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Niente da dichiarare: per Pasquale Pitardi PDF Stampa E-mail
Arte
Scritto da Paolo Vincenti   
Giovedì 29 Settembre 2011 19:05

[Già pubblicato su “Meridiano 18”, Maglie, settembre 2011]

 

Niente da dichiarare. Capita spesso di sentire questa affermazione, invero un po’ spiazzante, sulla bocca di Pasquale Pitardi di fronte a qualche critico d’arte o cultore che voglia interrogarlo sui messaggi della sua arte e sulle motivazioni profonde che lo hanno spinto ad intraprendere un cammino senza ritorno. Cursi, pochi chilometri da Maglie, è la patria delle cave di pietra ed è anche la patria di Pasquale Pitardi, “poliedrico artista informale nell’anima e nei fatti”, come scrivono di lui, il quale, da Cursi, è partito per la tangente nei suoi viaggi, che rassomigliano ai tanti viaggi che chi è artista sempre fa, spinto dalla quella irrequietezza un po’ randagia, certo vagabonda, che è tipica di tutti i creativi. Ma  i viaggi di Pitardi, oltre che nelle dimensioni temporali del passato, del presente e del futuro, e in quelle spaziali dei meridiani e dei paralleli geografici, sono viaggi nel colore, nella materia, nella libera creazione fantastica. “Pittoscultografia”: questo il neologismo coniato ad hoc per  definire l’arte di Pitardi, o meglio quello che è oggi l’approdo dell’arte di Pitardi. Infatti l’artista provava un senso di profonda insoddisfazione misto alla curiosità e alla voglia di intraprendere nuovi percorsi. Così ha iniziato a scomporre le sue opere e dalla bidimensionalità, che è tipica do ogni dipinto, è approdato alla tridimensionalità di quelle che sono oggi le sue pennellate di colore che, quasi variopinte tavolette votive, si accumulano nella sua casa laboratorio di Galatina oppure nelle mostre alle quali partecipa.

Partendo dalla acquisita consapevolezza che la pittura è finzione, e che come tale non lo appagava più, Pitardi ha iniziato a staccare questa pittura dai suoi canonici supporti,  a scomporre l’opera d’arte visiva quadro, e a cercare sfondo per le sue pennellate di colore nei materiali più disparati, dal legno alla plastica, che danno comunque al fruitore la percezione tattile di un corpo tridimensionale che fa tabula rasa di ogni menzogna immaginativa, di ogni illusione ottica quale è, fra chiari e scuri, il quadro tradizionalmente inteso. Per le sue opere usa acrilico e pennelli di tutte le dimensioni ed offre così al visitatore un viaggio nelle sue originali opere, fra i suoi colori puri intensi accesi, tutti originalissimi in quanto pezzi unici, non riproducibili, che sfuggono alle omologazioni, a qualsiasi catalogazione. “Sono lì, si vedono, si toccano, hanno la dimensione che è sotto gli occhi di chi guarda; non ci sono illusioni ottiche, non ci sono giochi di prospettive e chiaroscuri ingannevoli, niente è diverso da ciò che colpisce i sensi del visitatore. Non si compongono in immagini. Possono suscitare sensazioni di piacere o di rifiuto, questo importa poco. Non hanno messaggi o significati da trasmettere. Sono colore puro e sconvolgono con la loro urgenza fisica, con il loro nonsenso”, scrive Maria Rosaria Cesari, in uno dei tanti blog aperti on line sulle mostre del Pitardi. Pasquale Pitardi, 55 anni,  è stato vincitore a soli 16 anni del concorso di disegno pubblicitario promosso a Milano dalla casa editrice Aldo Palazzi. Fino al 1986 ha lavorato presso il centro stile design della Fiat , ma poi ha abbandonato tutto ed è tornato nel Salento, a Galatina, per dedicarsi alla sua arte. Ha tenuto numerose mostre, fra le quali ci piace ricordarne alcune. Nel novembre 1997, presso l’Associazione culturale Amaltea, Lecce,  presenta “Differendo. Personale di pittura”. Dal 3 al 21 dicembre 2005, tiene a Lecce, presso i Cantieri Teatrali Koreja, la mostra “Nulla da dipingere: nulla da scolpire”. Una personale, “L’Opera,”, a Spoleto, dal 18 agosto all'8 settembre 2007. Così questo “smontare l’opera pittorica” diventa un po’ la cifra distintiva di Pitardi. Nell’agosto del 2008, a Gagliano del Capo, partecipa alla mostra collettiva su Vincenzo Ciardo. Scrive Massimiliano Cesari, in occasione della “Mostra Bellomo Luchena Pitardi” (che si tiene nell’aprile 2002 a Soleto presso  l'Opera Pia ): . L’ultima sua apparizione, si è avuta  presso la Mediateca Comunale di Melpignano 'Peppino Impastato' nello scorso aprile con la mostra “Pittoscultografica" l'opera", curata dalla coordinatrice della Mediateca Ada Manfreda. Qui ha esposto ben 5000 pennellate, mentre nell’ex Convento degli Agostiniani una tela bianca di 570 metri x 146 centimetri e nell’ex Manifattura Tabacchi 39 contenitori. Infatti, il prossimo approdo di Pitardi è quello di distanziare quanto più possibile il contenuto della sua opera dai contenitori, fino a realizzare il sogno impossibile di distanziarli quanto l’intera circonferenza della Terra.  Come scrive Salvatore Colazzo in I colori caduti. La pittoscultura di Pasquale Pitardi ( pubblicato in “Amaltea”, trimestrale di cultura, dicembre 2010, e in “Il Paese Nuovo”, Lecce, sabato 16 aprile 2011),  . Ce da aspettarsene ancora delle belle, siamo sicuri, da questo poliedrico artista dai lunghi capelli e dalla bianca barba che lo fanno simile ad un santone indiano oppure ad un mitologico sileno molto salentino.

 

Per vedere le opere di Pasquale Pitardi contenute in questo sito, clicca qui.


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