferdinando Boero   
Martedì 16 Agosto 2011 11:11

[Pubblicato nel “Nuovo Quotidiano di Puglia” del 28 luglio 2011]

 

Dopo un decennio a S. Isidoro, quest’anno la figlia diciottenne ci ha costretto a villeggiare a Torre dell’Orso, meta di vacanza di miriadi di adolescenti che, giustamente, se la spassano dopo le fatiche scolastiche. Devo dire che la spiaggia con un milione di persone, grossi altoparlanti che scaricano musica rimbombante, torme di corpi seminudi che si dimenano in acqua al comando di un kapò del divertimento, giocatori di tamburello sulla battigia, emuli di Maradona che tirano in porta nel bel mezzo della gente, madri urlanti e padri rassegnati... non sono proprio il mio massimo. Però, finita la spiaggia, inizia la scogliera. E la musica cambia. Anzi, per fortuna, la musica non c’è più. Si sente il mare e si sente il vento, e ci sono sentieri meravigliosi che seguono la falesia rocciosa, ogni tanto c’è un passaggio che porta giù al mare. Si può arrivare fino a Torre S. Andrea (dove c’è un signore che scolpisce il legno portato dal mare e fabbrica deliziosi cestini con i legni locali) e, da lì, si può proseguire fino agli Alimini. Un paradiso. Si può fare a piedi, ma si può fare anche in mountain bike. Ogni tanto si scende al mare, si fa un bagno, e poi si procede. Si può camminare per ore ammirando posti bellissimi.

Con faraglioni, grotte, archi, scogliere a picco e scogliere piane, con piccole piscine scavate dal mare in cui l’acqua è caldissima.  Ho già detto che per me, innamorato di questa terra, è un piacere immaginare come può vederla qualcuno che viene per la prima volta a visitarci. In modo da rivivere lo stupore di fronte a una bellezza alla quale siamo abituati, a cui non facciamo più caso. E quindi guardo queste meraviglie come se fosse la prima volta che le vedo. Non è tutto perfetto, però. Ogni volta che qualche strada porta le automobili verso la costa, invariabilmente ci sono cumuli di rifiuti, plastica, avanzi di pic nic, le immancabili bottiglie di birra, marroni. Alcuni rifiuti sono recenti, altri sono oramai di stagione. Non ce l’ho con le amministrazioni comunali. Non devono pulire quei luoghi, e non devono mettere cestini per la spazzatura. Chi va lì a mangiare deve riportare indietro la sua spazzatura, e la deve gettare nei bidoni una volta tornato a casa. I più sensibili appendono le buste di plastica piene di immondizia ai poveri pini, contribuendo a formare paesaggi inquietanti.

 

L’altra sera, però, ero a prendere il gelato in una famosa gelateria di Torre dell’Orso e un bimbo, evidentemente locale, aveva una manciata di fazzolettini di carta per non sporcarsi mentre maneggiava un enorme cono. Gli sono sfuggiti di mano e hanno cominciato a volare sulla piazzetta. E lui si è messo a rincorrerli e li ha recuperati uno per uno, e poi li ha gettati nel cestino delle cartacce. Chi gli avrà insegnato a comportarsi così? Forse la scuola, ma non credo. Cavalline storne e equivalenze sono irrinunciabili, mentre essere buoni cittadini è opzionale, nei nostri percorsi educativi. Probabilmente sono stati i genitori che, in effetti, lo guardavano compiaciuti.

Quel ragazzino mi ha rimesso in pace con chi vive in un posto bellissimo e lo tratta come un immondezzaio. Una cosa devo dire, ancora. La scogliera è molto friabile, il mare la scava e costruisce grandi grotte, e poi la volta della grotta crolla, come è avvenuto per la grotta della Poesia. E’ una cosa normale, naturale. E noi dove abbiamo costruito le case? Su una falesia che non dà nessuna garanzia di stabilità. E ora si stanno costruendo opere a mare per difenderla. Dureranno due o tre anni, faranno arricchire l’ingegnere che le ha realizzate e presto il problema si ripresenterà (con grande gioia dell’ingegnere). Stessa sorte alle case costruite sulle dune, in altri tratti di costa. Tutti i paesi lungo la costa sono “marine” di qualche paese nell'interno e sono stati costruiti in anni recenti (non ci sono centri storici, a parte Otranto e Gallipoli), in posti dove non si dovrebbe costruire, da cui i nostri antenati si guardavano bene dal costruire. Questo mi fa venire il mente il Giappone, dove i “vecchi” hanno eretto cippi in pietra dove hanno scritto: Le abitazioni in alto sono pace ed armonia per i nostri discendenti. Ricordate la calamità dei grandi tsunami. Non costruite nessuna casa al di sotto di questo punto. E invece di ascoltarli hanno costruito sulla costa le case e le centrali nucleari, confidando che la tecnologia avrebbe vinto la natura. Come è andata lo sappiamo, quel posto si chiama Fukushima. I nostri vecchi, costruendo solo nell’interno, ci hanno detto implicitamente che la costa va lasciata libera. Incuranti, abbiamo costruito dove non dovevamo, e poi diamo la colpa alla natura se qualcosa va storto. La colpa è solo nostra: spazzatura appesa agli alberi, case sulla sabbia o sul precipizio. Per fortuna che c’è quel bambino, quello che raccoglie i fazzolettini portati dal vento. Speriamo solo che ce ne siano tanti come lui e che prima o poi rimedino ai nostri errori. Per il momento sono destinati a subirli.


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