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Politici e tecnici: l'anomalia tutta italiana PDF Stampa E-mail
Ecologia
Scritto da Ferdinando Boero   
Domenica 20 Novembre 2011 13:20

["Nuovo Quotidiano di Puglia" del 20 novembre 2011]

 

In molti dicono che la caduta di Berlusconi e l’ascesa di Monti rappresentano la sconfitta della politica e della democrazia. Sono completamente d’accordo. La politica e la democrazia hanno fallito e hanno portato, nel modo in cui sono state gestite, al quasi fallimento del paese. La politica ha cercato di rassicurare gli elettori, dicendo che tutto andava bene, non ha fatto nulla per contrastare la crisi, se non quando era con l’acqua alla gola. La politica non ha avuto il coraggio di prendere le misure necessarie per “non scontentare il suo elettorato di riferimento”.

E ora, nel negozio di cristalleria devastato dagli elefanti della politica, sono chiamati i tecnici. Che devono mettere ordine, risanare, aggiustare. Per poi riconsegnare il paese ai politici.

Chi sono questi tecnici? Perché li chiamiamo così? La grande differenza tra loro e i politici è che non sono stati eletti. Sono chiamati a svolgere ruoli politici non perché qualcuno li ha votati, ma perché hanno competenze in quei ruoli. Ovviamente avevamo votato degli incompetenti a ricoprire quei ruoli, visti i risultati disastrosi della loro azione.

L’ho scritto e detto tante volte: il paese è nelle mani degli incompetenti, messi a svolgere ruoli importanti non per le loro qualità tecniche ma per affinità partitica o di congrega. Come è successo alla sanità in Lombardia, portata in palmo di mano come segno di efficienza, e ora il San Raffaele sta crollando. La congrega, in Lombardia, è Comunione e Liberazione. Mentre nella Sanità in Puglia le responsabilità sono a sinistra e a destra. Non riesco a dimenticare un assessore al bilancio della regione Puglia che si vantava di averlo risanato però aveva comprato dei derivati da una banca inglese, e aveva firmato un contratto scritto in inglese senza conoscere l’inglese! Non riusciamo a liberarci da questa mentalità (e neppure da questi politici).

Io penso di essere un tecnico. Non ho paura di dire quel che penso perché non devo avere consenso. Se dico cose scomode non corro il rischio di non essere rieletto. Corro rischi se scrivo e dico cose scientificamente errate. Perché, in quanto tecnico, rispondo al resto della comunità scientifica, e se dico e scrivo e faccio cose scientificamente errate mi gioco la reputazione. Il mio unico compito è di portare avanti il campo in cui ho qualche competenza, e non importa se nel farlo scontento qualcuno. Non sarò giudicato politicamente, ma solo tecnicamente.

Ovviamente quel che faccio, scrivo e dico può avere valore politico, anzi lo ha. Ma non lo faccio per appartenenza a questo o quello schieramento. Se devo dire che qualcuno dice cose inesatte, non mi importa di quale partito sia. Se qualcuno dice che si possono fare i rimboschimenti di Posidonia oceanica per difendere le coste dall’erosione, io posso solo dire che non esiste evidenza scientifica, comprovata da pubblicazioni su riviste del settore, che questo è possibile. Anzi, per il momento la letteratura scientifica dice che tutti i tentativi sono falliti. Politicamente l’impresa può essere “venduta”, tecnicamente no. Nel momento in cui dico che non si possono, ad ora, fare rimboschimenti di praterie di Posidonia, forse rompo le scatole a qualche politico, ma non lo faccio per partito preso. Non mi importa di quale parte sia il politico. Giudico quel che dice solo ed esclusivamente da un punto di vista tecnico.

La politica è l’arte della mediazione e del compromesso. I tecnici non sono molto bravi a fare queste cose. Però sono bravi a dire quando si sta andando troppo oltre con i compromessi. I politici devono chiedere ai tecnici, e poi devono decidere, in base a quel che i tecnici dicono. E devono cercare di capire a quali dar retta, perché ci può essere disparità di vedute tra i tecnici. A chi dare retta?

Il politico è tanto migliore quanto più riesce a circondarsi di buoni tecnici e a usare i loro consigli per fare buona politica. In Italia, molto spesso, i politici cercano i tecnici che dicono quel che loro (i politici) vogliono sentirsi dire. E pagano questi tecnici in modo sostanzioso: con consulenze o con progetti. Se sono scomodi, se dicono cose non gradite, sono sostituiti o semplicemente ignorati. E’ ovvio che poi i nodi vengono al pettine, e il castello della politica crolla.

Ora i tecnici al governo dovranno fare cose estreme. Non biasimiamoli troppo per questo. Le fanno per la pochezza della politica che li ha preceduti. E non dimentichiamolo più, soprattutto la prossima volta che sceglieremo i politici che dovranno gestire la nostra vita.


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