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"La signora dello zoo di Varsavia" al cineforum dell'Università Popolare
La scelta di riservare il primo lunedì di ogni mese al nostro cineforum ci permette di cominciare il 2019 con La signora dello zoo di Varsavia: la scelta di Roberta Lisi, alla quale dobbiamo il... Leggi tutto...
Programma gennaio 2019
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Anticipo orario conferenza di venerdì 23 marzo
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Per ricordare meglio la nostra visita a Cavallino
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Stagione teatrale a Lecce
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Stagione teatrale a Cavallino
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Prosa
Scritto da Antonio Mele/Melanton   
Giovedì 06 Ottobre 2011 06:35

Novissimo SCUOLARIO Illustrato

 

Assenza – Mancata presenza di uno o più studenti nell’aula dove dovrebbero trovarsi.

È sempre da giustificare, con dichiarazione e con firma (possibilmente non falsificata) del babbo, della mamma o di compiacenti e rincoglioniti parenti “che ne fanno le veci”.

Può talora accadere che uno o più studenti, pur fisicamente presenti nell’aula, siano di fatto più assenti degli assenti.

Il termine significa anche “privazione”. Infatti la stessa scuola pubblica è ormai privata. Di tutto.

Bidella – Fa parte del cosiddetto “personale non docente” (terminologia introdotta nel Periodo Ipocriteo, quando i ciechi divennero “non vedenti”, i sordi “non udenti”, i poveri “non abbienti”, e così via).

Se ha i baffi, quasi sempre è un bidello.

Compagno di banco – Con tale termine si identifica il rompicoglioni, ignorante, bastardo e leccaculi, che fra alcuni anni incontreremo come Amministratore Delegato della Grande Multinazionale, nella quale noi lavoreremo quasi certamente come manovali, con un contratto a termine a pochi euro al mese.

Diario – Piccola agenda, che normalmente dovrebbe servire per annotare i compiti e gli orari delle lezioni, ma che in realtà è stracolmo delle demenziali cazzate che noi e i nostri compagni ci scriviamo sopra.

Educazione sessuale – Materia non ancora sufficientemente introdotta nella nostra scuola, ma che noi cerchiamo di praticare privatamente nel doposcuola.

Facoltà – Unità scientifica nella quale si raggruppano le discipline appartenenti ad un determinato settore d’insegnamento.

Fa rima con Università, ma anche (per i più scettici) con “Ma chi me lo fa fa’?”.

Gesso – Microscopico rimasuglio (mai che ce ne fosse un pezzo un po’ più lungo!) di solfato di calcio bianco cristallizzato, che serve normalmente per scrivere sulla lavagna (>vedi), ma che in realtà sbanda, striscia, struscia, stridisce e scricciola, producendo sfrigolii tanto raccapriccianti quanto devastanti per l’apparato acustico e il sistema nervoso dell’intera classe (maestra, più che mai, compresa).

H – Lettera muta. Tanto vale non parlarne.

Interrogazione – Periodico faccia-a-faccia degli studenti con il Prof, per verificare la preparazione culturale e intellettiva, acquisita nel corso delle lezioni.

Se a domanda rispondi, ti guadagni un bel voto. Se no, son cazzi!

Lavagna – Lastra quadrangolare di ardesia, montata su una struttura di legno, dove (gesso permettendo) si scrive e si disegna di tutto, specialmente le caricature del Prof.

In età preistorica era il luogo (o loculo?), dietro il quale veniva confinato lo studente discolo e/o somaro, inevitabilmente sbeffeggiato dai suoi compagni, altrettanto discoli e/o somari, ma evidentemente più fortunati.

Ministero Pubblica Istruzione – Settore importante dell’Amministrazione dello Stato, da non confondersi (o sì?) con Pubblica “Distruzione”, “Ostruzione”, “Astrazione” e simili. Di solito, attraverso il Ministro, il Sottosegretario e una pletora di portaborse, sviluppa le proprie attività in un imponente edificio, ovviamente dotato di Aula Magna.

