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Dopo la pausa estiva, interrotta dall'Open Day che come sempre ci ha permesso di incontrarci e presentare le nostre attività ad amici e soci vecchi e nuovi, il nostro anno accademico 2019-20 ha... Leggi tutto...
Programma aggiornato di marzo e ordine del giorno della prossima assemblea
A causa dell'assenza di soci e membri del Consiglio Direttivo nella data precedentemente indicata, l'Assemblea dei soci programmata per il 1° marzo è stata rimandata a giovedì 7 marzo alle ore 18,... Leggi tutto...
"La signora dello zoo di Varsavia" al cineforum dell'Università Popolare
La scelta di riservare il primo lunedì di ogni mese al nostro cineforum ci permette di cominciare il 2019 con La signora dello zoo di Varsavia: la scelta di Roberta Lisi, alla quale dobbiamo il... Leggi tutto...
Stagione teatrale a Lecce
In allegato il programma della stagione teatrale del Comune di Lecce (teatri... Leggi tutto...
Stagione teatrale a Cavallino
  CITTA' DI CAVALLINO - TEATRO "IL DUCALE" Stagione teatrale 9 Dicembre 2017 -... Leggi tutto...
Finalmente online!
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Economia senza natura: la grande truffa PDF Stampa E-mail
Ecologia
Scritto da Ferdinando Boero   
Martedì 18 Ottobre 2011 06:07

[nel "Nuovo Quotidiano di Puglia" del 17 ottobre 2011]

 

Il Ministro dell’Ambiente non voterà la finanziaria perché il suo ministero ha subìto un taglio del 90% delle risorse. Evidentemente la protezione dell’ambiente non viene ritenuta una priorità ai fini economici e se si deve fare un risparmio lo si fa prima di tutto tagliando le risorse dedicate alla protezione, alla gestione e allo studio della natura.

Il presupposto filosofico di tutto questo si basa sul considerare gli umani come qualcosa che non ha nulla a che vedere con la natura. Ce la caviamo da soli. Che c’entra la natura con l’economia? Sono lussi che ci possiamo permettere quando siamo ricchi, ma se ci sono problemi allora dobbiamo pensare alle cose serie. E ovviamente, per il nostro governo, la natura non è una cosa seria, non è una priorità.

Poi spendiamo miliardi per sanare i danni che derivano dal progettare l’economia senza tenere conto della natura. E quindi paghiamo costi economici enormi (per non parlare dei morti) per non aver rispettato le leggi della natura.

La storia dell’erosione costiera, vista some qualcosa che si può contrastare con il cemento, è paradigmatica nel mostrare come ci rapportiamo con la natura. La dobbiamo sfruttare e se reagisce la dobbiamo domare. Ovviamente senza sapere nulla di come funziona.

Questa impostazione culturale è una follia, è una truffa che facciamo a noi stessi. Prima di tutto è una truffa economica. Perché i costi che dobbiamo pagare per non aver rispettato le leggi della natura sono molto superiori rispetto ai benefici che abbiamo ricavato dal non averle rispettate. Certo, se esternalizziamo i costi che derivano da queste pratiche, allora tutto sembra a posto. Esternalizzare significa fare i conti dei costi e dei benefici di una impresa senza tener conto dei costi ambientali e sociali che ne derivano. I costi però ci sono, e ci si attende che sia il pubblico a pagarli. Se internalizziamo questi costi nei bilanci delle aziende, ci accorgiamo che sono economicamente svantaggiose. E alla fine i conti dello stato collassano. E le aziende falliscono. Prima si pensava che queste cose sarebbero accadute nel medio lungo termine, e ci si è accontantati dei vantaggi a breve termine. Il medio-lungo termine è arrivato, è ora. E abbiamo un conto da pagare che non ci possiamo permettere, perché siamo stati folli nel modo in cui abbiamo gestito le nostre azioni.

La natura ci presenta il conto, e noi facciamo finta di non vederlo. La dimostrazione della follia sta nella produzione del cibo. Gli agricoltori sono costretti, in molti casi, a utilizzare gli schiavi perché non riescono a guadagnare a sufficienza nel produrre quel che mangiamo. I prodotti vengono pagati pochissimo. Ma poi costano tantissimo. Senza cibo si muore. E’ la cosa più importante, quella che dovrebbe avere il valore massimo. Ma chi lo produce non guadagna quasi nulla. In più, per produrre cibo spremiamo la natura in modo folle e creiamo le premesse perché non ce ne possa più fornire. Riempiamo l’ambiente di veleni e pompiamo artificialmente le specie che adoperiamo, in modo che producano sempre di più, fino a quando collassano.

Questi sono problemi che non vengono riconosciuti, e chi li propone vine etichettato come nemico del progresso. Prima di trovare le soluzioni, che non sono facili, dobbiamo capire che abbiamo dei problemi. Parleremo di soluzioni quando ci accorgeremo che i problemi sono considerati tali, e non sono nascosti sotto il tappeto, sperando che si risolvano da soli.

Far morire il Ministero dell’ambiente non risolve il problema, lo nasconde. E lo fa diventare sempre più grave. Pagheremo enormi costi economici a causa di queste scelte, li stiamo già pagando ma saranno ancora più salati per i nostri figli e i nostri nipoti.

Benedetto XVI continua a dire queste cose e, prima di lui, le ha dette Giovanni Paolo II, quando ha gridato: La Natura si ribellerà! Ma noi restiamo sordi, sia alle autorità religiose sia alla comunità scientifica che, una volta tanto, dicono le stesse cose.

 

 


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