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Scritto da Serena Poppi   
Venerdì 18 Novembre 2011 13:15

Da una prospettiva locale emerge un dramma nazionale, di meccanismi perversi e criminali che regolano il mercato dei rifiuti in Italia

Il contadino e il geometra, il parroco e la cognata, l’ingegnere e il vigile urbano, don Michele e l’assessore, il Commissario Sovrano Generale della Monnezza, i netturbini e i camorristi, don Sandro e Peppino Quattrodita, ‘o direttore, il  capitano, ‘a muglier’, ‘o piccirillo, Marianella e Nunziatina, Antonè e Gerardo, poi Giovannella bella… in pratica è un’intera comunità, che è anche un’intera nazione, a ritrovarsi come vittima e artefice del proprio destino. Sì, perché diventa impossibile distinguere la colpa dall’imprudenza, il reato dalla negligenza, la  furbizia dall’ignoranza, il Nord dal Sud, quando le informazioni sono poche, le amicizie ambigue, i soldi mancano e i figli crescono. Una prospettiva, questa, che viene ben illustrata nel testo Monnezza di Francesco De Filippo (Infinito edizioni, pp. 110, € 8,90) arrivato già alla terza edizione, un racconto che si sviluppa nella città di Napoli, ma che ben presto si scopre avere cause e conseguenze anche in altre città italiane.

“Pecché qua, volente o nolente, tutto quello che si fa, deve passare per il Nord [...] Questo rappresenta proprio ‘a nostra realtà: nuje campammo in un posto che non conosciamo, nun sapimme manco nuje chi simmo, che facciamo. Faccio filosofia? Dite che faccio filosofia? E allora dite, che vulite sapè?  E certo ve lo racconto, però mi dovete pagare il caffè, ‘ccà niente è gratis ‘uagliù, io sono la memoria storica […]”.

Così Totore ‘o marenaro racconta di come sono nate le costruzioni abusive e le prime insane “sepolture” dei rifiuti.

Un libro-denuncia vivace e divertente, ma drammatico al tempo stesso: nell’indifferenza generale si inizia col costruire un palazzo totalmente abusivo nel quartiere di Pianura, fino ad arrivare, con incredibile facilità, ad edificare un’intera area illecita, sommersa da rifiuti urbani e scorie tossiche, ferita da interferenze camorristiche e connivenze istituzionali. Il tutto vissuto dai residenti con diffidente curiosità, ma pacifica rassegnazione.

 

Effetto domino

Dei tentativi per frenare questa avanzata di immondizia in effetti ci furono, ad esempio quando una mattina, per caso, sbagliando strada, Gerardo si ritrovò in una zona periferica che emanava una puzza incredibile, ma non era una puzza di immondizia normale, era un altro fetore, un fetore che non si sopportava. Proprio quella mattina alcuni operai stavano coprendo liquami scuri e schiumosi con un enorme telone nero. Sopra il telone scaricarono poi la spazzatura normale.  E così, come ci si aspetterebbe dalle piccole comunità

“Gerardo Cinquestelle lo disse ‘a muglier’, ‘a muglier’ lo disse alla signora Marianella che abitava ‘ncopp’ ‘o stesso pianerottolo, e a signora Marianella lo comunicò a Salvatore, che ogni pomeriggio saliva a scoparsela approfittando che abitava al piano di sotto… Salvatore lo disse a Dianuccia e Dianuccia a Nunziatina, che finalmente lo disse al fratello, Antonello Varriale, vice capo di tutti i vigili urbani e nella segreteria del sindacato nazionale di categoria!”.

“ “Nun se po’ fa niente, ‘llà cumanna tutto don Pasquale” disse Antonello Varriale

“Ma ‘ccà murimmo Antonè…”

“Allora nun è capito nu cazzo, Nunziatì. Secondo te tuo nipote come è trasuto dentro ‘a società dei telefoni? E tua figlia comme a fatto a truvà ‘o posto dinto ‘o Banco ‘e Napoli? E tuo marito? Si nun era pe’ don Pascale tu stavi ancora a fa’ ‘o mestiere” “.

 

L’ emergenza rifiuti nasce a partire dal 1994, quando con l'emanazione di un decreto dell'allora Presidente del Consiglio dei ministri, Carlo Azeglio Ciampi[1], il Governo italiano prendeva atto dell'emergenza ambientale, causata dalla saturazione di alcune discariche campane, individuando nel Prefetto di Napoli l’organo preposto ad esercitare i poteri commissariali straordinari. La spazzatura urbana in Campania non veniva raccolta regolarmente e si accumulava, in mancanza di una politica di riduzione dei rifiuti e per il continuo sabotaggio della raccolta differenziata e degli impianti di combustibile derivato dai rifiuti, peraltro in alcuni casi pure sequestrati dalla magistratura perché non a norma.[2] Il risultato fu, ed è ancora oggi, la presenza per le strade della regione di cumuli di spazzatura che creano gravi rischi igienico-sanitari per le persone, oltre a evidenti problemi di ordine pubblico. Quando poi i rifiuti vengono dati alle fiamme da cittadini esasperati (o dalla stessa malavita che in questo modo tenta di far perdere le tracce dei rifiuti tossici con essi mischiati)[3], si verificano pericolose emissioni di diossina e casi di intossicazione.

