Link per rivedere la conferenza di Marcello Aprile
Ed ecco anche il link per rivedere la conferenza di Marcello Aprile... https://www.facebook.com/universitapopolare.avallone.3/videos/579035319735696 
Link per rivedere la conferenza di Maria Luisa Quintabà
Ecco il link per rivedere l'interessante conferenza di Maria Luisa Quintabà: buona visione a tutti! https://www.facebook.com/universitapopolare.avallone.3/videos/578470189792209 
Programma febbraio 2021
Programma Febbraio 2021 Giovedì 4 febbraio, ore 18,00 – Prof. Mario Capasso (papirologo, Università del Salento), Un giallo in Egitto. Conversazione sul romanzo “Il dr. Cavendish e il... Leggi tutto...
Memorie Narranti: l'Università Popolare aderisce all'iniziativa del Patto per la Lettura in occasione della giornata della memoria
Si riproduce il comunicato ufficiale sull'evento: MEMORIE NARRANTI – Giornata della memoriaIn occasione della Giornata della memoria, celebrata a livello internazionale il 27 gennaio, il Patto... Leggi tutto...
Programma gennaio 2021
Programma Gennaio 2021 Martedì 5 gennaio, ore 18,00 – replica della performance del Laboratorio Teatrale dell’Università Popolare Aspettando Gesù, musica e pièce di Michele Bovino  ... Leggi tutto...
Home
IL MAESTRO DON JUAN VICTOR NUÑEZ DEL PRADO E LA SUA TERAPIA INCA PDF Stampa E-mail
Filosofia
Venerdì 04 Novembre 2011 17:51

Don Juán Victor Nuñez del Prado, un sacerdote meticcio andino di Cuzco, antica capitale degli Inca, tra i più profondi conoscitori della tradizione del misticismo delle Ande, colui che ancora oggi, in epoca di sfrenata irrazionalità, conosce i percorsi attraverso i quali è possibile lenire non pochi malesseri di natura psichica collegati all’irrazionale vivere quotidiano. Egli mette la sua conoscenza a disposizione di quanti vogliano conoscerla, come dono di un uomo che conosce verso una persona che ne ha bisogno.

La conoscenza di cui è possessore don Juán Victor Nuñez del Prado non è soltanto di tipo teorico, ma ricca di una serie di pratiche e tecniche del corpo che allargano la sensibilità percettiva che, senza alcun bisogno di aggiunte o forzature di sostanze psico-attive, può giungere ugualmente alla possibilità di visione, di allargamento degli orizzonti delle capacità immaginali della mente. Tutto è possibile attraverso una pratica d’iniziazione spesso condotta dallo stesso don Juán, ma è possibile anche attraverso seminari condotti dai suoi discepoli, presenti sull’intera area del pianeta.

L’iniziazione andina di don Juán è denominata Karpay Ayni, ed è una pratica che permette il superamento della comune soglia coscienziale umana aprendo le porte all’incontro e alla “comunicazione” dell’uomo con la Terra e col Cosmo. Il percorso può apparire difficile e tortuoso, ma se si seguono le indicazioni di don Juán non ci si perde, anzi, al contrario, egli ti permette l’ingresso in un mondo “altro” dove l’accesso è spesso impossibile.

Don Juán non si è inventato dall’oggi al domani questa pratica e questo pensiero andino. Egli, già accademico di Antropologia nell’Università peruviana con profonde radici nella psicologia freudiana e junghiana, ha avuto la conoscenza di questo straordinario dono direttamente dagli anziani maestri e guide del misticismo andino, primo fra tutti il contadino sacerdote don Benito Qoriwaman (Falco d’oro) vivente nel sud delle Ande del Perù. È attraverso quest’uomo che egli è divenuto a sua volta guida e maestro. Il libro sul quale don Juán ha fissato le sue riflessioni atropo-filosofiche è: “Camminando nel Cosmo vivente/ Guide alle tecniche energetiche e spirituali delle Ande”, a cura di Celso Bambi e Nityama Masetti (Macro edizioni 1998).

