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Omaggio a Umberto Domina: La realtà grottesca PDF Stampa E-mail
Prosa
Scritto da Antonio Mele/Melanton   
Venerdì 03 Febbraio 2012 13:18

Antologia di umorismo involontario

 

[ne "Il Galatino", n. 20 del 9 dicembre 2011, 21 del 16 dicembre 2011, 1 del 13 gennaio 2012, 2 del 27 gennaio 2012]

 

PRIMA PUNTATA

 

1. Umberto, Piero, Bordighera, ed io.

Nato subito dopo il secondo conflitto mondiale, e guidato brillantemente per più di mezzo secolo dal suo fondatore e patron Cesare Perfetto, il Salone dell’Umorismo di Bordighera fu per tutti noi – giovani disegnatori, scrittori esordienti o affermati professionisti – una ricorrente e irrinunciabile occasione d’incontro con il jet-set  internazionale del mondo della Caricatura, della Letteratura umoristica e del Cinema comico. Un rendez-vous vivacizzato dalla frequentazione “alla pari”, con i più famosi Maestri del sorriso del Novecento: dal francese Peynet dei teneri  Les amoreux all’argentino  Quino della incontenibile Mafalda al suo grande connazionale Mordillo, al nostro grandioso Alberto Sordi, fino al leggendario Jacovitti, e a Forattini, Arbore, Benigni o Luciano De Crescenzo, il quale proprio qui, nel 1977, con il successo di Così parlò Bellavista, iniziò la sua strepitosa carriera…

La foto qui riprodotta è del luglio 1988, scattata per l’appunto a Bordighera, e mi ritrae insieme a due inseparabili compagni di gioco e d’allegria di quegli anni favolosi, in uno degli angoli preferiti e dorati della bella cittadina ligure, a poca distanza da Monte Carlo e dalla Costa Azzurra, dove spesso si andava in otto o nove, quanti ne poteva stipare il mitico ‘pulmino’ Ford Transit di Piero Giarratana. I due amici sono, da destra: lo stesso Piero Giarratana, uomo e artista di straordinaria freschezza e raffinatezza, origini siciliane (Alimena, nelle Madonie) ma romano di adozione; e, accanto a me, Umberto Domina, scrittore umorista d’eccellenza, anch’egli figlio della Trinacria, nato ad Enna, e stabilitosi giovanissimo a Milano.

Per quanto siano andati via da qualche tempo, di questi autentici ‘fratelli’ di elezione conservo vividi sentimenti e memorie, insieme ad un patrimonio di umanità, sensibilità e ingegno di valore assoluto, che hanno in larga misura arricchito il mio modo di essere. Gliene sono grato, naturalmente. E il meno che possa fare è rinfrescarne il ricordo, rigenerando in qualche misura antiche emozioni condivise.

Come, ad esempio, l’indescrivibile divertimento, frammisto ad una ferma professionalità e ad un senso giocosamente creativo della ‘provocazione intellettuale’, da cui scaturì UT, Contributi per un’utopia, foglietto non periodico e a tiratura limitata, destinato a pochissimi eletti, per più di dieci anni contenitore e veicolo diffusivo delle nostre fantasie e stravaganze grafico-letterarie. Mi riprometto di riparlarne alla prima occasione.

 

2. Siamo tutti umoristi.

La necessaria premessa mi aiuta a presentare ai nostri Lettori la più estrosa e dilettevole ‘invenzione’ dell’eclettico Umberto Domina, riguardante il cosiddetto umorismo involontario. Che è quel genere di umorismo evidentemente fortuito e per l’appunto non voluto, generato spesso dal caso, dalla sprovvedutezza, dalla superficialità o da un banalissimo (e diabolico) errore di stampa... “Un umorismo fuori intenzione – rimarcava lo stesso Domina nell’introduzione di Siamo tutti umoristi, suo primo volume sull’argomento, pubblicato da Bietti nel 1971 – talora più divertente di quello costruito dai professionisti del sorriso, e che l’occhio attento del collezionista di simili incongruenze coglie come divertente immagine sociale da annunci, manifesti, libri, cartelli, avvisi, carta da lettere, titoli di giornali, foto curiose, e altro ancora...”.

In questa e nelle prossime puntate, potremo insieme rivisitare il meglio di questa esilarante ‘collezione’ di Domina, pronti a degustare una realtà che appare davvero grottesca e paradossale, e che è rigorosamente e incredibilmente autentica.

È giusto ricordare che a tale raccolta, con varie segnalazioni, foto e ritagli, abbiamo gioiosamente contribuito anche noi, fedeli amici (e ammiratori) di Umberto, insieme ad alcune grandi firme dell’Umorismo nazionale (come Giorgio Cavallo, Guido Clericetti, Paolo Cresci, Guido De Maria, Marcello Marchesi), ed altri illustri ‘delatori’.

