Programma aggiornato di marzo e ordine del giorno della prossima assemblea
A causa dell'assenza di soci e membri del Consiglio Direttivo nella data precedentemente indicata, l'Assemblea dei soci programmata per il 1° marzo è stata rimandata a giovedì 7 marzo alle ore 18,... Leggi tutto...
"La signora dello zoo di Varsavia" al cineforum dell'Università Popolare
La scelta di riservare il primo lunedì di ogni mese al nostro cineforum ci permette di cominciare il 2019 con La signora dello zoo di Varsavia: la scelta di Roberta Lisi, alla quale dobbiamo il... Leggi tutto...
Programma gennaio 2019
Dopo le festività natalizie, le attività dell'Università Popolare riprenderanno lunedì 7 gennaio, col consueto appuntamento col cineforum curato da Roberta Lisi, come sempre programmato per il... Leggi tutto...
Anticipo orario conferenza di venerdì 23 marzo
Come anticipato a voce ieri, in occasione della emozionante performance poetica organizzata dal nostro Laboratorio di poesia, la conferenza di venerdì 23 marzo della prof.sa Alberta Giani... Leggi tutto...
Per ricordare meglio la nostra visita a Cavallino
Uno dei momenti più emozionanti della nostra gita culturale a Cavallino, domenica scorsa, è stata la lettura  di un breve estratto dalle memorie del duca Sigismondo Castromediano (Carceri e... Leggi tutto...
Stagione teatrale a Lecce
In allegato il programma della stagione teatrale del Comune di Lecce (teatri... Leggi tutto...
Stagione teatrale a Cavallino
  CITTA' DI CAVALLINO - TEATRO "IL DUCALE" Stagione teatrale 9 Dicembre 2017 -... Leggi tutto...
Finalmente online!
1° Settembre 2010 nasce il sito dell' "Università Popolare Aldo Vallone... Leggi tutto...
Home
Il Paese dove avanzano gli incapaci PDF Stampa E-mail
Ecologia
Scritto da Ferdinando Boero   
Mercoledì 09 Novembre 2011 20:00

[“Nuovo Quotidiano di Puglia” del 9 novembre 2011]

 

Ho iniziato ad occuparmi di politica dai tempi del liceo. Lo slogan era: chi non fa politica la subisce! A quel tempo c’erano due modi per cambiare il mondo. C’era la rivoluzione, e c’erano le riforme. Essere riformista era quasi un insulto. I riformisti sono pavidi e hanno paura di cambiare. Intanto la rivoluzione non è stata fatta (meno male) e quindi si potrebbe pensare che siano state fatte le riforme. E invece no, non abbiamo fatto la rivoluzione e non abbiamo fatto le riforme. E’ da allora che sento parlare di riforme, sono quarantacinque anni. Alcune riforme le abbiamo fatte. Per me la più importante è quella di Bassanini. Basterebbe quella. Soddisfare gli adempimenti è meno importante di raggiungere gli obiettivi. Quella riforma è fallita. Ho fatto tantissimi concorsi universitari e ho imparato una cosa: se tutte le scartoffie sono in ordine, il resto non conta. Bisogna soddisfare gli adempimenti. Se vince un incapace senza produzione scientifica non ha alcuna importanza, nessun ricorso verrebbe accolto per quello. Ma se manca una sigla su un foglio del verbale... allora sono guai. E anche gli amministratori rispondono nello stesso modo: tutte le procedure sono state espletate, che ci possiamo fare se l’opera non è stata portata a termine?

La riforma è stata fatta, ma non è stata attuata. O è stata attuata solo in parte. La vera rivoluzione si fa con la valutazione del raggiungimento degli obiettivi. E con l’individuazione delle responsabilità. E si deve procedere come si procede con la Protezione Civile, quando ci sono le emergenze: si saltano le trafile burocratiche. Quel che conta è il risultato. Siamo in emergenza. Tutto il paese è in emergenza. Si deve valutare attentamente l’ottenimento dei risultati promessi, a fronte di investimenti concessi. Se i risultati ci sono, chi ha mantenuto fede alle promesse rimane al suo posto e ottiene altri incarichi. Se i risultati non ci sono, il responsabile deve essere rimosso. Rimosso non vuol dire licenziato. Ma non deve neppure significare che gli verranno affidati altri incarichi da qualche altra parte. Lo mandiamo a pulire il greto dei fiumi, in modo che possa comunque mantenere la propria famiglia. E non gli diamo alcuna liquidazione. Deve lavorare.

