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Progresso significa bellezza! (29 marzo 2012) PDF Stampa E-mail
Sallentina
Scritto da Ferdinando Boero   
Giovedì 29 Marzo 2012 09:28

[“Nuovo Quotidiano di Puglia” di giovedì 29 marzo 2012]

 

Qualcuno mi ha raccontato questa storia, non so se è vera, ma mi piace e quindi ve la racconto. Tanto tempo fa, diciamo subito dopo la guerra, qualcuno chiese ai rappresentanti delle province di Brindisi, Lecce e Taranto che cosa avrebbero voluto per sviluppare le loro terre e aumentare il tenore di vita delle loro popolazioni. La leggenda dice che Brindisi e Taranto scelsero l’industria (ed ebbero centrali, acciaierie, impianti chimici) mentre Lecce scelse l’Università. 
Non so se è vera, questa leggenda, però bene o male è andata proprio così. L’Università è la più grande industria della provincia di Lecce. Fa girare molti soldi e produce ricerca, innovazione ma, soprattutto, produce persone che entrano con una cultura di un certo livello ed escono cambiate, avendo acquisito una formazione di livello superiore. Il capitale umano è il più importante di tutti e quindi il prodotto dell’Università è un incremento del valore del nostro capitale umano.

Valutiamo adesso queste scelte, con l’esperienza di chi sa “come sono andate le cose”. Intanto vediamo che c’è grande, grandissima preoccupazione per l’impatto che l’industria ha avuto e continua ad avere sul nostro capitale naturale e sul nostro capitale umano. Il capitale economico è sicuramente aumentato, ma in parallelo sono diminuiti sia il capitale naturale sia il capitale umano. Ambienti devastati, aria inquinata, paesaggi deturpati, per non parlare della salute della popolazione. Tutto questo ha un costo, anche se non ci sono soldi per ripagare i nostri polmoni, per esempio. Un indennizzo monetario non mi permette, comunque, di comprare un paio di polmoni nuovi, se quelli che ho sono stati bruciati da quel che ho respirato. E quanto valgono gli anni in meno che vivrò? Potremmo disquisire se ne è valsa la pena, comparando i benefici che ci sono indubbiamente stati, con i costi che ancora paghiamo. Forse non abbiamo tutti gli elementi, ma ognuno si può fare un’idea. Certo, se mi chiedessero quanto vale il sistema Mar Grande-Mar Piccolo di Taranto, facendo un calcolo di quel che si è perso trattandolo in modo non ottimale... non saprei rispondere, non in termini monetari. Quanto vale la bellezza? Gli economisti parlano di volontà di pagare, per misurare il valore di qualcosa. Ma c’è qualcuno che avrebbe voglia di pagare per riportare l’ambiente attorno a Taranto nelle condizioni in cui era prima? Solo uno stato può pagare un prezzo del genere, forse. Ma se si dovessero pagare i costi dei danni che abbiamo fatto all’ambiente e alla salute umana in nome dello sviluppo, anche lo stato fallirebbe. Inoltre, ora, quelle produzioni sono molto più convenienti in paesi dove le leggi non difendono né l’ambiente né la salute umana. Il discorso sarebbe molto lungo.

 

L’investimento in Università, d’altro canto, come è andato? Di sicuro l’Università non è stata altrettanto inquinante. E aumentare il valore del capitale umano è indubbiamente un fatto positivo. Prima, i giovani delle tre provincie dovevano andarsene, per studiare. Con grandi esborsi monetari che andavano ad arricchire altre regioni, impoverendo la nostra. Ora questi soldi sono investiti qui, e, inoltre, riescono ad avere un’istruzione superiore anche i figli di chi non si può permettere di mandare uno o due membri della famiglia a studiare “fuori”.

Penso che Lecce dovrebbe essere soddisfattissima della scelta che i suoi rappresentanti hanno fatto tanti anni fa, se la leggenda è vera. Hanno cambiato anche la mia vita, quei signori, perché senza quella scelta l’Università non ci sarebbe, e quindi io non avrei un posto di lavoro in questa bellissima città. Chissà dove sarei!

Ora dobbiamo pensare alle tre città e al loro territorio come un sistema unico e dobbiamo pensare a un progetto che le veda unite, perché molti dalla provincia di Lecce vanno a lavorare a Brindisi e a Taranto e molti brindisini e tarantini mandano i loro figli a studiare a Lecce. La prima cosa da fare, forse, sarebbe di rendere quei poli industriali meno inquinanti, in modo da salvaguardare l’ambiente e la salute, magari rendendoli anche più produttivi. L’Università è già fortemente impegnata in alcuni campi della produzione industriale, e questa strada va seguita con decisione, ma è anche ora di pensare a riparare i danni, per far tornare questo posto verso la bellezza che lo permeava tanti anni fa e che, in molte sue parti, è stata sacrificata in nome del progresso. Ora, progresso significa anche ritorno alla bellezza.


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