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Home Saggi e Prose Storia e Cultura Moderna Fatti e misfatti del vampiro balcanico
Fatti e misfatti del vampiro balcanico PDF Stampa E-mail
Storia e Cultura Moderna
Scritto da Peter Mario Kreuter   
Martedì 10 Aprile 2012 16:44

Traduzione di Monica Genesin


[Per il video della lezione di Kreuter sull'argomento, presente in questo sito, clicca qui]

 

Tentativo definitorio – cos’è un vampiro?

Il vampiro è un morto che ritorna, lascia la sua tomba per danneggiare e uccidere i viventi, ammazzare il bestiame o, in generale, causare danni. Non è un essere demoniaco, uno spirito o una persona, ma un cadavere che cammina.

Come corpo individuale e attivo anche dopo la morte esso è chiaramente differente dalle figure immateriali come per esempio i demoni delle malattie, ma è anche diverso delle figure umane delle credenze popolari come le streghe.

A differenza di altri revenants il vampiro dispone di determinate forze magiche, come la disassueffazione dell’energia vitale, il controllo su forme di vita più basse e la capacità di trasformarsi.

Il vampiro nel suo aspetto esteriore corrisponde al defunto. Il cadavere è quasi completamente intatto, dotato di movimento ed è in buona condizione fisica.

Mentre nell’ambito culturale rumeno e tra gli albanesi prevale in pratica la credenza di una salma intatta, nell’ambito slavo, accanto a questa concezione si incontra anche l’idea che un vampiro non possieda ossa. Occasionalmente sono menzionate anche alcune caratteristiche esteriori: occhi sporgenti, occhi di brace; gote arrossate, assenza di naso o naso piatto, bocca sanguinolenta; assenza di unghie o, al contrario, unghie lunghe.

Ciononostante, queste caratteristiche non devono essere tutte necessariamente presenti; anche la loro combinazione è diversa. Particolarmente interessante è la convinzione popolare che un vampiro non abbia ombra e immagine speculare, anche se ha un corpo.

Quando un vampiro riposa nella sua tomba giace – e in questo concordano le fonti – con gli occhi aperti, spesso col volto rivolto verso il basso. Lascia la sua tomba in continuazione e liberamente, anche se evita alcuni periodi, perloppiù determinate feste come il sabato. Solitamente il vampiro si presenta in forma umana, anche se può trasformarsi volontariamente in altre forme di vita o anche in un striscia di nebbia o semplicemente in nebbia. I vampiri raramente sono lucifughi, e sopratutto nell’Europa orientale sic crede che un vampiro possa aggirarsi anche di giorno (il conte Dracula di Stoker si muove del resto di giorno). Solo a partire dal classico film muto Nosferatu. Eine Symphonie des Grauens del 1922 occorre il motivo dell’essere notturno – il conte Orlok si decompone al primo canto del gallo. E solamente con Dracula del 1931 (nel ruolo principale: Béla Lugosi) il vampiro del cinema diviene sensibile alla luce. Altre qualità del vampiro non sono meno impressionanti e variegate. Egli è in condizione di di controllare cose o esseri animati di grado inferiore o di esercitare un’influenza sui fenomeni atmosferici. Egli può togliere dai forni la qualità del pane e immetterla nel suo stesso pane.

Può influenzare il raccolto così da controllare la condizione del bestiame e del frumento. Accanto a queste qualità che si possono definire straordinarie, vengono attribuite al vampiro anche semplici caratteristiche come la forza corporea.

Ma come si diventa vampiro? Potrebbero preannunciarlo circostanze particolari legate alla nascita, ad esempio un forte temporale, o anomalie come una particolare villosità del neonato o un sacco delle acque intatto.

