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Dopo la pausa estiva, interrotta dall'Open Day che come sempre ci ha permesso di incontrarci e presentare le nostre attività ad amici e soci vecchi e nuovi, il nostro anno accademico 2019-20 ha... Leggi tutto...
Programma aggiornato di marzo e ordine del giorno della prossima assemblea
A causa dell'assenza di soci e membri del Consiglio Direttivo nella data precedentemente indicata, l'Assemblea dei soci programmata per il 1° marzo è stata rimandata a giovedì 7 marzo alle ore 18,... Leggi tutto...
"La signora dello zoo di Varsavia" al cineforum dell'Università Popolare
La scelta di riservare il primo lunedì di ogni mese al nostro cineforum ci permette di cominciare il 2019 con La signora dello zoo di Varsavia: la scelta di Roberta Lisi, alla quale dobbiamo il... Leggi tutto...
Stagione teatrale a Lecce
In allegato il programma della stagione teatrale del Comune di Lecce (teatri... Leggi tutto...
Stagione teatrale a Cavallino
  CITTA' DI CAVALLINO - TEATRO "IL DUCALE" Stagione teatrale 9 Dicembre 2017 -... Leggi tutto...
Finalmente online!
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Cinque Terre addio, la natura sa vendicarsi PDF Stampa E-mail
Ecologia
Scritto da Ferdinando Boero   
Lunedì 31 Ottobre 2011 20:01

[nel "Nuovo Quotidiano di Puglia" del 30 ottobre 2011]

 

Ho parlato recentemente dell’erosione lungo le nostre coste. Ora assisto alla devastazione di una delle coste più belle del mondo: le Cinque Terre, nella mia Liguria. In effetti lì le case sono state costruite sulla roccia, e sono lì da secoli. Qualche moderna devastazione è stata fatta, è stata costruita una strada, per esempio. Prima alle Cinque Terre si andava solo in treno, o a piedi, o in barca. Ora ci sono anche i parcheggi. L’impermeabilizzazione del terreno, con asfalto e cemento, è iniziata anche lì. Ma il vero problema è stato il mezzo metro di pioggia caduto in poche ore. I monti sono ripidi, alle Cinque Terre, e l’acqua dilava molto rapidamente, e prende velocità, portando al mare un fiume di terra e pietre. Sono questi eventi estremi che formano le spiagge. Ogni tanto succede. La spiaggia non si forma piano piano, e non se ne va piano piano. Bastano poche ore e una spiaggia scompare, oppure appare, come è il caso delle Cinque Terre ora. Eventi estremi. E ogni volta che accade ci sorprendiamo, restiamo attoniti. Poi dimentichiamo rapidamente e continuiamo a metterci in condizione di doverli subire ancora.

Chi costruisce deve conoscere bene la geologia e deve anche conoscere bene la storia del territorio in cui costruisce. E deve costruire tenendo conto degli eventi estremi. Possono essere terremoti, inondazioni, frane, sprofondamenti del terreno... bisogna pensarle tutte perché, prima o poi, queste cose arrivano. Non è la fatalità, non c’entra nulla la fatalità. Non è il fato, è la natura. Se la conoscessimo bene, se la rispettassimo, queste cose non succederebbero. Anzi, no, succederebbero però non ci danneggerebbero molto. A Catania, per esempio, lo hanno capito e le eruzioni dell’Etna non fanno mai grandissimi danni perché nessuno si sogna di costruire nella valle del Bove, dove di solito confluiscono le colate laviche. Ma l’Etna erutta lava e lapilli abbastanza spesso, e quindi non si può ignorare, o dimenticare.

Abbiamo visto che il ponte sullo stretto di Messina non si farà, abbiamo finito i soldi. Meno male (peccato per le fortune spese in progettazioni completamente inutili). Meno male perché i geologi avvertono che non si può fare. Calabria e Sicilia stanno su due blocchi continentali che si allontanano reciprocamente. La Calabria va da una parte e la Sicilia va dall’altra. E’ per questo che c’è stato un terremoto con conseguente maremoto, poco più di un secolo fa. Congiungere due blocchi continentali che si allontanano è una follia. Punto e basta. L’ho sentito dire da Pier Luigi Nervi (il più grande costruttore di ponti che l’Italia abbia mai avuto) tantissimo tempo fa. I geologi continuano a dirlo. Eppure ci sono degli irresponsabili che, per sete di denaro, continuano a proporre opere destinate al disastro.

I disastri continuano a succedere e noi, che studiamo la natura, continuiamo a dire che bisogna rispettare la natura e bisogna conoscerla. Invece la prima cosa che facciamo, quando siamo in ristrettezze, è tagliare i fondi destinati allo studio e alla protezione della natura. Per poi spenderne molti, moltissimi di più quando gli immancabili disastri arrivano.

E abbiamo visto, anzi sentito con le intercettazioni, degli imprenditori delinquenti ridere pensando ai soldi che avrebbero guadagnato per il terremoto de L’Aquila.

Che tutto questo sia fatto ad arte? Che davvero si costruisca male e dove non si deve, così poi si guadagnano ancora più soldi per riparare i danni causati dalla nostra apparente incapacità di costruire? Chi costruisce sarà davvero un incapace ignorante e irresponsabile, oppure sa benissimo quello che fa e lo fa di proposito, in modo da continuare ad arricchirsi? In entrambi i casi c’è qualcosa che non va. L’altro giorno sono andato a passeggiare su Viale Japigia, ma non ho potuto. Ogni palazzo ha un fronte autonomo, scollegato con i palazzi vicini. Alcuni hanno ampi spazi per camminare, ma poi si interrompono e c’è un parcheggio privato, e il marciapiede quasi scompare, e il poco che c’è è pieno di cartelli, ognuno con un palo magari proprio dove si dovrebbe passare. Altri palazzi arrivano direttamente sulla strada. Non si percepisce una coerenza urbanistica. Ognuno fa quel che vuole. Siamo fatti così. Gli altri ci guardano e non riescono a capire come possiamo vivere in questo modo, soprattutto guardando al nostro passato. A volte, pensando a noi, si guardano e non riescono a trattenere il riso.


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