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Programma gennaio 2019
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La reputazione dell’Italia PDF Stampa E-mail
Ecologia
Scritto da Ferdinando Boero   
Sabato 20 Agosto 2011 10:24

[nel “Nuovo Quotidiano di Puglia” dell’8 agosto 2011]



La nostra reputazione è quello che gli altri dicono e pensano di noi. Il mio lavoro mi porta a viaggiare molto, in molte parti del mondo. E poi, con internet, non c’è neppure bisogno di viaggiare, basta leggere i giornali degli altri paesi: si trovano online. Bene, da molti anni la nostra reputazione è in caduta libera. Se devo individuare un momento in cui la strada ha iniziato a diventare impervia, mi viene in mente l’approvazione della legge che depenalizza il falso in bilancio. Erano i tempi dello scandalo Enron. C’era Bush alla Casa Bianca. Per salvare la reputazione degli Stati Uniti, Bush fece leggi draconiane contro la falsificazione dei bilanci. Perché le fece? Perché sapeva che gli investitori di tutto il mondo non avrebbero messo un centesimo in un’economia in cui si tollerano i falsi in bilancio. Non so se è chiaro. Io investo i miei soldi in un’azienda e lo faccio perché penso che abbia una solida situazione. L’azienda, però, non ha una solida situazione ma sembra che la abbia perché falsifica i suoi bilanci. Prima o poi i nodi vengono al pettine e io, investitore, perdo i miei soldi (ricordate Cirio e Parmalat?). Bisogna rassicurare gli investitori. E così Bush ha inasprito le pene sul falso in bilancio. Noi, invece, lo abbiamo depenalizzato. E’ chiaro? Quale segnale abbiamo mandato al mondo? Non ci percepiscono come un paese serio. E oltre a quel segnale ne abbiamo mandati tantissimi altri. Il risultato è che la nostra reputazione è andata calando sempre di più. Se perdere la reputazione è facile, è altrettanto facile riguadagnarla, in termini di tempo, se si cambia strada. Perché a nessuno piace avere attorno qualcuno che è screditato. Però bisogna dare prova di meritare una rinnovata fiducia, bisogna far vedere a tutti, con i fatti, che si è in grado di cambiare. Certo, cambiare. Non si può pensare di continuare come prima se si vuol dare un’impressione di cambiamento. 
Quando ero al liceo andavo malissimo. Mi hanno bocciato due volte. I programmi non erano di mio gradimento. Ho subìto solenni ramanzine da parte di molti e ricordo che, per qualche ora, dopo la ramanzina, avevo persino buoni e sinceri propositi. Ma poi tutto tornava come prima. All’università, all’improvviso, ho trovato cose che mi piaceva studiare. Non ho avuto più bisogno di ramanzine, trovata la strada tutto è diventato facile e, da allora, non ho fatto altro che studiare (una cosa che prima mi pareva una condanna).
Dobbiamo trovare la nostra strada, capire cosa vogliamo. E in quel che vogliamo ci devono essere cose serie, perché anche quando mi bocciavano io sapevo cosa volevo, ma non era una cosa seria.
Il passaggio dal liceo all’università è stato un cambiamento radicale. In questi ultimi decenni abbiamo vissuto come liceali irresponsabili, sicuri che comunque ci avrebbero promossi, anche senza studiare. Mentre altri sgobbavano sui libri. Stupidi! pensavamo. Secchioni! Noi invece ci divertiamo. Quel tempo è arrivato alla fine, e ora dobbiamo diventare grandi e dobbiamo capire se vogliamo andare all’università o se ci accontentiamo di quel che siamo (liceali irresponsabili che faranno lavori da poco).
La prima cosa da fare è di fare bene, al meglio, il proprio lavoro. Non possiamo attenderci che qualcuno ci salvi. Un uomo del destino. La nostra reputazione si costruisce con l’immagine che diamo all’esterno in quanto paese. Se chi viene qui trova un paese sciatto, mal tenuto, sporco, brutto, allora la reputazione scende. Se chi va al ristorante viene derubato, chi va dal meccanico viene truffato, chi compra qualcosa non riceve lo scontrino, chi entra in un’università non trova nessuno, chi va in un ospedale attende ore per essere curato, chi accende la televisione trova insulsaggini... l’intero paese ne risente. I giovani stanno pagando un prezzo altissimo per l’irresponsabilità della mia generazione che non vuole crescere. Il cambiamento avverrà quando cambieremo noi. Ognuno deve fare al meglio, con competenza e con onestà, il lavoro che è chiamato a svolgere. Senza trovare giustificazioni nel fatto che, comunque, nessuno fa il suo dovere! Perché dovrei proprio io?
I miei studenti superano l’esame di zoologia con un compito scritto. Prima del compito chiedo che promettano di non copiare, impegnando il proprio onore su questa promessa. Sono sorpresi. Onore? Ma che vuole questo? Poi spiego: vi fareste operare da un chirurgo che ha copiato agli esami e che, in effetti, non sa niente? Poi dico lo stesso per altre professioni. Voi siete quel professionista possibile. Volete superare l’esame copiando o lo volete superare studiando? Onestà e competenza sono le due cose che ci possono salvare e non basta che siano onesti e competenti i nostri governanti, lo dobbiamo essere noi. E poi solo elettori onesti e competenti eleggono politici onesti e competenti, no? Dobbiamo dare prova di essere un paese onesto e competente. Ne va della nostra reputazione. Ah, se siamo onesti e competenti e abbiamo eletto una casta di politici disonesti e incompetenti, allora siamo proprio scemi!


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