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UNIVERSITA' POPOLARE ALDO VALLONE GALATINA Martedì 5 Novembre, ore 17,45 sala Contaldo : cineforum Belle. La ragazza del dipinto, a cura di Roberta Lisi   Giovedì 7 novembre, ore 17, Lecce,... Leggi tutto...
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Dopo la pausa estiva, interrotta dall'Open Day che come sempre ci ha permesso di incontrarci e presentare le nostre attività ad amici e soci vecchi e nuovi, il nostro anno accademico 2019-20 ha... Leggi tutto...
Programma aggiornato di marzo e ordine del giorno della prossima assemblea
A causa dell'assenza di soci e membri del Consiglio Direttivo nella data precedentemente indicata, l'Assemblea dei soci programmata per il 1° marzo è stata rimandata a giovedì 7 marzo alle ore 18,... Leggi tutto...
"La signora dello zoo di Varsavia" al cineforum dell'Università Popolare
La scelta di riservare il primo lunedì di ogni mese al nostro cineforum ci permette di cominciare il 2019 con La signora dello zoo di Varsavia: la scelta di Roberta Lisi, alla quale dobbiamo il... Leggi tutto...
Stagione teatrale a Lecce
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Stagione teatrale a Cavallino
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Finalmente online!
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Ricerca, docenti e ritardi italiani: il caso del Salento (23 marzo 2012) PDF Stampa E-mail
Prosa
Scritto da Ferdinando Boero   
Venerdì 23 Marzo 2012 14:12

[“Nuovo Quotidiano di Puglia” di venerdì 23 marzo 2012]

 

Ho letto con grande attenzione l’articolo di Forges Davanzati sul “Quotidiano” di domenica. Delinea mirabilmente una situazione con la quale noi universitari ci scontriamo quotidianamente. Voglio aggiungere qualche considerazione, perché ci sono altri lati da cui si può guardare la questione. Il Sud ha ricevuto notevolissimi aiuti proprio per la sua condizione disagiata. Ecotekne, all’Università del Salento, è stata costruita con i Fondi per l’Investimento e l’Occupazione. Il progetto Catania-Lecce ha portato notevolissimi fondi. Per non parlare dell’ISUFI e, ora, dei PON. Miliardi di lire prima, e milioni di euro ora, sono stati investiti e sono tuttora investiti nel sistema universitario meridionale. E anche i fondi per la ricerca, a saperli cercare, non mancano. Ci sono gli INTERREG e tante altre fonti di finanziamento che, spesso, sono disponibili solo per le università meridionali. Siamo nell’Obiettivo 1 dell’Unione Europea, ma ancora per poco.

Se continuiamo a lamentarci, forse significa che questi investimenti non sono stati sufficienti. L’altra spiegazione è che sono stati utilizzati male. Nei miei articoli parlo sempre di valutazione. Chi ha ricevuto e amministrato queste montagne di denaro deve rendere conto dei risultati che ha ottenuto. Perché noi siamo il paese delle cattedrali nel deserto. I fondi arrivano, e sono sperperati. Così si continua a piangere per averne altri. Anzi, fallita un’iniziativa, ecco che viene riproposta sotto altro nome e, miracolosamente, viene di nuovo finanziata.

Quel che dice Forges Davanzati è sacrosanto, ma c’è anche quest’altra faccia della medaglia. 
In più, guardando dalla parte che ha descritto l’amico Guglielmo, ci sono altre cose da aggiungere. L’Italia dà 500 milioni di euro all’Unione Europea per finanziare la ricerca, ma non riesce, con i suoi progetti, a portare a casa i suoi 500 milioni di euro. Pare che ne porti 300. Gli altri vanno a finanziare ricerche in altri paesi. Proprio così: noi finanziamo la ricerca di altri paesi. Perché non vinciamo i fondi europei? Perché siamo schiappe? No, lo ha spiegato Forges, noi produciamo bene, in campo scientifico. E allora? E’ semplice, non c’è supporto alla progettualità italiana in campo europeo. Lo so per esperienza personale. Il settimo programma quadro dell’Unione Europea ha lanciato diversi bandi sulla ricerca marina. Sapete quanti progetti a coordinamento italiano sono stati finanziati? Uno! Uno solo. Me lo hanno detto quando l’ho vinto. Mi han detto: il tuo è l’unico progetto di carattere marino ad essere coordinato da un italiano in tutto il settimo programma quadro. Da una parte ero fiero del mio risultato, è ovvio. Dall’altra ero molto arrabbiato. Ho speso un anno della mia vita per fare quel progetto e l’ho potuto fare perché il Consorzio Nazionale Interuniversitario per le Scienze del Mare (un consorzio di università) e l’Istituto di Scienze Marine del CNR mi hanno messo a disposizione due persone che mi hanno aiutato a confezionare il progetto. La progettualità europea è complicatissima e ci sono norme che un ricercatore non riuscirebbe mai a comprendere, anche leggendo cento volte i manuali di istruzioni. Sono stati il Consorzio e il CNR ad aiutarmi. Il laboratorio marino di Lecce partecipa ad altri due progetti europei, uno coordinato da un’inglese e l’altro da un greco. Nel fare quei progetti hanno ricevuto notevolissimo supporto a livello centrale, dai ministeri, e i progetti sono stati supportati a Bruxelles. Il mio no. E penso che lo stesso sia avvenuto per tutti gli altri. L’anno che ho speso ha dato i suoi frutti, ma so di altri colleghi che hanno avuto meno fortuna e i loro progetti spesso sono rigettati per vizi formali, non per la qualità scientifica. Non smetto di ricordare, ogni volta che posso, che il mio sogno sarebbe di fare un bel centro di ricerche marine, ubicato direttamente sul mare, per sviluppare ulteriormente questa branca della scienza che, nella nostra Università, un qualche risultato lo ottiene, non solo a livello regionale o nazionale. Invano. Si intraprendono tantissime iniziative, a volte riproponendo gli errori del passato, ma per questa non è mai il momento. Purtroppo chi va a prendere i fondi in Europa ha già tantissimo lavoro da fare e non ha il tempo di “curare” anche gli aspetti locali. E quindi continuano i paradossi, e si investe anche senza aver fatto rigorosissime valutazioni di merito.

Quanto alla didattica, il Sud deve offrire ottimi corsi di laurea, il cui risultato deve essere spendibile ovunque. Venire a studiare nella nostra Università conviene. Le tasse sono basse, le strutture sono nuove, in alcuni campi ci sono ottimi docenti, la vita costa poco, il posto è bellissimo, la gente è meravigliosa, il cibo ottimo. Gli studenti stranieri che vengono qui sono felici. E poi tornano nei loro paesi. Non sono disoccupati qui. Questo dobbiamo fare. Non siamo un’Università provinciale, per i salentini, siamo l’Università del Salento e siamo aperti a tutto il mondo. Questa, secondo me, deve essere la “visione” che ci guiderà nel futuro. E verranno da noi per un solo motivo: perché dobbiamo avere i docenti migliori, e i ricercatori migliori! Saranno loro a produrre i migliori laureati.


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