Da questo libro sono riprese tutte le citazioni qui indicate fra caporali e con relative pagine. In esso egli descrive il personaggio don Benito definendolo: «un ometto di bassa statura un po’ grassottello, con un viso rotondo e sorridente, gli occhi […] particolarmente penetranti, [… che] non era diverso, nel modo di comportarsi e nell’aspetto, da qualsiasi contadino dei dintorni. Anche la sua casa era simile alle altre, forse più povera» (p. 21).

Don Juán Victor Nuñez del Prado venne a Lecce nel 2006 e nei giorni 27, 28, 29 novembre (dalle 19 alle 23) tenne un seminario nell’anticamera di un antico forno per la cottura del pane riammodernato, che sta nel centro storico della città. Al seminario partecipò anche suo figlio don Ivan Nuñez del Prado, oltre che Giovanni de Feo e Sandro Pravisani, già vecchi conoscenti del sacerdote andino. In questa occasione, don Juán ci ha permesso di “iniziare” il nostro primo incontro col misticismo delle Ande, introducendoci in una tematica dal forte fascino cosmogonico di situazioni sognate ma mai vissute. È stato come cominciare a vivere la relazione esistente oggi nel mondo tra l’Uomo e la Natura, attraverso la conoscenza dell’esperienza andina, articolatasi attraverso i capitoli di una storia così suddivisa: “Iniziazione di don Juán attraverso la storia di don Benito Qoriwaman”; “Gli inkas e la venuta degli spagnoli”; “Cosmovisione andina”; “Il Seme dell’Inka”; “Il ‘Samy’ (energia fine)”; “La ‘Hoocha’ (energia pesante)”; “Il ‘Poqpo’ (bolla di energia personale)”; “’Samychaqui’ (tecnica del ricevere energia sottile dal cosmo)”; “’Limpia’ (tecnica della ‘pulizia’ della bolla  personale)”; “’Hoochamijui’ (tecnica del ‘digerire’ l’energia pesante)”; “’Ayni’ (concetto di reciprocità)”; “’Karpay Ayni’ (interscambio di iniziazione)”; “Il potere personale”; “I 7 livelli della scala evolutiva”; “Imposizione della ‘Mesa’ (strumento di potere andino)”; “La ‘Khuya’ (oggetto di potere per la mesa personale)”; “Yanantin e Masintin (relazioni energetiche omologhe e complementari)”; “Saiwachaqui (tecnica di formazione di una colonna di energia vivente)”.

Don Juán ci disse allora che «per gli indios ‘quechua’ e ‘aymara’, antiche [con radici tuttora esistenti] popolazioni delle Ande, l’uomo è immerso in un universo misterioso, dove persino la polvere che corre nel vento ha vita, ossia coscienza, forza intenzionale e volontà […] Per l’andino la terra non è solo utile, è un modo di vivere, è una totalità alla quale si sente radicato e ne è dipendente come una pianta. Egli guarda ciò che lo circonda non come un oggetto ma come un coesistente, la relazione con la terra e con l’universo gli è familiare. La sua vita non è solo umana, ma transumana perché partecipa delle infinite esperienze cosmiche: i suoi principali atti quotidiani diventano sacramenti» (p. 8).

Gli interventi teorici di don Juán, con espressioni sempre in lingua ‘quechua’ ed ‘aymara’, hanno affrontato i temi della morte, del tempo (reale oppure ideale e sacro) e dello spazio (fisico delle dimensioni o spazio sacro-simbolico). Profonda e misteriosa fu la sua riflessione sul concetto di “Pachamama” [Madre Terra] o Grande Madre, dalla quale tutto viene e alla quale tutto va in una dimensione in cui il termine “Pacha” sta ad indicare sia il Tempo che lo Spazio.