Prima di entrare nel cuore di questo nostro incontro, permettetemi infine di aggiungere, per giusta completezza d’informazione, che dal 2008, a cadenza biennale, il Rotary Club di Enna, nelle persone di Enrico Cascio e di Eugenio Amaradio, congiuntamente ad altre autorevoli personalità ed enti della politica, della scienza e della cultura siciliane – dedicano a Domina un prestigioso Premio nazionale di Letteratura umoristica, del quale mi onoro di essere stato il primo presidente di Giuria, eccellentemente affiancato, fra gli altri, dal direttore del Galatino Rossano Marra.

 

3. Una raffica di annunci esilaranti.

Bene. Ultimati i (doverosi) preamboli introduttivi, possiamo ora iniziare il nostro viaggio nell’umorismo involontario, partendo – a caso – dal primo “annuncio economico” che viene alla memoria, e che denota come anche negli anni Settanta c’erano giovani che, in fatto di occupazione, non se la cavavano affatto bene, pur forniti di pervicace spirito d’iniziativa . Eccone il testo: VENTOTTENNE nullatenente volenteroso sposerebbe signorina procurargli lavoro. Non meno intraprendente (ed anzi del tutto audace) appare quest’altra ammiccante inserzione: TRENTUNENNE alto robusto colto referenziato offresi autista signora sola. Per concludere infine questa prima tornata con l’eccentrico: AFFITTO due studenti vuoti indipendenti uso ufficio o abitazione senza uso cucina, Via Michele Novaro, ecc.

Umberto sorrideva di gusto (ed anche un po’ perfidamente) quando gli capitava di imbattersi in alcuni di questi annunci, che risultavano tanto paradossali quanto sconclusionati nella richiesta (basterà leggere quest’altro: CERCATE un qualcosa che non sapete nemmeno Voi che cosa? Affidatevi ai tanti artigiani che leggono questa rubrica: chissà quanti di questi potranno realizzare i vostri desideri!); oppure inserzioni dettate dalla fretta e dalla distrazione (vedi: GEMELLE 21enni corrisponderebbero scopo fidanzamento con gemelli eventualmente fratelli); o perfino candidamente pretenziosi, come: GENITORI sposerebbero laureato presenza posizione con simpatica colta massimo trentasettenne preferibilmente imparentata ecclesiastico.

Un caratteristico spaccato sociale, in definitiva, specchio altresì di un’Italia quanto meno distratta se non manifestamente bizzarra, che affidava (e probabilmente ancora affida) ad un annuncio curioso o strampalato i propri problemi e desideri esistenziali.

Che dire, infatti, di questi altri esempi, che completano al momento la nostra specifica rassegna di ‘piccola pubblicità’? Con il primo, l’inserzionista non si capisce davvero che cosa offra e che cosa voglia: ABILE, attivo, tenace, geniale, stenodattilografo, scapolo, ottimista, buonumore, iniziali 40.000. Fermoposta Carrara. Nel secondo – pubblicato su un diffuso quotidiano milanese – c’è una richiesta quanto meno macabra per un... condominio molto particolare: ACQUISTO occasione tomba famiglia anche in parte occupata. Ed ancora (tal quale!, compresa la punteggiatura) la seguente ermetica e stringatissima inserzione: Giornalista, dipl. propr. Yacht, abit. Riviera, spos. int. ott. pos. fin. am. sport teatro, viagg. Dett. età, cond. Corr.15Z.

 

4. Occhio a insegne e cartelli!

Finito? Macché! Di annunci come quelli che abbiamo appena letto ce ne sono davvero a iosa. Ne leggeremo ancora nelle prossime puntate.

Certo, ci vuole la pazienza e la costanza di un Umberto Domina (e dei suoi irriducibili seguaci) a scorrere e sforbiciare giornali. Ma le sorprese sono sempre di sicuro e comico effetto. Al punto che viene da meditare se la fantasia faccia parte della realtà o se è la realtà che fa parte della fantasia...

Osserviamo, a tale riguardo, alcune insegne di negozi. Una di queste – da me segnalata a suo tempo a Umberto – indica una rinomata macelleria di Roma (tuttora attiva nella zona dove abitiamo), che è peraltro la clamorosa conferma del famoso detto latino “Nomen omen” (il nome è un destino). Ebbene, tale insegna porta la seguente dicitura: Polleria F.lli Galli. Che richiama questa targa piuttosto ironica e sconvolgente, letta all’ingresso di un elegante palazzo in una nota cittadina umbra: Dott. M. Macellaro – Medico chirurgo. O di quella Farmacia nel Frusinate, condotta dal Dott. Cerotti.

Quanto ai cartelli c’è l’imbarazzo della scelta. Provocatorio o no, in uno di essi, fotografato durante un corteo di protesta di giovani ”sessantottini” si può leggere a chiare lettere: Vogliamo l’estate più lunga! Un altro, ben in vista nella vetrina di una pelletteria del Basso Lazio, informa che: Si confezionano borse con la pelle dei signori clienti. E in un altro ancora, affisso in un ufficio pubblico della Capitale,  c’è questo paradossale e kafkiano invito: Si prega di uscire dall’entrata.

