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Programma di Novembre
UNIVERSITA' POPOLARE ALDO VALLONE GALATINA Martedì 5 Novembre, ore 17,45 sala Contaldo : cineforum Belle. La ragazza del dipinto, a cura di Roberta Lisi   Giovedì 7 novembre, ore 17, Lecce,... Leggi tutto...
Si ricomincia...
Dopo la pausa estiva, interrotta dall'Open Day che come sempre ci ha permesso di incontrarci e presentare le nostre attività ad amici e soci vecchi e nuovi, il nostro anno accademico 2019-20 ha... Leggi tutto...
Programma aggiornato di marzo e ordine del giorno della prossima assemblea
A causa dell'assenza di soci e membri del Consiglio Direttivo nella data precedentemente indicata, l'Assemblea dei soci programmata per il 1° marzo è stata rimandata a giovedì 7 marzo alle ore 18,... Leggi tutto...
"La signora dello zoo di Varsavia" al cineforum dell'Università Popolare
La scelta di riservare il primo lunedì di ogni mese al nostro cineforum ci permette di cominciare il 2019 con La signora dello zoo di Varsavia: la scelta di Roberta Lisi, alla quale dobbiamo il... Leggi tutto...
Stagione teatrale a Lecce
In allegato il programma della stagione teatrale del Comune di Lecce (teatri... Leggi tutto...
Stagione teatrale a Cavallino
  CITTA' DI CAVALLINO - TEATRO "IL DUCALE" Stagione teatrale 9 Dicembre 2017 -... Leggi tutto...
Finalmente online!
1° Settembre 2010 nasce il sito dell' "Università Popolare Aldo Vallone... Leggi tutto...
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Ecologia
Scritto da Ferdinando Boero   
Sabato 05 Novembre 2011 07:40

["Nuovo Quotidiano di Puglia" del 5 novembre 2011]

 

Sto guardando su internet la mia Genova che se ne va, portata via da tanti piccoli fiumi impazziti. Come nel 1970, quando ci fu l’alluvione. Dopo quella di Firenze, dopo il Vaiont, e il Polesine. Qualche giorno fa le Cinque Terre, e tre anni fa Scaletta Zanclea, in Sicilia. E Sarno. La lista si allunga, la memoria non ce la fa a tenere il conto. Le fiumare calabre, con i campeggi spazzati via da improvvise piene. Morti, feriti, distruzione.

E’ un bollettino di guerra e il nostro nemico ce lo siamo scelto proprio bene: la natura. Mi viene in mente papa Wojtyla, con il suo: La Natura si ribellerà! Eccola la ribellione della natura. Non è più un futuro nero che  viene predetto da ambientalisti menagramo. Il futuro, previsto da decenni da chi si occupa di ambiente, è arrivato. La Natura presenta il conto e non abbiamo abbastanza soldi per pagarlo. Lo paghiamo con la vita, con la perdita dei beni, delle cose che ci sono care. I soldi non servono a comprare la clemenza della natura. Non sa che farsene, dei soldi. Vuole di più.

Queste cose le ho già scritte tante volte, sul Quotidiano, e non solo. Le ho scritte, le ho dette, e con me le hanno scritte e dette in tanti. Molto prima di me.

Chi può negare, ora? Chi può dire che sono tempeste passeggere e che poi tutto si aggiusterà? L’emergenza più grave è la devastazione della Natura, e l’impatto della sua risposta è anche sull’economia. Abbiamo sempre messo l’economia prima dell’ecologia. Abbiamo sempre pensato che l’ecologia fosse un lusso romantico. Le cose serie riguardano l’economia, la produzione. Dimenticavo il Veneto, dove queste cose sono successe l’anno scorso,  e due anni fa. Hanno costruito fabbrichette dappertutto, impermeabilizzando il terreno. Piove, e l’acqua non viene assorbita dal terreno, dalle paludi (le abbiamo bonificate), e allaga e distrugge.

Abbiamo messo a rischio la sicurezza nazionale. In modo irresponsabile e spesso criminale. I rischi si corrono e si spera sempre che gli scenari peggiori non si verifichino. Ci piace il brivido: guidare a fari spenti nella notte. Confesso che, quando ero un po’ più giovane (e scemo) mi piaceva spegnere le luci e vedere come è guidare nel buio. Ma durava poco la mia (stupida) temerarietà, e prima di spegnere mi assicuravo che davanti la strada fosse a me conosciuta. Sono decenni che guidiamo a fari spenti nella notte, e ecco che non è così difficile morire. Chi fa queste cose pensa sempre che tanto saranno sempre altri a pagare. Non può capitare a me. Ma oramai chi può sentirsi al sicuro? Ho telefonato a mia cugina, pochi minuti fa, a Genova. Era per la strada, sentivo le sirene. Camminava nell’acqua e cercava di raggiungere la sua casa, aveva il fiatone. Ma Via Ferreggiano è distrutta, mi ha detto. Speriamo che ci arrivi, perché per arrivare a casa dovrebbe passare proprio da lì. Aspetto che mi chiami, per sapere se la sua casa è ancora in piedi.

Cos’altro deve accadere per capire che la strada che abbiamo intrapreso è profondamente sbagliata? Crolla l’economia, crolla l’ambiente. Ma noi continuiamo a proporre di costruire strade, porti, industrie,  alberghi, case, ponti, ferrovie. Occupiamo il territorio,  e pensiamo di risolvere i problemi con il cemento.

Anche ora ci sarà qualcuno che, come a L’Aquila, si frega le mani pensando agli affari che si potranno fare con la ricostruzione. Ricostruiremo con gli stessi criteri? Fino ad ora abbiamo fatto così. Chi ha devastato il territorio nazionale ha poi tratto vantaggi per riparare le devastazioni che aveva provocato. Affari.

Certo, il boom economico del dopoguerra è venuto proprio con la ricostruzione, dopo un conflitto che ci aveva visto dalla parte sbagliata, un conflitto che ha devastato il paese. Si risorge. Ma si risorge solo rinnegando gli errori del passato, imboccando strade virtuose. Cambiando filosofia, cambiando le priorità e i valori. Nei nostri valori fondanti la Natura non c’è, non l’abbiamo messa nella Costituzione. C’è il Paesaggio, nell’articolo 9. Ma il paesaggio italiano è proprio la modificazione della natura. Ricostruita per soddisfare i nostri bisogni, incuranti delle sue leggi.

La grande opera che ci aspetta, che ridarà magari fiato all’economia, è la messa in sicurezza del territorio nazionale. Ma prima bisogna modificare la nostra cultura. Non smetterò mai di ripeterlo. Gli ecologi dicono queste cose da sempre. Avvertono, prefigurano le sciagure, spiegano i motivi della loro apprensione. Ma nessuno li ascolta. Anzi, qualcuno dice: ma non potevate avvertirci prima? Mi prudono le mani quando sento questa domanda. Sono decenni che avvertiamo, e nessuno ci ascolta. E ora ci dicono che avremmo anche potuto avvertire!

Non ho il coraggio di chiamare Paola, e poi i cellulari non prendono più. Le linee sono intasate. Pare che questo sia solo l’inizio, domani e dopodomani si prevedono piogge ancora più forti. A Genova.


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