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Finalmente lo statuto! PDF Stampa E-mail
Sallentina
Scritto da Ferdinando Boero   
Giovedì 18 Agosto 2011 08:34

[Pubblicato nel “Nuovo Quotidiano di Puglia" il 7 agosto 2011]

 

Dopo infinite polemiche, finalmente l’Università del Salento ha il suo Statuto. 112 articoli, contro i 139 della Costituzione della Repubblica Italiana. L’ho letto nella versione approvata recentemente e lo trovo pienamente condivisibile. E poi altro non si poteva fare, visto che la Legge Gelmini imponeva determinate scelte che, volenti o nolenti, dovevamo fare. Alcuni amici statutologi saranno in parte insoddisfatti, mentre altri saranno pienamente soddisfatti. Il fatto è che uno statuto lo dovevamo fare. Un mio compagno di liceo, che ora fa il Preside di Scienze a Genova, un giorno mi ha detto: i contratti si fanno per i nemici. Tra amici non ce n’è bisogno.

Questa frase mi ha fatto venire in mente i paleontologi nel film Jurassic Park che, ingenuamente, dichiarano di non aver mai conosciuto un avvocato, di non averne mai avuto bisogno. Beati loro.

Gli Statuti delineano principi generali, i fondamenti del vivere comune all’interno di una struttura. Di solito sono bellissimi. Come lo è la nostra Costituzione, dove si sanciscono principi che, nella vita reale, purtroppo, sono sistematicamente disattesi. Basti pensare al diritto al lavoro.Dopo lo statuto ci saranno i Regolamenti di attuazione. Speriamo che si baseranno sull’articolo che mi è piaciuto di più, il 56, dove si recita, al punto 7 comma b, che il Senato Accademico ha, tra le sue funzioni, la semplificazione normativa e amministrativa dell’Ateneo.

Mi ha fatto venire in mente il Ministero della Semplificazione. Fino ad ora, lo ammetto, in qualunque direzione mi sia mosso, con qualunque tipo di amministrazione sia entrato in contatto, la mia impressione è stata di trovarmi di fronte al famigerato UCAS: l’Ufficio Complicazione Affari Semplici. Se dall’Italia si passa all’Europa le complicazioni si moltiplicano ulteriormente. I professori universitari, a meno di essere assenteisti, passano molta parte del loro tempo a riempire scartoffie e a partecipare a riunioni di dipartimenti, facoltà, corsi di laurea (o adesso sono di studio?), scuole di dottorato, e poi di miriadi di commissioni dedicate ad ogni singolo momento della vita accademica. Poi ci sono le lezioni, gli esami, e si dovrebbe anche trovare il tempo per studiare ed aggiornarsi e, infine, per produrre scientificamente. Ma se si ottempera a tutti gli adempimenti burocratici o para-burocratici, gran parte della giornata se ne va, e alla fine il lavoro “creativo” viene relegato nei ritagli di tempo. Se però ci sono progetti finanziati (e per fortuna ce ne sono) si deve far fronte agli impegni. A volte trascurando le tonnellate di scartoffie che bisogna invece compilare con la massima cura, pena l’inadempienza burocratica, punita con pene atroci, se arriva un controllo.
La semplificazione normativa e amministrativa, quindi, è una cosa, a mio modesto parere, di assoluta necessità.
Nella mia ingenuità, penso che i nodi gordiani si possano sciogliere solo con la spada e tremo al pensiero delle discussioni di una potenziale commissione per la semplificazione. La parola valutazione, nel nostro Statuto, compare più di 60 volte. La valutazione è l’unica strada per la semplificazione.

I docenti sono valutati dagli studenti. Le valutazioni sono buone? Non c’è bisogno di altro (anche se forse bisogna aggiungere qualche domanda nei questionari, tipo: è il titolare del corso a svolgere regolarmente le lezioni?). Non lo sono? allora si indaga. Fine. Lo stesso vale per la ricerca. Un professore produce in modo adeguato? Il suo lavoro è citato internazionalmente in modo comparabile a quello dei colleghi della sua disciplina? Bene, bravo! Non serve altro. Partecipa, magari come coordinatore, a progetti europei o a progetti di rilevante interesse nazionale? Meglio ancora! I finanziamenti locali, in assenza di progetti internazionali e nazionali, li lascerei perdere.... basta avere l’amico nel posto giusto e il gioco è fatto. Se tutto questo manca, invece, si passa alla ricognizione, per capire il perché del mancato rendimento.

Sembra facile, mi si dirà! La mia esperienza negli Stati Uniti mi ha fatto vedere che lì le cose si fanno in questo modo e, quindi, è possibile. Ovviamente gli stipendi sono differenti e si basano sui risultati. E le Università hanno serie classifiche, basate sul prestigio dei docenti. Speriamo che tutto questo si avveri anche da noi, anche se, purtroppo, noi italiani siamo maestri nel cambiare tutto perché tutto resti come prima. Intanto rallegriamoci del nuovo statuto, quanto al resto... staremo a vedere.

P.S. Sono stati resi pubblici i vincitori dei Progetti di Rilevante Interesse Nazionale. I progetti coordinati dall’Università del Salento sono 5. Abbiamo ampi margini di miglioramento!


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