 

Chi viene colpito o ucciso da un vampiro, si trasforma nella tomba in vampiro. Se avviene qualche irregolarità durante l’esposizione del feretro o nella sepoltura, il morto si può trasformare in vampiro. Ma anche qualsivoglia forma di deviazione dalle norme sociali o etiche può portare alla condizione di vampiro, al punto che assassini, prostitute, ladri, convertiti, ma anche coloro che sono morti troppo giovani, troppo vecchi o in circostante inconsuete sono sospettati di trasformarsi in vampiri nella tomba.

Si potrebbe anche dire: ogni forma di „anormalità“ è sospetta!

 

Protezione dal revenant

Per combattere un vampiro ci sono una serie di misure da prendere.

Misure difensive preventive devono impedire che un morto possa trasformarsi in vampiro per colpa dei familiari. Svolge quindi un ruolo importante la precisa osservanza dei riti funerari, la veglia del corpo dal momento dell’esposizione del feretro fino alla chiusura della tomba, perchè se un animale salta o vola sopra il corpo o la tomba, inizia la trasformazione fatale. Anche eccessivi pianti e lamenti dei parenti più stretti dopo le esequie costituisce un rischio, perché potrebbero costringere il morto a ritornare. Nel caso che la salma sia composta nella bara, a casa tutti svolgono la loro vita di ogni giorno nonostante il lutto, affinché il morto, che non è stato ancora seppellito, possa capire che può lasciare tranquillo questo mondo. Grazie ad alcune misure difensive preventive deve essere evitato il pericolo che deriva da ogni cadavere.  Gli occhi del morto devono essere ben chiusi, dato che il suo sguardo potrebbe altrimenti attrarre i viventi. La bocca deve essere chiusa legando con un fazzoletto la mascella inferiore o infilando nella bocca o ponendo sotto il mento terra, ciottoli, carta e simili, ma anche aglio o prugno selvatico. Addirittura una bibbia può essere utilizzata come appoggio per il mento.

 

Per ottenere una veloce decomposizione, viene gettato nel campo la paglia sulla quale è stato coricato il cadavere, affinché marcisca rapidamente e – per analogia – lo stesso possa avvenire con la salma. Tutte quelle misure difensive assumono un aspetto particolare  se vi è il sospetto che un determinato morto possa divenire un vampiro nella tomba, senza che la trasformazione possa essere evitata. Si utilizzano quindi delle legature per la lingua. Più spesso nella bara viene stesa sopra il morto una reta da pesca che viene ad assumere anche una seconda funzione protettiva. Si crede che il vampiro abbia la mania di contare e che debba contare tutti i nodi prima di uscire dalla tomba. Anche la chiusura del sarcofago con corde è bene attestata. Un altro metodo per trattenere il cadavere nella tomba consiste nel taglio dei talloni o dei legamenti del ginocchio. Oppure si forano i piedi al cadavere, cosa che può succedere a quelli che nella loro vita terrena erano eccessivamente zelanti.

Determinate forme di ferite inferte al corpo devono impedire la trasformazione in vampiro. Una ferita al ventre o alla schiena, che viene procurata con un chiodo incandescente o con del biancospino, dovrebbe impedire, secondo alcune credenze diffuse in ambito rumeno e bulgaro, che il diavolo possa gonfiare il morto e che possa così trasformarlo in un vampiro. Grande paura hanno gli uomini non solo che il morto possa tornare, ma anche che riesca, in particolare, a cercare proprio loro.

Per questo si cerca di occultare  al morto tuttte le indicazioni relative alla sua origine. In tal modo dalla biancheria che il morto porta, vengono tolte etichette col nome, e ,affinché non possa più ritrovare la strada, lo si trascina per i piedi fuori dalla casa, o attraverso un’apertura realizzata  per l’occasione nel tetto o nella parete.  Il carro funebre per il cimitero si ferma più volte in prossimità di incroci o di località poco chiare in modo da farlo confondere. Al ritorno viene versata dell’acqua, sia per eliminare le tracce e sia perché il vampiro ha timore di questa sostanza.