I parlamentari sono solo la punta dell’iceberg. L’Italia è stracolma di persone incapaci nell’ottenere obiettivi e capacissime nel soddisfare adempimenti. Devono essere rimosse. Non con la ghigliottina, neppure con la galera. Sono cose barbare. Si valutano i danni che hanno fatto, si sequestrano i loro beni per arrivare a ripagare i danni quanto più possibile, si assegna loro una modesta casa popolare, e poi li si manda a fare pulizia dove ce n’è bisogno. In modo che si guadagnino decentemente da vivere. Le persone capaci si individuano dai risultati ottenuti. Ce ne sono tante. Ma sono derise e mortificate, scoraggiate. Vedono il trionfo degli incapaci e, se possono, emigrano.

Il paese si rimette in piedi con il contributo di tutti. La prima grande rivoluzione è che tutti siano orgogliosi di fare bene il proprio mestiere. Se uno fa bene il proprio mestiere, dopo un po’ ha molto lavoro da fare, e non ce la fa a farlo. Ha bisogno di aiuto. E questo significa che altri devono lavorare. E li sceglierà bravi, perché altrimenti ... andrà a pulire gli alvei dei fiumi. Come manovale, al comando di persone capaci. Perché pulire gli alvei dei fiumi è una delle cose più importanti che dobbiamo fare.

E’ vero che il pesce puzza dalla testa, ma questa classe politica che tutti vituperano ce la siamo scelta noi. Ci rappresenta. Ha ragione Berlusconi a dire che nessuno meglio di lui rappresenta questo paese. Ha ragione! E questo è il nostro primo problema. Berlusconi è il prodotto della nostra cultura. Come in passato lo è stato Mussolini, come, dopo, è stato il sistema clientelare di Democrazia Cristiana e Partito Socialista, con il Partito Comunista che comunque faceva la sua parte (lo so per esperienze dirette, di mio padre). Siamo fatti così. Tutti questi soggetti godevano di amplissimo consenso. Bene, dobbiamo cambiare. E poi non è vero: gli italiani, all’estero, sono esempio di operosità, onestà, coraggio, competenza. Sì, lo so, abbiamo anche esportato la mafia, ma il piatto della bilancia pende moltissimo verso il bene. E’ una rivoluzione necessaria, e deve essere fatta da ognuno di noi, con l’atto più rivoluzionario che ci sia: fare bene il proprio lavoro.

Perché questo “paghi” bisogna fare una sola riforma: zero adempimenti, grandissima attenzione al raggiungimento degli obiettivi, principio di responsabilità: chi sbaglia viene “assegnato ad altro incarico”. Nessuna pietà per gli incapaci (il primo della lista è il ministro Brunetta, perché nei ministeri ci sono miriadi di incapaci). Ci sono milioni di giovani capaci che non hanno lavoro. Che siano gli incapaci a lavorare nei call center. Anche perché gli incapaci hanno avuto il lavoro che hanno per concessione di politici o di amministratori incapaci. E il loro avere un lavoro (senza farlo bene) impedisce che persone capaci abbiano un lavoro.

La RAI è il simbolo di come viene gestito il paese. I capaci, quelli che portano milioni di ascoltatori alla rete e milioni di introiti in pubblicità, vengono rimossi, espulsi. Gli incapaci, quelli che affondano i telegiornali e rendono insulsa la produzione RAI, sono promossi. Il nostro paese è la RAI. Priva oramai di qualità e di quantità. Avendo la possibilità di esprimere ottima qualità in grande quantità.

 

 


Torna su