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Dalla regione alla nazione: studi letterari di Emilio Filieri PDF Stampa E-mail
Recensioni
Martedì 03 Aprile 2012 15:37

Pubblicati da Progedit gli studi di Emilio Filieri tra regione e nazione


[pubblicato ne “Il Galatino”, anno XLV n. 6 del 30 marzo 2012, p. 3, poi in “Il Paese Nuovo”, martedì 3 aprile 2012 – anno XX n. 79, p. 24]

 

Con un tempismo encomiabile, nel maggio 2011, l’anno delle celebrazioni del 150° anniversario dell’Unità d’Italia, Emilio Filieri, docente di Letteratura italiana presso le università di Bari e del Salento, ha dato alle stampe per la casa editrice Progedit di Bari un volume dal titolo Letteratura e Unità d’Italia. Dalla regione alla nazione, pp.  143, con Prefazione di Grazia Distaso.

Il volume, pubblicato nella collana Letterature diretta da Ettore Catalano, già nella seconda parte del titolo, Dalla regione alla nazione, denuncia la sua appartenenza a quel filone di studi di italianistica, che risale allo studioso unanimemente considerato come il fondatore della scuola storica lupiense, Mario Marti, autore di un volume dal titolo molto simile, Dalla regione per la nazione, edito da Morano di Napoli nel 1987, nel quale Marti teorizzava la necessità di studiare la letteratura locale in un orizzonte nazionale. Filieri è nel solco di questa tradizione attraverso la mediazione del suo maestro Gino Rizzo (allievo a sua volta di Marti), come evidenzia la Distaso nella Prefazione e come si evince dalle pagine (Da Terra d’Otranto alla nazione. Il Settecento di Gino Rizzo, pp. 88-117) dedicate dall’allievo al maestro nella terza parte del volume e che costituiscono una completa ricostruzione dell’opera di Rizzo.

 

 

Il volume è diviso in tre capitoli, nei quali l’ordine menzionato nel titolo, Dalla regione alla nazione, sembra invertito: dalla nazione alla regione. Si parte, infatti, nel primo capitolo, con un saggio dal titolo Contro barbari e tiranni: “Uno il core, uno il patto, uno il grido”. Il Garibaldi di Carducci tra mito e poesia, dedicato a Giosue Carducci, cantore di Garibaldi e delle sue imprese e soprattutto “poeta della patria nell’Unità” (p. 29). A Carducci, scrive Filieri, “forse le generazioni successive debbono un tributo, di memoria e di conoscenza, gnoseologico, un merito conoscitivo profondo, di ricerca interiore del giusto e del vero, di scelta tra ferite e cicatrici, di là dai dogmi e da ogni potere dispotico” (p. 48).

Nel secondo capitolo, Dalla ‘regione’ per l’Unità, Filieri prende in esame alcuni personaggi del Risorgimento salentino, da Liborio Romano a Castromediano, per citare i maggiori. Al Castromediano delle Memorie, in particolare, a detta di Filieri, risale quella “lezione di metodo storico” valida anche nel presente, secondo la quale gli studiosi sono invitati dal padre nobile del Risorgimento leccese a “recarsi tra gli anfratti dei monti e spiare nelle oscurità delle borgate”, “in una visione policentrica di eventi, uomini e gruppi sociali” (p. 75), contro ogni tipo di storia centralista.

Del capitolo terzo, Dalla ‘regione’ alla nazione, in parte già si è detto all’inizio di questo scritto. L’omaggio al maestro Gino Rizzo, scritto con scrupolo di storico e con affetto di fedele allievo, si conclude con una pagina di riflessione sul mestiere del lettore-critico, che nel suo lavoro “compie opera civile: di traditio come consegna, e di interpretatio, come mediazione, all’interno di una collettività ispirata da valori misurati alla luce della storia, nella mutazione, per una comunità ermeneutica in grado di darsi il futuro” (p. 117); pagina che fa di Filieri un degno erede della tradizione di studi di cui s’è detto. Il volume si chiude con un saggio Sugli ‘Inediti’ di E.G. Caputo e sulla sua poesia, nel quale l’autore dà una lettura del “percorso soteriologico” del poeta salentino.

Dal Carducci al Caputo, dunque, dalla nazione alla regione, come si diceva; e quanta acqua è passata sotto i ponti!

Manca un indice dei nomi, che  invece si ritiene sempre utile per la consultazione, e una bibliografia finale, per la cui ricostruzione il lettore dovrà ripercorrere le note a piè di  pagina.

 

 


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