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La nostra specie non evolve più? Dipende.... PDF Stampa E-mail
Ecologia
Scritto da Ferdinando Boero   
Mercoledì 24 Agosto 2011 07:11

[Pubblicato nel “Nuovo Quotidiano di Puglia” venerdì 19 agosto 2011 col titolo I veri limiti dell’intelligenza dell’uomo]


Uno studio dell’Università di Cambridge suggerisce che la nostra specie abbia raggiunto il massimo dell’evoluzione del sistema nervoso e che non ci siano margini di ulteriore aumento della nostra intelligenza. Praticamente dovremmo essere alla fine del nostro percorso evolutivo. Le spiegazioni sono squisitamente fisiologiche e parlano, tra le altre cose, di consumi energetici del cervello e di connessioni neuronali. Penso che questo studio sia una delle tante bufale estive, e ora vi spiego perché.

Intanto abbiamo innumerevoli esempi di esseri umani dotati di poteri intellettuali  ben al di sopra della media, e questi mostrano come ci siano ampi margini di “miglioramento” per la grande massa di chi, invece, stenta a ragionare adeguatamente. Visto che ci sono così tante guerre, è evidente che dobbiamo ancora “evolverci” nel modo in cui affrontiamo i problemi! Non dico che diventeremo tutti Mozart che, a cinque anni componeva pezzi musicali che ancora ci sorprendono, ma penso che abbiamo ancora molta strada davanti. E poi la nostra specie ha evoluto qualcosa che non ha molto a che vedere con la neurobiologia, anche se ne è il prodotto: noi siamo animali tecnologici. I nostri neuroni non riescono più a contenere tutte le informazioni e le conoscenze accumulate dai nostri antenati, però abbiamo inventato i computer, e la rete. Se oggi non ricordo più il titolo di un film del mio attore preferito, basta scrivere il nome di quell’attore in un motore di ricerca e ecco che in pochi secondi ho l’elenco dei suoi film e... ecco il titolo che non mi veniva in mente (a causa di insufficienti connessioni neuronali). Se voglio fare un calcolo complicatissimo, che persino il cervello di un matematico autistico non potrebbe affrontare, ecco che posso usare un supercomputer che in un batter d’occhio fa il lavoro per me. Anche i nostri muscoli hanno dei limiti, e la nostra struttura fisica ci impedisce di volare. Eppure spostiamo pesi che nessun altro vivente potrà mai spostare e, in barba alla nostra conformazione fisica... voliamo! Non respiriamo sott’acqua eppure raggiungiamo le più recondite profondità degli abissi marini. Questo è il nostro vero pericolo: siamo troppo bravi! Forse un uomo moderno medio non resisterebbe un giorno nella giungla amazzonica, ma il vero problema è che l’uomo moderno se ne sta nelle sue città e, per soddisfare i suoi bisogni, sta distruggendo la foresta amazzonica, e non solo quella. Non c’è bisogno di intelligenze superiori per capire che se non freniamo la nostra “potenza” arriveremo a distruggere i sistemi ambientali che ci sostengono e, così facendo, metteremo a rischio la sopravvivenza della nostra specie. Il problema, quindi, non è di diventare sempre più intelligenti ma, invece, di essere abbastanza intelligenti da capire che siamo andati troppo avanti e che dobbiamo restare al passo con il resto della natura, perché ne siamo parte. Qui non si tratta di connessioni neuronali, si tratta di bilanciare una tendenza evolutiva a soddisfare bisogni immediati sempre crescenti mantenendo la capacità di prevedere che il loro soddisfacimento ci creerà problemi che non riusciremo ad affrontare neppure con tutte le nostre magnifiche tecnologie. Non ci vogliono intelligenze superiori per capire che la crescita della popolazione umana non può procedere all’infinito (il pianeta non può sostenere un numero infinito di umani) e che, ovviamente, la crescita economica ha anch’essa dei limiti, esattamente per gli stessi motivi. Abbiamo canalizzato la nostra intelligenza verso la crescita, ora dovremmo cercare di adoperarla per aumentare la qualità della nostra vita, senza pretendere che la quantità aumenti all’infinito. Le nostre connessioni neuronali dovrebbero essere sufficienti per capire questo semplice fatto. Se invece non lo sono... poco male. Ci estingueremo seguendo un’impossibile crescita e sopravviveranno specie meno distruttive di noi. Se evolveremo non sarà verso un aumento della nostra intelligenza ma, invece, verso un uso sostenibile dei suoi prodotti.


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