Le discariche abusive e gli incendi di rifiuti, hanno creato gravi problemi anche per quel che concerne la salubrità delle produzioni agroalimentari. Proprio per questo motivo, la vendita di prodotti caseari della Campania è diminuita significativamente, anche all'estero, dove per il timore che la produzione casearia italiana sia poco salubre, si preferisce non importare questi alimenti.[4][5][6]

Il ragno che tesse la tela

“ ‘Cca si tratta di decine di anni di storia di milioni di persone».

In un’intervista dell’ottobre scorso per www.affaritaliani.it, l’autore del libro, dice: «C'è un groviglio tale di responsabilità per un'enorme quantità di problemi mai affrontati, ma sempre procrastinati, che è impossibile stabilire un solo “colpevole”. Ormai è difficile risalire alle origini e alle cause di questa situazione”.

Ad un certo punto, il Comune impose ai residenti una tassa per la nettezza urbana, ma con gli arretrati sarebbe diventata impossibile da pagare; non si poteva più andare a chiedere ‘consiglio’ nemmeno da don Michele perché aveva fatto una brutta fine: due colpi secchi. Professionisti.

“Scusate ma nun è abusiva pure ‘a parrocchia?» e don Sandro, il parroco, pose le sue condizioni: la tassa non sarebbe stata pagata, ma i residenti avrebbero dovuto farsi carico di allargare gratuitamente la parrocchia – abusiva – e tutti i bambini fare il catechismo e la prima comunione. Poi come accade ogni tanto nella vita, così casualmente, fu che a subentrare a don Michele, pace all’anima sua, fosse il vecchio rivale, più moderno.

“ ‘Na volta erano i camorristi che andavano dai politici a chiedere. Don Pasquale invertì le cose: erano i politici che andavano da lui a chiedere». Era soprattutto per capire e controllare, per conoscere, per questo gli serviva gente in Parlamento, gente tutta sul suo libro paga. Aveva acquistato le cave e le sfruttava vendendo il materiale alle sue aziende edilizie e queste costruivano Pianura ed altre zone abusive, direttamente sopra la sue discariche. Abusive. Era ricchissimo e molto potente. Poi, come accade ogni tanto nella vita, così casualmente, don Pasquale fu arrestato e collaborò con la giustizia.

Le cause alla base dell'emergenza rifiuti in Campania sono complesse, in quanto derivano da una commistione di errori tecnici, amministrativi e politici, industriali e malavitosi: dai ritardi nella pianificazione di discariche adeguate, avvenute solamente dal 2003, e nella costruzione di impianti di compostaggio della parte organica dei rifiuti proveniente da raccolta differenziata, dal trattamento inadeguato dei rifiuti urbani nei sette impianti di produzione di cdr, ai ritardi nella pianificazione e nella costruzione di inceneritori, dovuti anche a prescrizioni della magistratura sui progetti in essere e finalizzate ad una maggiore tutela dell'ambiente e a contrastare la camorra [7-8]. Al di là delle cause tecniche ed amministrative, va però anche sottolineato come lo stato di emergenza rappresenti di per sé una situazione economicamente vantaggiosa non solo per la criminalità organizzata campana - che con la gestione illecita dei rifiuti raccoglie profitti anche maggiori che con il traffico di droga o le estorsioni - ma anche per larghi settori dell'imprenditoria legale (dietro la quale si cela spesso comunque la camorra[9]), che approfitta del sistema di smaltimento illegale per abbattere i costi [10]. Ciò determina il perpetuarsi di una situazione in cui, di fronte a forti interessi economici, vi sono istituzioni politiche dimostratesi finora incapaci di contrastarli, quando non li abbiano addirittura favoriti[11-12]. È stata infine criticata la natura stessa del Commissariato il quale, essendo col tempo diventato di fatto un ente "ordinario", con una certa autonomia di spesa e soprattutto con un certo numero di dipendenti, si è trovato in una situazione di oggettivo conflitto di interessi rispetto al fine stesso per il quale era stato costituito.

E allora si mosse ‘o geometra, Bruno Esposito che, finalmente affrontò di petto il problema: “[…] visto il permanere dell’emergenza e le accresciute esigenze di personale destinato alla risoluzione del grande problema, sembra indispensabile trasformare il contratto dei mille netturbini da tempo determinato a tempo indeterminato. Detto fuori dai denti, i mille rispecchiano proporzionalmente i gruppi partitici all’interno della Regione, sono stati segnalati dai rispettivi segretari di questi, dunque non ci saranno disaccordi o malanimi. [ …] Va bene, mettiamo la proposta ai voti uno… due… tre… vabbè, approvata all’unanimità» e tutta la commissione si girò verso il monitor per il fischio d’inizio della partita di Champions league.

