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Lecce capitale di quale cultura? PDF Stampa E-mail
Sallentina
Scritto da Ferdinando Boero   
Sabato 17 Settembre 2011 06:07

[“Nuovo Quotidiano di Puglia” del 14 settembre 2011]

 

Sono proprio contento che il sindaco di Lecce abbia pensato di proporre la città come capitale europea della cultura. La mia città natale, Genova, lo è stata qualche anno fa e devo dire che questa iniziativa le ha dato un grande impulso. Tutto è partito dal cinquecentenario della scoperta dell’America (fatta da un genovese, tale Colombo), con la costruzione dell’Acquario e la ristrutturazione del Porto Antico. Poi, appunto, c’è stata la nomina a capitale europea della cultura e, in seguito, l’inserimento del centro storico nel patrimonio mondiale dell’Unesco.

Mi guardo attorno e vedo che la città dove vivo da tanto tempo, Lecce, ha potenzialità analoghe. Penso che ce la possiamo fare. Però penso che abbiamo ancora un po’ di strada davanti. Quello che ha innescato il processo di rinascita di Genova sono state, come ho detto, le Colombiane del 1992. Noi non abbiamo un evento simbolo che richiami grandissima attenzione su di noi. Però potremmo inventarcelo. Il sindaco Poli Bortone fece a Lecce una riunione dei ministri dell’Ambiente di tutta Europa e credo che proprio da lì sia nata l’idea di scegliere Lecce come sede del Centro Euromediterraneo per il Cambiamento Climatico. Forse dobbiamo inventarci altri eventi culturali importanti. La mia Genova, per esempio, ha inventato il Festival della Scienza. Noi, in effetti, abbiamo il Festival dell’Energia, ma forse non basta. Abbiamo la Notte della Taranta a due passi da Lecce. Ma dobbiamo fare di più, in modo che la nostra “immagine” di centro di cultura assuma una rilevanza ancora maggiore. E credo che siano proprio i Festival a essere la carta vincente. Festival di cultura.

Il “teatro” lo abbiamo: è la città e tutto il Salento. Potremmo inventare tanti festival legati, ognuno, a una delle tante forme di cultura. Festival che facciano venire qui grandi personalità della cultura che parlano nelle piazze, che espongono le loro opere, che discutono tra loro, che elaborano nuove idee interagendo col pubblico. Mi piace l’idea del cantiere culturale, e ne abbiamo già uno con i cantieri Koreja. Potremmo farne anche più di uno, ogni anno, magari partendo da nuclei culturali che già operano a Lecce, e che possono diventare gli attrattori di “cervelli” da tutto il mondo. Il cantiere culturale più importante che abbiamo si chiama Università. E non è affatto vero che la nostra Università sia chiusa nei confronti della città.  Per quel che mi riguarda, per esempio, non avrei grandi difficoltà a pensare a un Festival dell’Evoluzione, o della Biologia Marina, o dei Parchi Naturali, ma mi piacerebbe moltissimo un Festival della Filosofia, o un Festival dell’Economia, dell’Archeologia. Ci dicono che abbiamo bisogno di una nuova etica, e quindi perché non un Festival dell’Etica? La lista può diventare lunghissima e per ogni titolo abbiamo persone che potrebbero diventare gli organizzatori. Festival del Paesaggio, dell’Ambiente, dello Spazio, dell’Architettura, del Cibo. L’Università ha diversi Musei, e la città ne ha altri. Perché non un Festival dei Musei? L’Italia è il paese della bellezza, e quindi perché non un Festival della Bellezza? O un Festival delle Religioni? Non sarebbe difficile costruire un cartellone adeguato, in modo da coprire quasi tutto l’anno. Noi ci siamo inventati le sagre, dalla polpetta al polpo, ma potremmo fare un salto di qualità.

Colombo, però, per fare la sua impresa, ebbe bisogno di soldi (e dovette emigrare per trovarli). Ci vogliono i soldi per fare queste cose. Se il “sistema Lecce-Salento” riesce a trovare sponsor adeguati, disposti ad investire in cultura, il ritorno di immagine potrebbe diventare anche un ritorno economico e gli investimenti iniziali potrebbero portare a guadagni da investire in ulteriori imprese, con grandi ricadute su tutto il territorio. Ma queste cose non si improvvisano, ci vuole un sistema, con un patto tra fondazioni, imprenditori, banche, politici e istituzioni, e produttori di cultura. Ma queste cose, in Italia, si riesce a farle solo con le squadre di calcio.

La prima cosa che ci vuole, comunque, è che la popolazione sia pronta alla sfida, che la senta propria e che la sostenga, con un tifo da stadio, ma dando a tutti un’accoglienza non da ultras ma da persone ricche di intelletto quali i leccesi sono. 
Penso a una cosa: non esiste un sistema efficiente di collegamento tra l’aeroporto e la città. Il bus navetta si ferma fuori dalla città e chi arriva non sa bene dove andare, una volta sceso. Un tempo gli autobus da e per l’aeroporto passavano in città. Poi, per motivi a me misteriosi, sono stati relegati al margine. Ci sono le bici di scambio, ma le piste ciclabili lasciano ancora a desiderare, per non parlare della pista ciclabile tra Lecce e San Cataldo. Insomma, mi pare che ancora non siamo proprio pronti. Ma ci siamo vicini. Molto vicini. Ed è bello che gli amministratori se ne siano accorti e che vogliano andare nella direzione della Cultura. E’ una sfida che vale la pena di essere raccolta.


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