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Petrolio: i cento schiaffi al nostro territorio PDF Stampa E-mail
Ecologia
Scritto da Ferdinando Boero   
Sabato 26 Novembre 2011 12:44

["Nuovo Quotidiano di Puglia" di venerdì 25 novembre 2011]

 

Leggo sul "Quotidiano" che nel nostro mare sono in corso rilevazioni per identificare zone da cui estrarre petrolio dal fondo del mare. Qualche tempo fa sono stato in Norvegia e recentemente ho visitato la Scozia. Nei mari di entrambi questi stati c’è molto petrolio e sono molto fiorenti la attività estrattive. Si tratta di posti ricchi in termini economici e, almeno per ora, problemi non ce ne sono per quel che riguarda l’ambiente. Certamente in Florida ci sono stati.

Pur essendo uno strenuo difensore dell’integrità ambientale, mi rendo conto che il nostro tenore di vita dipende da queste fonti di energia. Bisogna sviluppare quelle alternative, non ci sono dubbi, ma per il momento dobbiamo ancora convivere con il petrolio.

Quando si intraprendono queste iniziative bisogna analizzare i costi e i benefici. Le popolazioni locali, e il sistema paese in generale, cosa guadagnano da queste possibili estrazioni? Perché se è vero che queste compagnie (mi pare inglesi) hanno avuto dei permessi, allora significa che senza permessi non avrebbero potuto iniziare i loro lavori, giusto? Se questo è giusto, il mio ragionamento può continuare, se invece non c’è bisogno di permessi da parte dello stato italiano allora non abbiamo nulla da dire. Mi pare che i permessi ci siano. Chi li ha dati? Apparentemente i comuni rivieraschi non sono contenti. Non lo sono le provincie, e non lo sono le regioni. E quindi sarà stato lo stato a concederli. Che firme ci sono sotto quei permessi? E se sono firme di tecnici, a quali politici hanno fatto riferimento?

A questo punto bisogna chiamare quei politici e bisogna chiedere a loro quale sia stata l’analisi costi benefici che ha portato a quella decisione. Chi sopporta i costi? A chi vanno i benefici? Quei politici saranno ben di qualche partito, no? E allora bisogna chiedere ai nostri referenti (i deputati, i senatori, i vari consiglieri) come mai il partito ha accettato che cose del genere siano avvenute.

Così funziona la democrazia, e è chiaro che è molto meglio la democrazia del governo dei tecnici, perché il tecnico non risponde agli elettori.

Chi reputa che ci siano minacce per la propria incolumità e per l’integrità dell’ambiente deve poter chiamare i suoi rappresentanti e chieder loro conto del loro operato. Deve negoziare. Accetto i pozzi se mi togli il carbone da Cerano, per esempio. Ma se Cerano rimane, se rimane l’Ilva, se arriva il degassificatore a Brindisi, e le condotte transadriatiche, e ora mi aggiungete anche i pozzi di petrolio, noi che ci guadagniamo?

E devono stare molto attenti, i cittadini. Perché questi impatti non devono essere analizzati uno alla volta. Assieme, i loro effetti possono essere molto maggiori della loro semplice somma. Mi spiego: se prendo cento schiaffi, non posso valutare l’impatto di un solo schiaffo alla volta. Magari non mi fa gran che. Ma cento schiaffi mi possono anche uccidere.

Chi ha dato quei permessi sapeva di tutti gli altri schiaffi inferti al nostro territorio? O li ha emessi pensando solo a un singolo schiaffetto? Le valutazioni di impatto ambientale sono state fatte in questa ottica, tenendo conto di tutte le altre pressioni negative sul nostro territorio? O sono state fatte come se queste attività fossero condotte su un ambiente che non subisce altre offese? So per esperienza che si trova sempre un tecnico disposto a firmare che va tutto bene. Ho visto progetti approvati dove si dice che si può scavare una trincea in una prateria di Posidonia oceanica (la pianta che protegge la nostra costa dall’erosione) senza fare grandi danni. Tanto si può ripiantare. Non ci sono prove che sia vero. Sto parlando di responsabilità. Chi ha detto che il problema dell’erosione costiera a San Cataldo si sarebbe risolto con i moli perpendicolari alla costa è stato chiamato a rendere conto del fatto che il sistema non ha funzionato? Quando le praterie di Posidonia degenereranno per le trincee che saranno scavate, si chiamerà qualcuno a rispondere di quel che ha scritto, della firma che ha messo? Abbiamo un disperato bisogno di buoni politici, e di cittadini molto attenti ai propri interessi.

 


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