Non mi sento bene –  Tipica (e spesso  maldestra) locuzione, che lo studente impreparato porge pietosamente al Prof, per giustificare un imprevisto e improvviso stato di confusione mentale, sperando altresì che il Prof se la beva.

Il più delle volte produce i seguenti effetti:

a) il Prof non se la beve;

b) il Prof segna un bel “2” sul registro di classe;

c) lo studente ritorna verso il proprio banco, e comincia a sentirsi male per davvero.

Otto – Considerato quasi un’utopia, indica numericamente uno tra i massimi voti di attribuzione alla preparazione cognitiva degli studenti. Come l’Araba Fenice “che ci sia ciascun lo dice, dove sia nessun lo sa”.

Problema – Per molti studenti il problema è un problema serio.

Trovandosi in difficoltà, spesso, molto spesso, anzi sempre, si rimedia copiando la soluzione da un compagno.

Sorge così un altro problema: sarà  quello il compagno che ha la soluzione giusta? Macché! Spesso, molto spesso, anzi sempre, un altro bel “2” in matematica non ce lo leva nessuno.

Quaderno – Insieme di fogli rilegati, ad uso prettamente scolastico, da utilizzare per appunti e annotazioni.

Può essere a righi o a quadretti, e si compone solitamente di 48 “facciate” le quali, nel giro di poche ore, si riducono alla sola copertina, essendoci sempre qualche scroccone che ti chiede alcune pagine “in prestito”, perché  il suo, di quaderno, dice di averlo dimenticato a casa!

Registro di classe – Monumentale agenda del Prof, che riporta puntualmente tutti i dati possibili e immaginabili di una classe.

Croce e delizia (più spesso croce) di tutti gli studenti, è altresì pieno di segnetti misteriosi e di indecifrabili simboli, che l’astuto Prof (per non scoprire le proprie carte) trasferisce in codice al posto dei voti o del comportamento dei propri allievi.

Col risultato che lo stesso astuto Prof (...poche idee ma confuse), già verso la fine del primo trimestre non riesce più a raccapezzarcisi e a comprenderne il significato, ricominciando tutto daccapo o rivolgendosi ad un enigmista di professione...

Sfigato – Autodefinizione dello studente che in una sola settimana, per mettersi alla pari col programma di Letteratura Umanistica, si prepara indefessamente su tomi e antologie, saltando perfino i pasti e il sonno, per mandare a memoria i primi ottantaquattro capitoli del testo ufficiale, dalla pagina 1 alla pagina 1719, e viene interrogato la settimana successiva sulla parte conclusiva del programma medesimo contenuta nella pagina 1720.

Teorema – Già la definizione di “teorema” è un po’ un teorema.

Il “Devoto-Oli”,  mio illustre concorrente, lo definisce come “Proposizione dimostrata logicamente, partendo da postulati o assiomi”.

D’accordo: ma come farà il mio compagno di banco a suggerirmi la dimostrazione della proposizione, se lui (e figurati io!) i “postulati” e gli “assiomi” non sappiamo manco dove stanno di casa?

Tanto valeva che come compagno di banco mi fossi scelto l’ineffabile e mai dimenticato Marcello Marchesi che, qualche anno fa, il teorema che segue me lo spiegò tanto bene che ancora me lo ricordo perfettamente, e cioè: “Due rette parallele s’incontrano soltanto all’infinito, quando ormai a nessuna delle due gliene frega più niente!”.

Università – Parcheggio per disoccupati colti e intelligenti.

Vacanze – Questa sì che è una bella notizia!

(Anche se – fatevelo dire in un orecchio da un vecchio ripetente come me – la sola, l’unica, la vera e indimenticabile vacanza della vita è proprio la scuola...).

Zero in condotta – Voto estremo per comportamenti estremi.

Prima che ci pensiate voi, capisco benissimo di meritare anch’io uno “zero in condotta” per queste ventuno cazzate, e me lo do da me, va bene?

Ha ragione il più vecchio dei vecchi Prof: non vi meritate proprio niente!

Ed io, che alle due di notte sto ancora qui a completare questo istruttivo e insuperabile “Scuolario”, pur sapendo che nessuno di voi ne leggerà una riga...

Ciao, somari!



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