Le offerte sepolcrali devono impedire il ritorno del morto. Per questo motivo è frequente in Bulgaria infilare nella cintura polvere da sparo, fiammiferi e altre cose facilmente infiammabili dato che i vampiri temono il fuoco; se il morto si dovesse trasformare in vampiro, non oserebbe muoversi per la paura di provocare un incendio. Anche oggetti taglienti come coltelli o falci possono essere collocate nel sepolcro, perché, nel caso il diavolo operi qualche manipolazione col morto, si possa tagliare da sé o annientare.  Ci sono anche doni propiziatori come quegli oggetti graditi in vita al trapassato. Bene attestato è il dono di piante dalle virtù terapeutiche come aglio, biancospino o  prugnolo.

Ma cosa succede quando il morto nonostante tutte le precauzioni diventa un vampiro e non rimane nella tomba? In questo caso si prendono delle misure difensive che mirano ad allontanare il vampiro dalla sua casa e dal cortile e a proteggere la propria vita. Per proteggere la casa e e il cortile, si traccia con la pece una grande croce sulla porta d’ingresso. Tutte le aperture della casa, attraverso le quali la creatura possa entrare, come finestre, porte, ma anche la toppa delle chiavi, vengono sfregati con l’aglio. Come misura di protezione viene raccomandato anche di dipingere col colore bianco un finto paio di occhi sulla fronte di un grande cane nero, così da spaventare il vampiro. Servono alla protezione personale delle spine di biancospino cucite sui vestiti e l’uso di amuleti. Chi è già perseguitato da un vampiro deve individuarne la tomba, mangiarne la terra o addirittura il suo stesso sangue. Se tutto ciò non ha alcun effetto, il vampiro deve essere assolutamente annientato.

 

La ricerca del vampiro

In piccole località la ricerca del vampiro non costituisce in generale un problema, dato che per il numero limitato di abitanti le tumulazioni non avvengono di continuo e quindi il numero delle tombe sospette si riduce a molto poche, spesso a una manciata. Può anche succedere che si sappia chi è il vampiro, perché l’interessato era in qualche modo anomalo nel corso della sua vita. Se non si può accertare chi possa essere il vampiro, si devono utilizzare diversi metodi per poterlo scovare. In Erzegovina, ad esempio, vengono sparse delle ceneri intorno alla tomba sospetta e il mattino seguente si osserva se nella cenere si rinvengono orme di piede. Anche in Ucraina si incontra quest’uso, ma qui viene utilizzato del sale. Costituisce una prova per la trasformazione di un morto anche la croce tombale sbilenca. Molto diffusa è la ricerca condotta con l’aiuto di un animale geistersichtigen, ad esempio un gallo nero, che si fa circolare nel cimitero di notte. Il vampiro da tutti cercato deve trovarsi nella tomba nella quale riposa. Di frequente viene utilizzato un cavallo che si conduce sopra la tomba e, nel caso si rintracci la sepoltura del vampiro, la bestia esiterà a camminare o a saltarvi sopra.

 

