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Gasdotto: le domande da porre PDF Stampa E-mail
Ecologia
Scritto da Ferdinando Boero   
Domenica 18 Marzo 2012 13:10

["Nuovo Quotidiano di Puglia" del 18 marzo 2012]

 

Sono in corso aspre polemiche sulla TAP, la Trans Adriatic Pipeline, un tubo di novanta centimetri di diametro che attraverserà il Canale di Otranto per portare gas nel nostro paese. E’ anche sorto un movimento NO TAP, per riecheggiare la lotta dei NO TAV, in Val di Susa. Studio l’ambiente oramai da quarant’anni e ho avuto modo di vedere quanto male l’uomo si sia fatto danneggiando l’ambiente in cui vive. Acciaierie, raffinerie, centrali nucleari e a carbone, ma anche cementificazione incontrollata di tutto il nostro territorio, uso di pesticidi micidiali, sversamento di reflui tossici, emissioni incontrollate nell’atmosfera. Negli ultimi cinquant’anni abbiamo devastato il pianeta in modo grave. I primi che pagheranno questo disastro siamo proprio noi, perché se distruggiamo l’ambiente distruggiamo la nostra casa. E ci ammaliamo gravemente. Ogni volta che qualcuno propone una grande opera, che ci porterà progresso, mi si drizzano le antenne. I costi ambientali non sono mai considerati in modo adeguato.

D’altra parte, non penso che si possa tornare indietro, che si possa tornare a vivere senza elettricità, senza materiali innovativi, senza tecnologia. Tra poco uscirà un mio libro, intitolato: Economia senza natura: la grande truffa.  Vi risparmio l’acquisto. Il tema centrale è: non può esserci crescita infinita. Il nostro pianeta è finito, non ha dimensioni infinite. E quindi gli economisti che invocano la crescita si prefiggono un obiettivo impossibile: la crescita infinita in un sistema finito. Inoltre, se qualcosa cresce, ci sono altre cose che decrescono. Quando la nostra economia cresce, la natura decresce. Un altro assunto del mio libro è che se le leggi dell’economia sono in contrasto con le leggi della natura, quali leggi prevarranno? La domanda è retorica: prevalgono le leggi della natura.
> E quindi dobbiamo inventarci un’economia che metta in primo piano le leggi della natura. La prima, lo voglio ripetere, è che la crescita infinita non è possibile, visto che il pianeta è finito.
> Noi non abbiamo fonti energetiche autonome. O meglio, abbiamo il vento e il sole, e stiamo saggiamente cercando di estrarre la nostra energia da queste fonti. Apparentemente non bastano, almeno per il momento. Il gas, per quel che mi è dato di sapere, è uno dei combustibili meno impattanti. Lo importiamo da vari paesi, e arriva da noi attraverso i gasdotti. I gasdotti altro non sono che “tubi del gas”. Nel caso di TAP, il tubo è di 90 cm di diametro. Quello che porta il gas nelle nostre case è di pochi millimetri. Tutti abbiamo un tubo del gas in casa. Oppure abbiamo la bombola. E ogni tanto leggiamo che scoppiano. Di solito scoppia la bombola, è più difficile che ci siano incidenti nelle tubazioni. Non per questo rinunciamo al gas. I rischi sono inferiori rispetto ai benefici.
> Torniamo a TAP. Questa condotta sarà un “tubo del gas” per il nostro paese. Ci sono un po’ di domande che dobbiamo fare ai signori che la vogliono costruire. Prima di tutto quali rischi ci sono ad ospitare questo tubo. Studio il mare e mi interessa sapere se la posa del tubo interesserà ambienti fragili e preziosi. O se arrecherà disturbo alla biodiversità. Mi auguro che TAP non faccia come TAV, e parli e interagisca con le popolazioni locali, che hanno tutto il diritto di sapere e di dire la loro. Ma queste decisioni si devono prendere con piena consapevolezza, senza farsi accecare dalla smania di dire no a tutto. Quando il prof. Veronesi ha detto che lui si metterebbe le scorie nucleari sotto il letto, mi sono molto insospettito. Quando ho sentito parlare di cementificare la costa per difenderla dall’erosione mi sono allarmato. E’ evidente che queste proposte non sono coerenti con la difesa dell’ambiente. Però non credo sia giusto dire sempre no a tutto. Bisogna valutare caso per caso, considerando i costi e i benefici. Bisogna chiedere a TAP di spiegare le sue ragioni, e bisogna essere in grado di farle domande precise, che non siano facilmente smontabili per la loro incosistenza. Bisogna chiedere compensazioni, se ci saranno svantaggi. Insomma, bisogna trattare. Se i benefici saranno maggiori dei costi, si dirà sì. Se i costi che dovremo pagare saranno maggiori dei benefici diremo no. Di sicuro i benefici per il paese ci sono. Ma non sarebbe giusto che in nome di questi benefici per tutti, siano in pochi a pagare (noi, che ci troveremo la TAP in casa). Se, per il bene comune, dovremo accettare, dovremo essere compensati. Se il prezzo sarà troppo alto, eh be’, allora faremo le barricate. Non c’è compensazione che valga la salute di mia figlia, per esempio. Dobbiamo capire quali rischi corriamo. Ho visto Sgarbi in televisione, lanciato contro le piattaforme eoliche in mare, denunciare la strage di cetacei che quelle piattaforme hanno causato. Peccato che non ci sia neppure una piattaforma eolica in tutto il Mar Mediterraneo. Questi atteggiamenti tolgono forza a possibili ragioni per dire no. Prima di dire no, o sì, abbiamo il dovere di capire. E abbiamo il diritto di essere informati.

 


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