L’aria condizionata era accesa, ma ‘o presidente fece aprire i balconi. Voleva sentire il respiro della città.

L’autore

Francesco De Filippo è nato a Napoli nel 1960. Giornalista dell'Agenzia Ansa, è stato corrispondente per Il Sole 24 Ore, è stato redattore capo di una rivista nazionale di cultura (Arte & Carte) e presidente di una cooperativa che si occupava di informazione e comunicazione (Informedia). E' stato inviato speciale del Festivaletteratura di Mantova edizione 2001 per Nonleggere.it. Ha esordito come narratore nel 2001 con Una storia anche d'amore (ed. Rizzoli). All'attività di giornalista associa quella di romanziere e saggista: ha pubblicato cinque libri per Mondadori, Rizzoli, Nutrimenti, l'ultimo dei quali è Quasi uguali (Mondadori, 2009). Da alcuni sono stati tratti spettacoli teatrali. Ha vinto numerosi premi; alcuni suoi libri sono stati pubblicati in Germania, Francia e nella Repubblica Ceca. Per Infinito edizioni ha curato La mia vita dentro. Le memorie di un direttore di carceri (2010).

Che atteggiamento vede da parte istituzionale?

“Ho cinquant'anni e già nei sussidiari studiavo la questione meridionale, che ancora non si è risolta. Vuol dire che tutti i governi hanno fallito, ma quello che più mi preoccupa adesso è questa politica della colpevolizzazione, come si fa verso i poveri. In questa smobilitazione generale della vita, nell'era del mordi e fuggi, il welfare state è diventato una zavorra”.

E sui rifiuti, c'è una via d'uscita a questo punto?

“E' un'emergenza che dovrebbe interessare e far allarmare tutta l'Italia. In altri Paesi, penso alla Norvegia o alla Germania, esiste un ciclo dei rifiuti che permette di riscaldare intere città con l'energia termica derivata dalla spazzatura. In Italia, invece, e soprattutto al Sud, sono pochissime le regioni che si sono organizzate con impianti di smaltimento veri. Noi continuiamo a seppellire i rifiuti. Ma prima o poi non ci sarà più spazio, a Roma come altrove”. (intervista 10/2010 per www.affaritaliani.it)

 

Note

1. DPCM dell'11 febbraio 1994, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 35 del 12 febbraio 1994.

2. Ganapini: «Cdr, sabotati gli impianti» in Napolionline.org. URL consultato il 2 giugno 2008.

3. cfr. Roberto Saviano. Gomorra. Mondadori, 2006, pp. 310 e ss.

4. Mandara: Mozzarella sana, ma vendite in calo, in Il Denaro del 23 gennaio 2008.

5. I prodotti tipici non si vendono più, la Cia: Rischio tracollo, in Il Denaro del 15 gennaio 2008.

6. La spesa al tempo dei rifiuti. Prodotti locali? No, grazie, in La Repubblica-Napoli del 16 gennaio 2008.

7. Rifiuti, l´accusa dei pm alla gestione Bassolino in L'Espresso del 6 febbraio 2007. URL consultato il 17 gennaio 2007.

8. cfr. Agenzia per la Protezione dell'Ambiente e per i servizi Tecnici - Rapporto rifiuti 2007. Va peraltro evidenziato che alcuni Comuni campani hanno ottimi tassi di raccolta differenziata: ad esempio Grumo Nevano, tra i comuni più virtuosi, ha raggiunto circa il 62% della raccolta differenziata (NTV-News. Rifiuti: Grumo Nevano, oasi di efficienza su YouTube), mentre sempre secondo l'APAT (dati 2006), il Comune di Casamarciano raggiunge il 49,6%, mentre Santa Maria la Carità e Tufino superano abbondantemente il 44%. Più in generale la provincia di Salerno e quella di Avellino sono attorno al 20% (21,3 e 19,3%).

9. cfr. Alessandro Iacuelli. Le vie infinite dei rifiuti. Il sistema campano. Rinascita edizioni, 2008, pp. 182 e segg.

10. cfr. Relazione del 13 marzo 2007 del Procuratore Nazionale Antimafia Piero Grasso alla Commissione parlamentare d'inchiesta sul ciclo dei rifiuti e sulle attività illecite ad esso connesse, pag. 5.

11.  Chiaiano, Fibe pagò le cave otto volte di più, in Corriere del Mezzogiorno del 5 maggio 2008.

12. «I siti alternativi ci sono, a bloccarli è De Mita» in Peacelink.it. URL consultato il 2 giugno 2008.

 

 

 

 

 

 


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