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"La signora dello zoo di Varsavia" al cineforum dell'Università Popolare
La scelta di riservare il primo lunedì di ogni mese al nostro cineforum ci permette di cominciare il 2019 con La signora dello zoo di Varsavia: la scelta di Roberta Lisi, alla quale dobbiamo il... Leggi tutto...
Programma gennaio 2019
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Stagione teatrale a Lecce
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Stagione teatrale a Cavallino
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Critica letteraria
Venerdì 19 Agosto 2011 11:44

Intervista a Gianni Celati

[in “Nazione Indiana”, 10 aprile 2010, intervista redazionale]

 

Come giudichi in generale, come speditivo apprezzamento di massima, lo stato della nostra letteratura contemporanea (narrativa e/o poesia)? Concordi con quei critici che denunciano la totale mancanza di vitalità del romanzo e della poesia nell’Italia contemporanea?

Nel campo letterario, come in quello politico-finanziario, domina il traffico manageriale, l’aggrapparsi al carro del vincitore. Le tonnellate di romanzi buttati sul mercato sono tutti una ripetizione delle ultime furberie per infilare la strada del successo.

Ti sembra che la tendenza verso un’industrializzazione crescente dell’editoria freni in qualche modo l’apparizione di opere di qualità?

Quello che domina è una letteratura meccanizzata. I prodotti  più venduto sono finzioni che hanno tagliato i ponti con una letteratura del passato, considerata troppo scomoda e difficile. E la lingua dei nuovi minestroni romanzeschi è la lingua dell’attualità, con le frasi impantanate in un presupposto e scolastico “scrivere come si deve” .

Ti sembra che le pagine culturali dei quotidiani e dei settimanali rispecchino in modo soddisfacente lo stato della nostra letteratura (prosa e poesia), e quali critiche faresti?

Non  so. Abito in Inghilterra e non li leggo. Ma, come ho detto, la più usata è la lingua meccanica dell’attualità, oppure la lingua pubblicitaria all’americana

Ti sembra che la maggior parte delle case editrici italiane facciano un buon lavoro in rapporto alla ricerca di nuovi autori di buon livello e alla promozione a lungo termine di autori e testi di qualità (prosa e/o poesia)?

Credo che la maggior parte delle case editrici badino ai propri affari e basta, seguendo le direttive manageriali. Questi manager non sanno quello che pubblicano, sanno solo il numero delle copie vendute. E ormai c’è un compra-vendita degli autori di successo come quello dei calciatori.

Credi che il web abbia mutato le modalità di diffusione e di fruizione della nostra letteratura (narrativa e/o poesia) contemporanea? E se sì, in che modo?

Sì, credo di sì. Ma non sono in grado di dire altro.

Pensi che la letteratura, o alcune sue componenti, andrebbero sostenute in qualche modo, e in caso affermativo, in quali forme?

Sostenerle come? Con qualche istituzione come i premi? I premi con fasto di quattrini, abboffate per signori di lusso, e  organizzatori che non permettono critiche? No, meglio che ognuno vada per la sua strada, e se ha il coraggio di restare nell’ombra, tanto meglio.

Nella oggettiva e evidente crisi della nostra democrazia (pervasivo controllo politico sui media e sostanziale impunità giuridica di chi detiene il potere, crescenti xenofobia e razzismo …), che ha una risonanza sempre maggiore all’estero, ti sembra che gli scrittori italiani abbiano modo di dire la loro, o abbiano comunque un qualche peso?

Se un cosiddetto scrittore vuol mettersi a “dire la sua” potrà farlo solo usando le frasi fatte dell’ultim’ora sui giornali. Questa è la koiné del giorno d’oggi. Non  credo sia possibile farsi tante illusioni, come “esseri liberi”.  Gran parte di autori che si mettono a dire la loro sulla stampa, mi sembra che lo facciano  per crearsi un pubblico, esser sulla cresta dell’onda , e poi magari scrivere romanzi meccanizzati con un pubblico già pronto ad applaudirli.

Nella suddetta evidente crisi della nostra democrazia, ti sembra che gli scrittori abbiano delle responsabilità, vale a dire che avrebbero potuto o potrebbero esporsi maggiormente e in quali forme?

Sì, potrebbero essere meno ruffiani. Il ruffianesimo della politica, della letteratura, dell’università: questa è la retta via nell’inferno del giorno d’oggi.

Reputi che ci sia una separazione tra mondo della cultura e mondo politico e, in caso affermativo, pensi che abbia dei precisi effetti?

Al punto a cui siamo, non c’è neanche modo di capire che razza di nazione sia l’Italia. Ma trovo anche inutile condannare i singoli. Vanno dietro al carro del vincitore. Abitudine antica.

Ti sembra opportuno che uno scrittore con convincimenti democratici collabori alle pagine culturali di quotidiani quali «Libero» e «il Giornale», caratterizzati da stili giornalistici non consoni a un paese democratico (marcata faziosità dell’informazione, servilismo nei confronti di chi detiene il potere, prese di posizione xenofobe, razziste e omofobe…), e che appoggiano apertamente politiche che portano a un oggettivo deterioramento della democrazia?

Conosco quei giornali per uno scivolone fatto sulle loro pagine in un periodo di depressione, quando ero in vena di darci un taglio con lo scrivere. L’intervistatore era garbato, ma ho capito che le mie lagne contro un editore di sinistra facevano comodo. Da una frase che un amico mi ha riportato, pare mi prendano per uno di loro, ma “troppo timido”. Solo in seguito ho letto quel tipo di stampa, che rappresenta la situazione attuale con testate d’assalto, secondo un classico stile di destra. Xenofobi, razzisti, omofobi, si tramandano la cieca rissosità ch’era del fascismo.

 

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