Nella sua pratica di misticismo fra gli uomini, don Juán ci ha insegnato a comprendere cos’è l’energia sottile (‘Samiy’), cosa l’energia pesante (‘Jucha’). Ci disse che la ‘Kausaypacha’ è l’energia in rapporto col cosmo vivente; che il ‘Karpay Ayni’ è la ricerca andina spirituale disponibile sempre come dono (da dare ma anche da ricevere) alla scambio con le altre ricerche spirituali; che la ‘Saminchakuy’ è la capacità che ognuno di noi ha nel connettersi con l’energia sottile vivente ed assorbirla; che la ‘Juchamijuy’ è la capacità che ognuno di noi ha di mangiare e digerire l’energia pesante; che la ‘Yanantin’ è l’alleanza tra le forze diverse, ad esempio quella esistente tra un uomo e una donna che si amano; che la ‘Masintin’, invece, è un’unità tra una o più forze somiglianti. Importante fu pure l’esperienza dell’insegnamento della ‘Mesa’, spiegandoci che questa parola ‘quechu’a vuole significare un piccolo mantello tradizionale del Perù che avvolge oggetti simbolici molto semplici, chiamati con la parola, anch’essa ‘quechua’, “Khuya”.

Alla fine del seminario, don Juán ci insegnò la tecnica del ‘Ñawi Kichay’, cioè l’apertura degli occhi alla coscienza profonda, al nostro Sé sotterraneo e spesso non sempre facilmente sondabile. Infine egli concluse la sua estenuante “fatica” leccese con la ‘Saywachakuy’, cioè con l’esercizio pratico della colonna di energia vivente, attuata attraverso il cerchio che permette lo scambio fra una dimensione di energia più contenuta con una più grande.

Don Juán non si è mai definito sacerdote nel senso dell’accezione comune, cioè come un normale sacerdote cattolico che impara a officiare le funzioni rituali e quindi a ripeterle sempre allo stesso modo. Egli ci tiene a dire di essere soltanto un sacerdote cristiano mistico andino, che ha un collegamento profondo col proprio mondo spirituale e che, grazie alla conoscenza profonda di se stesso, imparata dagli antichi maestri della Cordigliera, può essere d’aiuto ad altri esseri viventi, ad altri uomini e donne di questo mondo, spesso dilaniati nella coscienza dalle contraddizioni sociali e dalla decadenza etico-morale di un mondo di fine percorso. I suoi riferimenti spirituali vanno da Gesù Cristo a san Francesco d’Assisi, personaggio quest’ultimo da lui molto studiato, che lo sente quasi come un antenato andino, la cui esperienza mistica non è molto lontana da quella, appunto, dei mistici delle Cordigliera.

Nella nostra esperienza seminariale leccese, egli ci ha insegnato a stabilire una connessione spirituale diretta di noi stessi col mondo agognato ma mai conosciuto perché insondabile; ci ha insegnato a rimetterci in contatto con quella parte della nostra coscienza che irrazionalmente avevamo smarrito o, peggio ancora, negato.

Finito il seminario, con tutti i partecipanti, liberati dalle oppressioni della vita, don Juán Nuñez del Prado volle conoscere il Salento, chiedendoci di visitare alcuni luoghi, soprattutto quelli collegati alla storia delle antiche popolazioni qui vissute. Quindi, gli abbiamo fatto vedere Lecce e il suo barocco, la chiesa di Santa Croce e la Chiesa di San Matteo, dove egli si fermò a meditare. Poi un percorso ragionato nella provincia: a Otranto, ad ammirare il mosaico di Pantaleone; qui egli abbracciò il compianto don Grazio Gianfreda, il vero custode dei segreti della Basilica-Cattedrale; poi Torre Pinta e il suo ipogeo. Dopo una visita a Galatina con una sosta presso la Chiesa di Santa Caterina d’Alessandria e presso la cappella di san Paolo delle tarantate. Infine un viaggio ancora più giù, verso il basso Salento, dove don Juán si soffermò presso i menhir e i dolmen. Il suo ultimo omaggio in Salento lo rivolse all’altro fraticello francescano, San Giuseppe da Copertino, presso la cui Chiesa della Grottella, don Juán ha voluto ritirarsi e ispirarsi – parole sue – al sublime vivente nell’alto di ogni spiritualità.

 


Torna su