Che dire? Per ora, ce ne usciamo anche noi. Ma i nostri incontri, alla scoperta di nuove incredibili stranezze e bizzarrie, proseguiranno alla prossima puntata.

A presto.

 

 

SECONDA PUNTATA

 

5. Fuori dalle righe, e dal tempo.

Un po’ faccio fatica a parlarne. Per pudore, forse. O per discrezione.

Eppure, sono parte non piccola della nostra piccola storia di uomini. Quelle storie, intendo, di forte amicizia (sentimento esistenziale fra i più fondanti e imperituri), che ognuno di noi, nell’archivio semprevivo delle memorie più care, conserva perennemente dentro di sé.

Prima di riprendere il racconto curioso sull’umorismo involontario, dirò quindi, appena fugacemente, del legame più che fraterno e del lungo sodalizio umano e intellettuale intessuto con Umberto Domina, dai tempi ‘favolosi’ del Salone dell’Umorismo di Bordighera fino all’avventura editoriale di UT, Contributi per un’utopia.

Tutto sommato, nei trent’anni e più di nostra conoscenza, con Umberto ci siamo sempre incontrati molto poco. Lui a Milano col suo lavoro e i vari impegni letterari. Io a Roma (o nel Salento) con i miei. La nostra ‘frequentazione’ è stata perciò quasi all’antica, molto più di carattere epistolare. E aulica, direi, senza alcuna retorica. Sostenuta da una naturale ‘elezione’ di spirito (umoristico, giocoso, talora perfino fanciullesco) che ci ha sempre stimolato a superarci l’un l’altro con ogni genere di invenzioni – specialmente letterarie – che trovavano il loro spontaneo capolinea, e la vetrina più ambita, in quel foglio di poche pagine ma di fascino assoluto, che avevamo titolato UT-Contributi per un’Utopia, del quale, per sua diretta investitura, sono stato “correo” per tutti i fatidici 100 numeri.

Il più delle volte si trattava di idee e fantasie estremamente ricercate, forse anche sofisticate fino ad un giocoso snobismo, il cui obiettivo principale era la meraviglia, la sorpresa, l’incanto della parola. E del pensiero.

Un’esercitazione letteraria di grande diletto, che ci stregava per prolungati periodi, senza tuttavia farci trascurare momenti di più mondana convivialità. Come quelli condivisi in allegria con autentiche schiere di amici vecchi e nuovi – Lucio, Angelo, Paolo, Renzo, Vighi, Romarin, Remo Croce, Luciano De Crescenzo, e rispettive signore – nelle festose serate in casa di Eles e Piero Giarratana, in via della Panetteria, a Fontana di Trevi, allorché Umberto riusciva a raggiungerci a Roma. O nelle gite enogastronomiche verso Rieti e la Sabina, occasione in cui si aggregava immancabilmente anche il terzo amico siciliano, Alfredo Ferruzza, dirigente RAI, irriducibile gourmand e appassionato frequentatore di ippodromi, per rinnovare tutti insieme il piacere del principesco bollito misto “da Checco”.

Ma era solo un pretesto per “marinare” la vita, prendendoci un giorno di vacanza assoluta, del tutto fuori dalle righe. E dal tempo.

 

6. Lei non sa chi sono io!

Rientrando nell’argomento principe della nostra conversazione, vale a dire l’umorismo involontario, i protagonisti di questa puntata saranno i biglietti da visita e i giornali.

Tutti sicuramente ricordiamo la boriosa espressione di un tempo – «Lei non sa chi sono io!» – che voleva evidenziare la presunta superiorità di una persona piena di sé rispetto a noi, comuni mortali. Ebbene, osservandoli attentamente, le carte o i biglietti da visita, oggi come ieri, altro non sono che lo specchio della nostra personalità più autentica. Se ne incontrano di ampollosi e di sobri, stampati con caratteri gotici o barocchi, evidenziati in ridondante neretto o quasi timidamente nascosti in minuscolo corsivo, a volte eleganti, in altre tracotanti, e spocchiosi, discreti, astrusi, sibillini...

Nel suo ‘campionario’, Domina ce ne propone alcuni davvero esilaranti.

Leggiamo il primo (...se ce la facciamo): MARCHESE *** Cavaliere di Malta - Laurea in Ingegneria dell’Istituto Superiore Minerario - Membro a vita e Vice Presidente della Società Francese di Mineralogia - Corrispondente del Museo di Storia Naturale di Parigi - Membro Onorario della Società Imperiale di Mineralogia di San Pietroburgo - Membro protettore della Real Sociedad Espanola de Historia Natural - Commendatore con medaglia dell’Ordine di Pio IX -Commendatore di San Stanislao in Russia - Cavaliere di Terza Classe dell’Ordine di Sant’Anna di Russia, ecc. (sic!). Sia ben chiaro che l’ecc. non l’ho aggiunto io. È volutamente stampato in chiusura, lasciandoci intendere che il bigliettone da visita è troppo piccolo per contenere tutti i titoli di questo emerito Membro!

