Convocazione Assemblea Straordinaria
Convocazione Assemblea Straordinaria  dei Soci del 7 febbraio 2020       Come già annunciato nell’Assemblea precedente del 28 ottobre 2019, si ripropone la necessità di decidere in modo... Leggi tutto...
Programma di Dicembre
UNIVERSITA' POPOLARE ALDO VALLONE GALATINA Lunedì 2 dicembre, sala Contaldo, ore 18,00: prof. Vincenzo Mello, Myflor e Flormart 2019: Orto-Floro-Vivaismo internazionale. Venerdì 6 dicembre, sala... Leggi tutto...
Programma di Novembre
UNIVERSITA' POPOLARE ALDO VALLONE GALATINA Martedì 5 Novembre, ore 17,45 sala Contaldo : cineforum Belle. La ragazza del dipinto, a cura di Roberta Lisi   Giovedì 7 novembre, ore 17, Lecce,... Leggi tutto...
Si ricomincia...
Dopo la pausa estiva, interrotta dall'Open Day che come sempre ci ha permesso di incontrarci e presentare le nostre attività ad amici e soci vecchi e nuovi, il nostro anno accademico 2019-20 ha... Leggi tutto...
Programma aggiornato di marzo e ordine del giorno della prossima assemblea
A causa dell'assenza di soci e membri del Consiglio Direttivo nella data precedentemente indicata, l'Assemblea dei soci programmata per il 1° marzo è stata rimandata a giovedì 7 marzo alle ore 18,... Leggi tutto...
Stagione teatrale a Lecce
In allegato il programma della stagione teatrale del Comune di Lecce (teatri... Leggi tutto...
Stagione teatrale a Cavallino
  CITTA' DI CAVALLINO - TEATRO "IL DUCALE" Stagione teatrale 9 Dicembre 2017 -... Leggi tutto...
Finalmente online!
1° Settembre 2010 nasce il sito dell' "Università Popolare Aldo Vallone... Leggi tutto...
Home
L’affascinante enigma di Otranto PDF Stampa E-mail
Sallentina
Scritto da Ennio Bonea   
Venerdì 26 Agosto 2011 06:42

[in “Apulia”, giugno 1981]


Otranto, quella odierna, che si stende ad arco sul canale dove, nelle giornate chiare, si disegnano le sponde albanesi dell'antico Epiro, pare in composta contemplazione del vecchio borgo, raccolto, attraverso la porta alfonsina, su un tenue pendio, intorno alle due piccole gobbe su cui poggiano il tempietto bizantino di S. Pietro e il lungo corpo della Cattedrale.
Nel borgo, un reticolo intricato di viuzze e piazzuole, tra antichissime case e qualche palazzotto lillipuziano, tutte costruite col tufo su cui il vento ha giocato, e gioca, segnando il suo passaggio con rughe di erosione che fanno contare i secoli, come i cerchi di un tronco tagliato gli anni della pianta, conduce appunto, in un bizzarro, favoloso gioco dell'oca a quei due monumenti, due modi e momenti della religiosità meridionale, oppure in una specie di percorso centrifugo, alla mole del Castello aragonese che, difeso alle spalle dal mare che lo lambisce, col portale rivolto, dal basso, alla Cattedrale, pare stia a sua vigile difesa. E' la storia di Otranto in quegli edifici, testimoni di un passato splendore, quando la città, cinquecento e più anni fa, aveva almeno quattro/cinque volte gli abitanti di oggi. Essi sono il segno di una duplice autorità: quella dell'Arcivescovo che allora estendeva il suo potere fino a Matera e quella, meno presente, degli aragonesi, già declinante, quando Otranto subì l'assalto dell'armata navale turca guidata da Achmed Giedek Pascià, ammiraglio del sultano Maometto II, e l'assedio delle soldatesche.

Per continuare a leggere clicca qui


Torna su