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Ho costruito una casa sulla spiaggia... e il mare se l’è portata via! PDF Stampa E-mail
Ecologia
Scritto da Ferdinando Boero   
Venerdì 14 Ottobre 2011 06:47

[ne “Il Nuovo Quotidiano di Puglia” del 13 ottobre 2011, col titolo La rincorsa a opere inutili]

 

Ho visto il video della spiaggia erosa a San Cataldo. Il mare arriva fino a opere di cemento, fatte direttamente sulla spiaggia. In lontananza mi pare si vedano i pannelli costruiti per difendere il litorale dall’erosione. E’ evidente che non hanno funzionato. Soldi gettati (in tasca ai soliti che promettono soluzioni miracolose). Volete una previsione? Non funzioneranno neppure i ripascimenti. L’ho già scritto altre volte: esiste una disciplina geologica che si chiama “dinamica dei litorali”. Dinamica significa che i litorali si muovono, altrimenti si chiamerebbe “statica dei litorali”. Non si costruisce sulla sabbia, ho già ricordato che è scritto persino nel Vangelo. Chi costruisce sulla sabbia ha l’aspettativa che la sua costruzione duri come se fosse costruita sulla roccia. Il Vangelo chiama stolti quelli che non capiscono che sulla sabbia non si costruisce.

Il litorale deve avere la possibilità di muoversi: il mare prende la sabbia da una porzione di litorale e la porta ad un’altra porzione (spesso finisce nei porti, dove non la vuole nessuno...). Pensiamo davvero di poter controllare la natura a nostro piacimento, col cemento? Il nostro territorio è pieno di case costruite dove non si potrebbe, sulle frane o vicino ai vulcani o troppo vicino al mare. E poi ci si sorprende se ci sono le frane, le eruzioni, o le onde. Ho visto intere zone industriali costruite nel letto di qualche fiumara calabra. Ci sono villaggi turistici, nel tarantino, costruiti in posti che si chiamano “pantano”, e poi ci si lamenta se quando piove diventano pantani!
Spesso queste opere sono fatte infrangendo le regole dello Stato, che poi sciaguratamente le condona, e che poi, ancora, viene chiamato a porre riparo visto che l’illegalità è diventata legale. Mi spiace, la natura non si batte col cemento. O meglio, la si batte per
un po’, ma poi torna e chiede il conto. Ho già scritto sul Quotidiano che queste difese costiere non sarebbero servite a molto. Confesso che avrei preferito aver torto, dopotutto non sono un geologo, ma ho imparato queste cose da colleghi geologi, che nessuno ascolta mai. Chi dice che queste cose non si devono fare, che non si deve costruire sulla spiaggia, viene visto come un nemico del progresso. Non è vero: chi dice questo vuole salvare proprio quelli che costruiscono, li mette in guardia, li avverte. I nemici di chi costruisce dissennatamente sono quelli che permettono che si costruisca.  La soluzione al problema è semplice, si chiama ritirata dalla costa. Tutto quello che è costruito direttamente sulla spiaggia deve essere demolito, compresa la strada, e le dune devono essere restaurate. Sul litorale ci possono essere solo costruzioni temporanee, di legno, su palafitta. Il resto si trasferisce nell’interno. Non vogliamo demolire noi? Ci penserà il mare. Anzi, ci pensa il mare.  Milena Gabanelli, intervistata da Fabio Fazio, ha detto una cosa terribile: nei posti chiave ci sono miriadi di incompetenti, e gli incompetenti si circondano di incompetenti, e tutto, nel nostro paese, è in mano a incompetenti. Ha esagerato, perché io conosco alcuni “decisori” competenti. Ma sono pochi, e sono mal visti. Gabanelli ha parlato di una casa che non si restaura con un po’ di intonaco: bisogna ricostruirla fino all’ultimo mattone. La battaglia per riportare a galla questo disastrato paese è tutta qui, è la battaglia agli incompetenti, che generano disastri dopo disastri e che hanno una rete di protezione talmente forte da continuare indefessamente a restare al loro posto, perché si sostengono a vicenda. Continuando indefessamente a fare disastri. I competenti sono i loro peggiori nemici, perché evidenziano la loro incompetenza. Li avversano, li combattono, e li costringono ad emigrare o a restare marginali. Non è così solo da noi, e infatti il mondo intero va a rotoli. Obama si è imbestialito quando si è accorto che, dopo aver fatto fallire le banche con la loro incompetenza, i manager si sono assegnati gratifiche faraoniche con i soldi (pubblici) concessi alle banche per il salvataggio. Non si può andare più avanti così e la mareggiata di San Cataldo è la metafora del nostro paese, che va a bagno per palese incompetenza. Il bello è che chi ha causato questi disastri ora si farà avanti per porvi riparo, e guadagnare altri soldi (pubblici). Proprio come i manager delle banche americane... vogliamo scommettere?


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