Passiamo ad altri tre biglietti di diverso genere. Ognuno di essi rivela chiaramente che quando il Caso si diverte, non c’è umorista né comico che possa superarlo.

Primo esempio. Che professione, arte o mestiere farà mai, secondo voi, il signor Carlo Stonati? Proviamo a indovinare: avvocato, pittore, falegname, ingegnere, idraulico, notaio, impiegato del catasto?... Macché! Per un curioso scherzo del destino, sul biglietto da visita di questo signore potrete leggere: Carlo Stonati - Accordatore. C’è da fidarsi a consegnargli il nostro vecchio prezioso pianoforte per un aggiornamento tonale?

Gli fa concorrenza un signore abruzzese che, in aperto contrasto col suo bene-augurante nome, che è Angelo Del Vivo, si occupa di Onoranze funebri.

Ancora uno, questo sì, oltremodo sbalorditivo! Su un biglietto da visita che Domina ha raccolto nella sua Sicilia (chiedendo conferma direttamente all’interessato della veridicità di quanto sopra stampato), il nome signor Renato Cepparo - Titolare della Società R.A.M.C.,  è preceduto dalla sigla V. EL. Che cosa indica questa sigla misteriosa? Non credo che indovinerete mai. Infatti, ci crediate o no, quella è la sigla del titolo di studio del signor Cepparo, che per esteso si traduce in: Va Elementare! Non è mirabolante?

Sempre in Sicilia, infine, e sempre a proposito di titoli di studio, incontriamo quest’altro signore, il cui biglietto da visita, così com’è composto, sembra un epitaffio funebre: Geom. Salvatore Nicosilli - Perito presso la miniera di Grottalda.

 


7. Ultime notizie.

Ed eccoci ai titoli di giornali. Che spesso ci fanno rattristare a causa delle notizie di cronaca nera, o di crisi economica, o di corruzione politica, e chi più ne ha più ne legga...

Fortunatamente, per sdrammatizzare una situazione di per sé grave e preoccupante, intervengono altri titoli molto meno angosciosi, che pur nella loro cruda verità, ci fanno sorridere o ridere, vuoi per la notizia in sé, decisamente inverosimile, vuoi per qualche refuso, vuoi infine per la formulazione bizzarra (a volte casuale, ma non di rado voluta dallo stesso redattore, quando questi possiede la giusta dose di senso dell’umorismo).

Leggiamo la serie seguente, che coinvolge soprattutto le signore. Dalle Marche giunge notizia di un disperato che: Per evitare la cattura si nasconde sotto la suocera. Gli fa compagnia, dal litorale sud-orientale della Sicilia, il titolo: A nuoto fino a Malta per sfuggire alla moglie. E a proposito della gentile metà, ce n’é un altro, che riferisce quanto accaduto in una notte fatale a Reggio Calabria: Gioca a carte la moglie, perde, e viene denunciato. Come che sia, di fronte ad un marito che si gioca a carte la consorte, è legittimo supporre che abbia spudoratamente barato...

Ci sono poi i titoli paradossali. Come: Fiamme nel magazzino dell’Assicurazione Incendi. Oppure: Si impicca e poi si spara un ex-funzionario americano. E ancora: Captava coi denti le onde radio - Un “effetto-galena” provocato da otturazioni in piombo, che reagivano con l’acidità della saliva (c’è da scommettere che la RAI gli abbia chiesto di pagare il canone).

Concludiamo con: Tassabili anche le cinture di castità. Ma perché, ne esistono ancora?! Evidentemente sì, se è vero come è vero che (almeno fino al 1970), l’insegna di un negozio a Milano promuoveva per l’appunto la vendita di Cinture di castità, costruite artigianalmente su modello medioevale. E fin qui, transeat... Ma volete anche sapere dove si trovava questo negozio così speciale? Dove, se non in Largo Promessi Sposi?! Non è stupefacente?

 

8. Avviso ai naviganti.

Permettetemi adesso un appunto piuttosto ‘serio’.

È assai noto l’aforisma del celebre inviato speciale del Corriere della sera Luigi Barzini jr. (attribuito anche a Indro Montanelli, e da alcuni perfino a Churchill), che così recitava: “Chi dà una notizia in cinque righe quando ne bastano soltanto quattro, è capace di ogni delitto”. Questa iperbole serviva soprattutto a sconsigliare a chi scrive di farsi prendere dall’eccessiva ridondanza e dall’ampollosità delle parole, cercando al contrario di esprimersi in maniera il più possibile concisa. E, soprattutto, chiara.

Dico questo, perché mi trovo sempre più spesso a leggere alcune recensioni d’arte o di letteratura, che sono sovraccariche, barocche, pretenziose, vuote, incomprensibili.

