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Università: giusto valutare ricerca e professori PDF Stampa E-mail
Prosa
Scritto da Ferdinando Boero   
Martedì 10 Aprile 2012 07:23

["Nuovo Quotidiano di Puglia" del 10 aprile 2012]

 

Ho letto con interesse l’articolo di Davide Borrelli sulla valutazione della ricerca. Le sue sono posizioni condivise da molti universitari, ma la mia è nettamente diversa. Faccio parte di un Gruppo Esperti Valutazione (GEV) dell’Agenzia Nazionale di Valutazione del sistema Universitario e della Ricerca (ANVUR) e devo dire che non riconosco, almeno nella mia area (la biologia) la realtà descritta da Borrelli. La competizione per avere i fondi c’è, eccome. Ma chi non pubblica niente, e tiene segreti i risultati delle sue ricerche, non ha modo di dimostrare che le sue proposte sono valide. I prodotti che saranno valutati sono proprio le pubblicazioni, cioè il modo in cui i ricercatori rendono pubblici i loro dati. E un conto è pubblicare i propri risultati con un editore compiacente che, basta pagare, pubblica qualunque cosa, e un altro conto è pubblicare articoli e libri con editori e riviste di prestigio, previa valutazione di altri esperti che decidono se vale la pena di pubblicare. Chi non si espone al giudizio degli altri, attraverso tribune internazionali, non riesce a intercettare i fondi per la ricerca. Oppure intercetta quelli locali, dove contano le amicizie con i piccoli potentati di comuni, provincia e regione. Ma se si prova ad avere accesso a fondi europei la storia cambia radicalmente. La realtà che conosco io è ben diversa da quella descritta da Borrelli.

Se si devono mettere a confronto due ricercatori, e uno ha pubblicato molti lavori su tribune internazionali, e questi sono stati citati da altri, nei loro lavori, mentre l’altro ha pubblicato, grazie ad editori compiacenti, dei lavori che nessuno cita, quale pensate che meriti maggiore considerazione? Forse il lavoro del secondo vale più di quello del primo, ma non è stato valorizzato. La valutazione ha come fine anche quello di spingere i ricercatori a uscire dalle dimensioni provinciali e a confrontarsi con il resto del mondo.

Ma non saranno i ricercatori ad essere valutati, saranno i Dipartimenti. Se un Dipartimento esprime una produzione di alto livello, perché tutti i suoi afferenti hanno pubblicato buoni lavori che sono stati ben citati dalla comunità scientifica, il punteggio sarà alto. Se, invece, il Dipartimento è formato da persone autoreferenziali, ignorate dal resto della comunità scientifica, il punteggio sarà basso. Ci aspettiamo che non esistano Dipartimenti “buoni” e Dipartimenti “cattivi”. Ogni Dipartimento avrà le sue luci e le sue ombre, e la valutazione sarà una media di quello che esprime. Ma sarà chiaro, al momento della presentazione dei prodotti, chi è che contribuirà ai punteggi verso l’alto e chi contribuirà ai punteggi verso il basso. Il messaggio sarà: se continuate ad assumere persone che non pubblicano bene i loro risultati, sarete disincentivati. E l’unico incentivo su cui si può agire è la dotazione finanziaria al Dipartimento. Non mi pare una cattiva politica. Da sempre chiedo di essere valutato, da sempre chiedo, quando si fanno delle scelte, di valutare attentamente la qualità delle proposte. E come si può valutare se non guardando la produzione di chi le fa? Non si può continuare con l’autoreferenzialità. 
L’alternativa di internet, di cui parla Borrelli, è profondamente radicata nella comunità scientifica. Sono almeno quindici anni che il SIBA (Coordinamento Servizi Informatici e Bibliotecari di Ateneo), spinto da Virginia Valzano, ha messo a disposizione dell’Università del Salento l’accesso alle più importanti riviste del mondo. Da anni non vado più in biblioteca a consultare le riviste, tutto è disponibile sul computer, dovunque io sia, e mi posso aggiornare in tempo reale su quel che succede nel mio campo di studi. Attraverso questo sistema riesco a consultare testi che nessuna biblioteca riuscirebbe a contenere, a parte due o tre in Italia. Quello che chiede Borrelli c’è già, da tempo. Ed è su quella base che si faranno le valutazioni. Conosco i limiti dell’esercizio di valutazione, non sono qui a dire che sia la panacea di tutte le ingiustizie che purtroppo regnano nel sistema universitario. Ma non riesco a trovare nelle critiche di Borrelli una alternativa, a meno che si dica di continuare così, senza fare alcuna valutazione. Se siete malati e volete farvi curare, da chi andate? Come scegliete il medico che vi curerà? Chiedete in giro, agli altri medici, e loro vi diranno chi è il migliore, basandosi sui risultati che ha avuto. La democrazia, in queste cose, si basa sul giudizio della maggioranza nell’indicare la minoranza che emerge. Le citazioni dei prodotti della ricerca sono proprio questo. Quanto più un lavoro è citato, tanto più alta è la sua influenza nel progresso delle conoscenze. E questo sarà il modo con cui valuteremo, almeno nel campo della biologia. Internet ci permette di avere accesso a queste informazioni e quindi, in questo, do ragione a Borrelli. 
Nella nostra Università, su un corpo docente di più di seicento persone, ci sono solo 4 “top scientists”, ritenuti tali dalla Virtual Italian Academy in base al numero di citazioni che i loro lavori hanno avuto. L’obiettivo dovrebbe essere di averne almeno 60. L’unico modo per ottenerlo è incentivare chi già ha raggiunto questo obiettivo, spingendo gli altri a perseguirlo. Tutto il resto è demagogia e populismo. In democrazia, poi, se si dovesse votare, quei 4 sarebbero schiacciati dai restanti 596, se i 596 dovessero rinunciare ai loro privilegi a favore di chi “emerge”. Una cosa su cui meditare un pochino.


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