L’annientamento del vampiro

Non appena è stato scovato il vampiro, deve essere assolutamente annientato. Si riuniscono quindi tutti gli abitanti del villaggio davanti alla tomba della creatura. La tomba viene dissepellita, si apre la bara e si cercano nella salma i segni che indicano una trasformazione in vampiro. Se la salma ha subito un processo di corruzione, la tomba viene subito richiusa e ricomposta. Se ci sono segni sospetti, si procede con l’annientamento del supposto vampiro. Si procede secondo uno schema quadripartito. Solitamente viene conficcato un palo appuntito nel cuore del morto, di frequentemente si procede con la decapitazione. Il corpo viene quindi bruciato e le ceneri sono sparse nel sepolcro. Questa è la procedura standard. Spesso manca la cremazione del corpo, oppure le ceneri sono semplicemente sparse nella zona. Si possono più spesso osservare delle aggiunte a questa procedura, che in parte si limitano a determinati dettagli. In Serbia, ad esempio, ci sono delle aree nelle quali le persone che compiono l’impalamento si proteggono dagli schizzi di sangue con della pelle di bue, mentre questa prassi sembra sconosciuta in Bulgaria o in Romania. Invece dell’impalamento del vampiro, a livello regionale c’è anche la pratica di togliere il cuore dal corpo, cucinarlo nel vino e, di nuovo, rimetterlo al suo posto.  Ci sono anche opinioni differenti riguardo alla pianta che verrà utilizzata per la costruzione del palo. Presso gli slavi meridionali e in Romania viene usato un palo di biancospino, mentre in Ucraina si usa un palo di frassino, nella Russia meridionale e nella Masuria (Polonia) legno di tremolo. Non deve essere utilizzato necessariamente del legno, ma può servire allo scopo anche un normale coltello, con cui si taglia il pane, oppure un forcone. Presso i rumeni e gli ungheresi in Transilvania manca spesso l’impalamento, il corpo viene subito bruciato o decapitato, mentre presso gli slavi del sud di confessione ortodossa trafiggere il corpo con un palo costituisce il momento topico dell’annientamento del vampiro.  Ai nostri tempi la credenza nel vampiro è un fenomeno proprio di aree periferiche. Nelle città dei Balcani la credenza è scomparsa, e anche in campagna la protezione dal revenant si limita ad alcune drastiche misure preventive come  il fatto di sigillare la tomba conficcando più volte nella terra sepolcrale un coltello mai utilizzato prima, o l’impalamento del morto con una lunga bacchetta senza però l’apertura della tomba.  Ancora oggi si incontrano casi „spettacolari“, anche se il complesso delle credenze popolari viene estremamente deformato dalle relazioni isteriche dei media.

 

La scoperta del succhiatore di sangue

Il fatto di succhiare il sangue non costituisce elemento proprio della credenza popolare.

Questo può sorprendere dato che i denti aguzzi, il morso sul collo, l’emotofagia costituiscono i tratti fondamentali del vampiro. Si tratta infatti di un elemento della figura letteraria del vampiro, che non è attestato nel folclore. Anzi sembra che la forza vitale tolta agli uomini in forma di „sangue“ (in realtà di tratta di umori legati al processo di decomposizione) si manifesti nella bocca del cadavere del vampiro. In Romania esiste la credenza che alcuni vampiri possano esercitare un’influenza sulla qualità del grano per il fatto che siano in grado di togliere ai cereali ancora sul campo la loro energia vitale infondendo invece la loro. La tomba di un tale vampiro del grano viene scovata con gli stessi metodi sopra descritti e anche il corpo viene analizzato secondo le modalità correnti. Si riscontra però una differenza che ha un’importanza decisiva: invece del sangue il vampiro del grano ha in bocca della farina. Questo non esclude che  nelle inchieste di carattere etnografico si parli di „bevitori di sangue“. Alla domanda su come questo accada, non si riceve mai una risposta soddisfacente.  La concezione „canonica“ del fenomeno caratterizzato dal mordere e dal succhiare  non è da nessuna parte presente in forma iconica. Cosa si nasconde quindi dietro questa multiforme credenza nel vampiro? Questa figura dà un contributo alla rappresentazione dell’aldilà tipica delle credenze popolari, alla spiegazione della sorte dei „diversi“ e con ciò contribuisce alla stabilizzazione della società.  La minaccia contro tutti esercitata dal vampiro, la ricerca comune, ma anche la circostanza che il non-morto possa essere qualcuno del villaggio, della propria comunità, tiene insieme gli uomini e costituisce lo sfondo per un’azione comune che deve assicurare la continuazione della vita della comunità nei binari consueti. Gli uomini sono soli con sé stessi und müssen sich selbst dem Vampir stellen. E poiché l’aggressore era un morto della propria comunità, si pone il compito di cacciarlo fuori da questa comunità.

 


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