Si può scrivere anche molto – se ne ha i meriti – di un pittore, di uno scultore, o di un poeta. Purché non si usino parole e pensieri fumosi e privi di senso, che vorrebbero mettere in soggezione il lettore con la loro presunta ricercatezza, ma che si risolvono invece in ridicole “nullità” ritorcendosi comicamente contro lo stesso autore.

Il “campione” che segue (non sfuggito, naturalmente, all’occhio attento di Umberto Domina), ne è la prova più lampante: «...Risalire dalla composita descrittività di certo sonetto arcadico fino al pacato colore del macchiaiolismo carducciano, e successivamente dalla friabilità naturalistica pascoliana al frammento vociano e lacerbiano, in cui profondano più direttamente le radici montaliane, come storia di un progressivo intensificarsi della contrazione impressionistica».

- Ma mi faccia il piacere!», commenterebbe da par suo il magnifico Totò.

E dunque: meditiamo, gente. Meditiamo...

Alla prossima.

 

 


TERZA PUNTATA

 

9. I giorni di Tolentino.

Fu a Tolentino che cominciò lo ‘spettacolo’.

Esattamente nel settembre del 1993, alla XVII Biennale dell’Umorismo (di cui ero direttore artistico già da qualche anno), dove – con una mostra e un catalogo di grande successo – avevo aperto, ed anzi spalancato festosamente le porte alle bizzarrie, agli annunci esilaranti, ai titoli incredibili, ai manifesti impossibili, alle foto curiose, e a quant’altro compone l’ineffabile galleria di umorismo involontario di Umberto Domina battezzato nell’occasione Forbix satyrica).

Dieci anni dopo, alla Biennale XXII, questo eccentrico e divertentissimo repertorio accuratamente selezionato in un centinaio d’immagini – diventava oggetto di una speciale ‘lettura’, da me condotta nell’Auditorium tolentinate, davanti ad un pubblico entusiasta, avviando in qualche misura una nuova tradizione, tuttora adottata dal moderno cabaret.

Fra i pezzi più ‘gettonati’ e graditi dal pubblico c’era un manifesto degli anni Sessanta che pubblicizzava l’attività di un Radioriparatore di Genova, con tanto di indirizzo (Vico S. Sepolcro), e con tanto di telefono (n. 201.505), precisando che l’utilizzo di tale telefono era... concesso gentilmente dalle Cantine Spinelli, negozio di fronte (sic!).

Un altro incredibile annuncio economico rimarcava: Pantalone sposo smarrito via Ginori ponte Mazzini. Mancia a chi lo riconsegna (seguono i dati dello sposo distratto…).

Ancora uno, anch’esso molto bello, riguarda un cartello triangolare di pericolo, dove viene preannunciato che in prossimità c’è una “strada sconvolta”. Può essere sconvolta una strada? Evidentemente sì. Può darsi che nella zona ce ne sia stata un’altra magari confusa, e un’altra sbalordita, e un’altra perfino affranta e disperata.

Ma quello che faceva, e fa ancora più ridere (non fosse altro per la davvero diabolica e stupefacente combinazione del Caso) resta l’insuperabile cartello, affisso in Omegna, Varese, che indica la sede della Fabbrica bibite gassate Fratelli RUTTO.

Neanche a farlo apposta ci si riuscirebbe!

 

10. Ricordando Alfredo (e la cena da Maxim’s).

Alla mostra di Tolentino del ‘93 c’eravamo tutti. E più di tutti, il nostro rotondo compagno di tavolate e fenomenale gourmand Alfredo Ferruzza, con la sua incontrollabile e rallegrante balbuzie, che dava uno charme particolarissimo quando decantava – esagerando volutamente, per divertirsi e divertire – le improbabili ‘imprese’ al Casino di Montecarlo o all’Hippodrome di Cagnes-sur-mer, in Costa Azzurra, sue effettive e abituali mete estive, in concomitanza con il Salone dell’Umorismo di Bordighera, al quale non mancava mai.

Quando Alfredo balbettava, e faceva ‘ballare’ il pancione con impercettibili risatine (segno che si stava divertendo moltissimo), il successo della serata era assicurato. Restavamo per ore intorno a lui, pendendo dalle sue labbra, che a getto continuo sciorinavano avventure mirabolanti, alla maniera, e ancora meglio, del Tartarino di Tarascona di Daudet. Rimane fra noi storica quella della “cena più costosa del mondo”, dove lui – ancora giovane giornalista – fu invitato a Parigi al celeberrimo ristorante Chez Maxim’s da un pezzo grosso dei servizi segreti (il cui nome era ovviamente segreto) e da un non meglio identificato Segretario del Consolato Cipriota a Parigi, per un “servizio esclusivo” su una riservatissima questione, in qualche modo legata a intrighi internazionali che pare coinvolgessero perfino Brigitte Bardot, Jean Gabin, ed altri esponenti di spicco del cinema francese anni Sessanta.

