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Angeli custodi e incontri ravvicinati PDF Stampa E-mail
Ecologia
Scritto da Ferdinando Boero   
Mercoledì 05 Ottobre 2011 10:23

Ho visto anche io un angelo: era nero!

 

[nel “Nuovo Quotidiano di Puglia” del 4 ottobre 2011]

 

Dopo aver commentato i messaggi papali sull’ecologia, ecco che mi trovo a commentare l’affermazione di Benedetto XVI sull’esistenza degli angeli. Il papa racconta di tre incontri con un angelo protettore, che gli ha messo una mano sulla testa. Ho descritto un’esperienza simile nel mio libretto “Ecologia ed evoluzione della religione”. Durante un soggiorno in PapuaNuova Guinea ho avuto un incontro con uno spirito, evidentemente un papuasico. E mi ha messo una mano sulla testa. Per un po’ ho creduto chefosse un sogno, ma poi i papuasici mi raccontarono dell’esistenza di uno spirito che abitava l’isoletta in cui stavo, il suo nome è Mae, e mi descrissero in modo accurato quello che io pensavo fosse stato un sogno. Non avevo mai sentito parlare di Mae, e non avevo raccontato a nessuno del mio incontro con lui, incontro che pensavo fosse stato un sogno. Il che mi indusse a pensare di aver davvero incontrato “qualcuno”, perché è difficile che persone con culture nettamente differenti arrivino ad avere allucinazioni o sogni identici.

Quell’esperienza mi ha spinto a scrivere il libro e a considerare l’evoluzione della religione come una elaborazione di esperienze come quella che ho avuto io e che hanno avuto anche i miei amici papuasici. In effetti le religioni “primitive” sono tutte animiste e si basano su “spiriti”, di solito quelli degli antenati. Ce ne sono di buoni (angeli?) e ce ne sono di cattivi (diavoli?), come avviene anche per le persone viventi. Chi mi conosce sa che non ho alcuna propensione a credere a cose ultraterrene, mi definirei un agnostico. Ho cercato di spiegarmi il fenomeno, magari elaborando il fatto che i pesci hanno un organo con cui percepiscono i campi elettrici generati dagli animali. Noi non siamo attrezzati per vedere campi elettrici, ma questo non significa che non ci siano. Il mio “angelo-spirito” potrebbe essere il campo elettrico persistente di un papuasico che visse molto tempo fa su quell’isoletta. Ma come può essere un campo elettrico così persistente, in assenza del corpo che lo ha generato? Proprio non lo so. Ogni volta che racconto di questa esperienza ad un uditorio sufficientemente vasto, qualcuno racconta di averne avuto di analoghe. Prima di averne avuto una, ho sempre pensato che si trattasse di allucinazioni, magari sotto l’effetto di abbondanti libagioni.

E’ mia profonda convinzione che la scienza sia l’unico modo per acquisire conoscenza, però ammetto che le mie cognizioni scientifiche non mi permettono di spiegare queste esperienze in un modo per me soddisfacente. Ho chiesto a chi ne sa più di me e le reazioni sono differenti: qualcuno dice che sono balle, altri dicono che sono gli spiriti o gli angeli. Le due alternative non mi soddisfano, come non mi soddisfano, per esempio, le spiegazioni sull’origine della materia che forma l’universo. C’è sempre stata? La mente vacilla. Prima non c’era e a un certo punto si “è formata”, magari con un fragoroso big bang? E da dove è venuta? I miei amici fisici mi dicono che queste sono domande mal poste, ma poi le loro risposte non mi soddisfano. Certamente non mi soddisfa la risposta che un signore con la barba, che vive in cielo, a un certo punto ha deciso di creare l’universo e alla fine, bontà sua, ha deciso anche di dar vita al fango e di creare prima Adamo e poi Eva. Mi pare una spiegazione poco scientifica.  Però, dopo l’esperienza con Mae, lo spirito papuasico, ho rafforzato la convinzione che ci siano molte cose che non siamo in grado di comprendere.

Certo, prima non sapevamo il significato di tuoni e fulmini, e quindi ascrivevamo questi fenomeni a categorie divine. Siamo arrivati molto avanti nell’esplorazione della realtà con il metodo scientifico, e molti misteri del passato sono stati spiegati, inclusa la nostra origine per evoluzione da specie pre-umane (il fango non c’entra). Ma alcune domande non trovano risposta. Non credo che possiamo essere così arroganti dal pensare di capire tutto, ma non trovo soluzione a questa ignoranza attraverso la spiegazione che tutto deriva dall’opera di un signore invisibile, che vive in cielo, che ci guarda e che controlla se seguiamo i dieci comandamenti che ci ha inviato attraverso Mosè. Avendo in serbo per noi un posto terribile se non li seguiamo e un posto bellissimo se li seguiamo. 
Continuo a non professare alcuna religione però, quando i Testimoni di Jeova mi fermano per la strada, cerco di convertirli all’animismo raccontando della mia esperienza con Mae, qualcosa di molto simile agli angeli descritti da Benedetto XVI, solo che Mae è nero. Ah, i poveretti mi ascoltano per un po’, poi cercano di andarsene, ma io li trattengo e li esorto ad abbracciare la mia religione e a rinnegare la propria. Che poi è quello che facciamo ai papuasici quando andiamo a cercare di convincerli che la nostra religione è meglio della loro!


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