Alla fine, ai tre commensali, il cosiddetto “servizio” gliel’aveva fatto proprio Maxim, con un conto salatissimo, determinato dal trattamento da Mille e una notte che gli era stato riservato: basti pensare che ad ogni pietanza, tre avvenenti cameriere rinnovavano l’assetto del tavolo, sostituendo le tovaglie di finissimo broccato con altre di raffinato merletto viennese, e i calici di giada intarsiata con preziose coppe di Murano, per non parlare dei piatti di Limoges o delle posate in oro, argento e smeraldi, e di altre leggendarie preziosità!

Le stesse pietanze, logicamente, erano da considerarsi ‘uniche e irripetibili’ come, ad esempio, l’aperitivo a base di succo di uccelli rari (!), oppure il pescespada del Pacifico, allevato appositamente nella dépendance del ristorante medesimo, dentro una vasca con acqua originale dell’Arcipelago Polinesiano, che con speciali navi-cisterna arrivava ogni settimana da Tahiti al porto di Le Havre, e da qui pompato e incanalato fino al centro di Parigi!

I vini, poi, manco a dirlo, erano di quelli riservati ai Maharajà indiani o a ricchissimi petrolieri arabi. Molto ambito il pressoché introvabile Rouge Reserve Chateaux du Prince de Polignac, annata ’42, di cui esistevano pochissime bottiglie, salvate miracolosamente – sempre a dire di Alfredo, che si divertiva a farsi prendere la mano dall’estemporanea narrazione – nei rifugi antiaerei della seconda Guerra mondiale! Un autentico nettare degli dei. Ovviamente a prezzo proibitivo.

Insomma, solo di mancia, i nostri tre commensali avrebbero lasciato  un travel-cheque di 30.000 dollari (10.000 per ogni cameriera, che al cambio facevano intorno ai 6 o 7 milioni di lire): «All’incirca il costo di un’automobile di lusso – concludeva l’impareggiabile Alfredo –,  mentre io, a malapena, giravo con una Seicento di seconda mano...».

 

11. Spigolando fra sorrisi e memorie.

Spero che il ricordo di Alfredo Ferruzza, denso di favolosi paradossi, e pertanto in carattere con questa nostra stravagante ‘galleria’, vi abbia divertito, tanto quanto divertiva la nostra allegra combriccola di allora.

Mi sembra giusto aggiungere che nel 1984, grazie alla munificenza di Antonio Solidoro, ideatore e presidente della Rassegna nazionale di umorismo Pentagono Humour, venivano ospitati nel nostro Salento, con un’escursione anche a Galatina: Alfredo Ferruzza, per l’appunto, il nostro comune amico Piero Giarratana, il patron del Salone dell’Umorismo di Bordighera Cesare Perfetto, il libraio-editore Remo Croce, e – sperando di non aver dimenticato qualcun altro – lo stesso Umberto Domina, del quale, oltretutto, fu tradotto in vernacolo salentino e messo in scena al Teatro Fiamma di Lecce il suo godibilissimo atto unico “Illegittima ambizione”.

Del Pentagono Humour mi onoravo di coordinare il settore artistico, collaborando in perfetta armonia con l’attivissima amica Giuliana Pellegrino e la compianta poetessa Flora Russo. Antonio Solidoro tendeva, come sempre, al meglio. Nelle due edizioni biennali del 1982 e del 1984 potemmo avvalerci di due Giurie qualificatissime: la prima presieduta da Giorgio Forattini, e tenuta in casa dello scrittore Luciano de Crescenzo, in compagnia di Renzo Arbore; la seconda presieduta da Nanni Loy (che però non venne a Lecce, impegnato nelle concomitanti presentazioni del suo film “Mi manda Picone”). Su tutti, imperava la carismatica figura del supervisore, e cioè il Rettore dell’Università di Lecce Donato Valli (che da queste colonne saluto affettuosamente, con gli auguri cordiali da parte di tutta la redazione de il Galatino).

 

12. Ma non finisce qui...

È probabile che questa volta abbia divagato un po’ troppo. Per cui, ritorno immediatamente al nostro argomento principale, riguardante l’umorismo involontario, che ci riserva ancora molte e divertenti sorprese. Come gli assortiti esempi che seguono, tratti da alcuni schizofrenici annunci economici.

Il primo: “Possidente bello, colto, alto reddito, sposerebbe anche vedova purché abbia casa arredata con mobili acquistati alla Galleria Duomo” (sic!). Segue: “Barbiere con retro avviatissimo rimetto, facilitazioni. ”. E poi: “Acquisto area fabbricabile marron viola gialla massima serietà”. E ancora: “44enne solo cederebbe dormire possibilmente vedova sola in cambio due ore tuttofare”. E infine, il mirabolante: “Collezionista di scatolette misteriose scambierebbe non importa che cosa con qualsiasi altra cosa, purché ben confezionata”.

Altre follie sono rilevabili nel cartello con il perentorio monito: Vietato camminare sui muri. Oppure nella targa di Via Senzanome (realmente esistente a Bologna!). O in una serie di titoli dai giornali, fra cui spiccano: “Emergenza nello spazio: il wc è intasato”, “Grandioso e accogliente il nuovo obitorio”, “Due reclusi in rivolta a San Vittore rientrano per paura del temporale”, “Ha inventato la macchina per spegnere i fiammiferi”, e il davvero incredibile “Sordomuto accusato di schiamazzi”...

Per concludere, vi propongo l’immagine di una signora con un vestito a righe verticali bianconere, che attraversa le strisce pedonali, ben degna di una medaglia... al valore fotografico!

Ma non finisce qui.

Vi aspetto ancora alla prossima puntata. A bientôt.

 

 

 

QUARTA PUNTATA

 

13. Il Caso: un umorista insuperabile.

Riprendiamo il filo del nostro discorso, in questa quarta e ultima puntata, e tuffiamoci di nuovo nell’umorismo involontario (specchio esilarante di una realtà davvero grottesca e spesso più sorprendente della fantasia), partendo questa volta da alcune notizie letteralmente assurde e paradossali, e tuttavia incredibilmente vere.

Un vecchio titolo di giornale della Capitale ci informa che: “La multa da 5000 lire viene ridotta a 3335 lire se pagata in ritardo” (a dimostrazione che nel nostro Belpaese tutto è possibile, perfino l’improbabile).

Proseguiamo con “Disturbo della quiete pubblica: denunciati un merlo, un gallo e 20 colombi” (accaduto a L’Aquila). Passiamo per una notizia di cronaca giudiziaria: “...Intanto, le 13 persone (ripeto: tredici - NdR) che furono fermate perché viaggiavano a bordo di una 500 Fiat di colore rosso, sono state rilasciate in quanto estranee all’episodio. Per concludere infine con uno stringato resoconto di cronaca nera, che lascia adito a qualche maliziosa interpretazione: “L’assassino afferrò la sventurata e la colpì con tre coltellate nel retrobottega”.

Che dire poi di alcuni testi ampollosi, farraginosi, boriosi, misteriosi, pieni di fumo o di nulla, che Umberto raggruppava in un’apposita rubrica, titolata  “L’incompreso”? Basti il seguente esempio, tratto da “Il corpo come mosaico”, di R. B., pubblicato sul numero zero di Rinascita: «Se la posizione minima del femminismo consiste nel porre all’ordine del giorno del dibattito sulla condizione post-moderna la questione della asimmetria dei sessi, restano alcuni interrogativi: fino a che punto possiamo spingere la sessualizzazione del dibattito rimanendo in sintonia con la percezione della modernità per quanto attiene al fondamentale fallimento dell’identità? Come possiamo affermare la positività della differenza femminile opponendoci alla riduzione della soggettività in coscienza e dell’io in caparbia razionalità?».

Eh? Qualcuno sa rispondere a questi reconditi e pressanti interrogativi? Se sì, voglia cortesemente tradurci in parole ‘povere’ anche quest’altro paranoico concetto del solito “Ignoto”: «Nella misura in cui l’oggettivazione dell’acquisto prescinda da un’esaltazione consumistica di autocompiacimento individualistico, va nettamente respinta come provocatoria una strumentalizzazione della comunicazione per il perseguimento di solleciti e congruenti comportamenti ego-riflessi ». Chiaro, no?

Forse sarà meglio passare ad alcuni cartelli più esplicativi, di cui forniamo anche qualche testimonianza fotografica, a riprova della veridicità che il Caso ha talora più spirito umoristico degli stessi umoristi di professione.

Ne abbiano scelti tre. Il primo indica, seccamente: Strada del Cimitero. Sotto, forse a scanso di equivoci (…o di illusioni) è altrettanto seccamente precisato: Senza sbocco.

Su una seconda tabella, posizionata a Vallecrosia, in Liguria, si legge a chiare lettere: Carabinieri. Volete sapere in che via? Presto detto. Appena sopra la tabella, c’è la targa della strada, del tutto ammiccante, che indica: Via Angeli Custodi.

Infine, ad Imperia, sul manifesto di lutto che annuncia il funerale di un certo signore Ferdinando Copello, è stato affissa di traverso, come nei cartelloni di teatro, la segnalazione SOSPESO. Impareggiabile!

 

14. Da Bordighera a “UT”: la ‘fratellanza’ con Umberto.

Anche se il suo nome richiama inevitabilmente l’umorismo involontario (che resta comunque la sua ‘creatura’ forse più originale e caratterizzante), Umberto Domina fu un umorista e un autore a tutto tondo, fra i più raffinati del Novecento. I suoi libri (La moglie che ha sbagliato cugino, Contiene frutta secca, Garibaldi ore 21, Morti di nebbia, e altri) – pubblicati fra gli anni ’60 e ’80 – riscontrarono un largo successo, conseguendo peraltro prestigiosi riconoscimenti, come il Premio Tarquinia, e (per due volte) la Palma d’Oro a Bordighera. Negli anni ’80, insieme a Clericetti, Roderi e Starace, scrisse i testi per la celebre trasmissione radiofonica L’aria che tira, e verso la fine del secolo scorso, dopo una speciale collaborazione con la rivista Comix, ideò e diresse brillantemente il foglio non-periodico UT - Contributi per un’Utopia, che adunò molte ‘grandi firme’ dell’umorismo nazionale.

Di quella ineffabile e indimenticabile pubblicazione mi nominò Condirettore (anzi, più esattamente: “Correo”), rinverdendo quell’antico rapporto creativo ed intellettuale di straordinaria empatia già avviato nel 1975, epoca della nostra conoscenza al Salone dell’Umorismo di Bordighera: un’autentica ‘fratellanza’, fortificata negli anni, e divenuta più forte ed intensa, quando Umberto fu colpito dal morbo di Parkinson. (Di UT, alcuni anni fa, ho fornito su queste stesse colonne qualche esempio indicativo. Non è detto, naturalmente, che alla prima occasione se ne possa riparlare, con reciproco piacere).

Completiamo intanto questo nostro quarto e conclusivo incontro con una sequela di annunci, titoli, scritte, cartelli, foto curiose, e tutto ciò che la bizzarria umana (e l’occhio acuto di Domina) fornisce al nostro divertimento, ed anche alla nostra riflessione.

 

15. Carosello finale.

Per gradire, dieci stupefacenti titoli dai giornali: Cane morde poliziotto e rimane stecchito. Gli Alpini andranno in Marina. Era aperto lo sportello chiuso. Antropofago vuole mangiare antropologa. Prima di morire Bianchi chiese l’autorizzazione alla Camera. Fagiano investe un treno. Ucciso dal cavallo con un colpo di pistola. Il cadavere russava, sospesa l’imbalsamazione. Ipnotizza le donne per far loro crescere il seno. I ladri rubano il cane da guardia.

Alcuni mirabolanti annunci economici: INDUSTRIALE laureato ottima posizione sposerebbe signorina somigliante alla protagonista del romanzo “Lettere a Diana”. ENTE ASSISTENZIALE assume signora o signorina presenza fine purché  mutilata o invalida civile. BICICLETTA ambisesso seminuova cede privato. MAGO di Via Margutta guarisce, indovina, toglie jettatura perché astromediumrabdomante. A CONIUGI stranieri affittasi Mazzini o Garibaldi solo giugno-settembre. E quest’ultimo, a dir poco inquietante: LA SIGNORA di Menaggio che vorrebbe mandare a Renza di Como la figlia, quale commessa, sappia che Renza fino ad oggi non mi ha dato notizie precise. Mi spiace non poter rispondere più evasivamente (sic!).

Chiudiamo con un pirotecnico pot-pourri.

Un’insegna di negozio davvero apocalittica: Ditta Malattia - Fabbrica cofani mortuari - Piazza Massacra. Il portone di una Scuola sul quale campeggia il cartello: VENDESI. Un manifesto religioso- elettorale (o elettorale-religioso, se preferite) a Palermo, primi anni ’60: Gloria a Gesù, Viva S. Antonino! Amici, date il voto alla Democrazia Cristiana ai numeri 9 - 13 - 20. Un altro, rivolto al gentil sesso, e analogamente pazzesco: SENO sviluppo rassodamento votando per il Fronte Democratico Popolare. (!!!)

Su un ultimo laconico cartello, affisso su una saracinesca completamente abbassata, c’è  poi, alla maniera di monsieur de La Palisse, la scritta “CHIUSO PER CHIUSURA”, che conclude coerentemente la nostra stravagante rassegna.

 

16. Agli amici, ovunque siano.

La lunga conversazione sull’umorismo involontario non sarebbe comunque completa senza un riconoscente saluto, oltre che a Domina (e a tutto quello che Domina ha rappresentato per un’intera generazione di umoristi), a tutti gli altri amici vecchi e nuovi, ovunque siano. E specialmente ai grandi maestri di cultura e di vita, che “nel cuore di ciascuno di noi – come scrive Eleanor Roosevelt – lasciano indelebili impronte”.

Sono un sentimentale, non lo nego. Ed anzi, in un mondo come questo, diventato sempre più cinico e senza più tempo per le vere passioni, lo considero un bel privilegio. Sono nato, e ho vissuto la mia prima giovinezza, in una terra magica, il nostro Salento, che ancora oggi, malgrado i troppi guasti della globalizzazione, conserva intatti molti doni irrinunciabili della nostra esistenza.

«I veri amici – osserva ancora lo scrittore australiano di origine peruviana Sergio Bambarén – amano condividere i momenti preziosi che la vita riserva loro, come le piccole cose dell’esistenza per cui vale la pena di vivere ogni giorno». Sicché mi piace pensare, amici Lettori, che io abbia condiviso con voi, in perfetta giocosa allegria, questa piccola cosa dell’umorismo involontario.

Grazie per la vostra attenzione e simpatia.

Con gli AUGURI più cordiali per un 2012 di speranza e ottimismo.

Dedicato alla memoria di Umberto.

Roma, dicembre 2011.


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