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Scritti sulla storia antica per Salvatore Alessandrì PDF Stampa E-mail
Recensioni
Giovedì 12 Aprile 2012 11:44

Pubblicato da Congedo Editore un volume di scritti in onore di Salvatore Alessandrì.

 

["Il Paese Nuovo" di giovedì 12 aprile 2012, p. 22]

 

“Antiquitas. Scritti di storia antica in onore di Salvatore Alessandrì”, a cura di Mario Lombardo e Cesare Marangio, Galatina, Congedo Editore, 2011, pp. 386, è un libro imponente, anche nella sua forma esteriore, 21 x 28 cm., voluto dal Dipartimento di Beni culturali (nella cui collana esce col n. 19) e da quello di Filologia classica e di Scienze filosofiche dell’Università del Salento, per festeggiare il graduale distacco dal servizio di un valente studioso di cose antiche.

Salvatore Alessandrì - Totò per i colleghi, come amichevolmente ricorda Mario Lombardo nella pagina che introduce il volume intitolata A Salvatore Alessandrì -, leccese, classe 1938, è stato per molti anni ordinario di Storia greca nell’Ateneo salentino ed ha al suo attivo più di trenta pubblicazioni che spaziano su temi e problemi dei vari secoli che contraddistinsero la grecità, dal VI al IV secolo, da Solone ad Alessandro Magno, come si evince dall’Elenco delle pubblicazioni (p. 10) dello studioso. Un giorno, chissà, sarebbe utile vedere queste pubblicazioni riunite in un solo volume (chissà che Mario Congedo non ci stia già pensando!), in modo da offrire al lettore in un continuum tutta la produzione di Alessandrì che si distende in un arco temporale molto ampio, dal 1964 ad oggi; e non è finita qui, si spera.

Questo tipo di pubblicazione, in realtà, è sempre accompagnata da un alone di tristezza, perché, pur permettendoci di tirare le somme e di avere un consuntivo dei risultati raggiunti da uno studioso, ci avverte del tempo che passa e di una storia accademica che si avvia lentamente alla sua conclusione. Sembra saperlo bene uno dei curatori del volume, Mario Lombardo, quando con vena malinconica scrive di essere consapevole “che questi Studi che gli [ad Alessandrì] stiamo dedicando costituiscono anche un saluto che gli rivolgiamo mentre pian piano comincia ad allontanarsi dalle attività e dagli impegni che per tanti anni gli hanno riempito le giornate…” (p. 7). Eppure tutti gli studiosi sanno altrettanto bene che il segnale migliore di una ininterrotta continuità del lavoro da essi compiuto è dato proprio dagli studi che gli amici, i colleghi, i sodali, gli allievi offrono al momento del congedo, come prova non solo della comunanza di intenti, ma anche per significare praticamente che la ricerca va avanti, e va avanti anche per merito di…

Il volume, dopo la pagina già citata di Lombardo, contiene un breve profilo scientifico di Alessandrì scritto da Cesare Marangio (p. 9), che presenta i principali campi di interesse e le varie fasi della carriera universitaria di Alessandrì (Preside della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università lupiense dal 1992/93 al 2000/2001); e prosegue con ben trentasei contributi disposti secondo l’ordine alfabetico degli studiosi di antichistica provenienti da molte università italiane.

La varietà degli interventi è tale che risulta impossibile, nel breve spazio di una recensione giornalistica, dar conto di tutto.  Tanto vale, allora, almeno presentare i saggi non di maggior interesse, ma di interesse locale, che riguardano cioè la terra salentina, sui quali non ci si può non soffermare. Citerò allora innanzitutto Francesco D’Andria, La “mappa di Soleto” nel contesto archeologico e topografico del Salento (V sec. a. C.) (pp. 57-66), in cui “questo straordinario reperto di Soleto” (p. 57) – considerato dagli studiosi come la più antica mappa geografica dell’Occidente, conservato oggi nel Museo Archeologico di Taranto – è il pretesto per una descrizione del territorio salentino nell’età classica. Sull’argomento, ma con taglio epigrafico, ritorna alle pp. 203-212 Mario Lombardo, La “mappa di Soleto”: aspetti epigrafici. Liliana Giardino e Norma Lanoce, Le necropoli ad incinerazione di età romana di Lecce e la forma urbana di Lupiae (pp. 119-148), ricostruiscono, sulla base di un’accurata documentazione archeologica, “il processo di trasformazione, istituzionale, urbanistica e culturale che ha portato l’abitato messapico ad assumere i caratteri tipici della città romana” (p. 119). E ancora Elettra Ingravallo, L’Eneolitico meridionale e i tumuli funerari di Salve (Le): alcune considerazioni (pp. 161-166): l’Eneolitico, nel III millennio a.C., cui appartengono i ritrovamenti di Vaste – un’intera area cultuale/funeraria con costruzione megalitica estesa su 200 mq -. Interessante anche l’articolo di Angelo Russi, Giulio Beloch a Lecce (giugno 1907) (pp. 305-316, con belle foto d’epoca e documentazione inedita), in cui si dà conto di una visita nel capoluogo di Terra d’Otranto del grande storico tedesco; e l’articolo di Grazia Semeraro e Florinda Notarstefano, Ceramica geometrica greca da Castelluccio (Cisternino BR). Analisi archeometrica di un restauro antico (pp. 317-326), nonché quello di Ida Tiberi, I riti di fondazione nel Neolitico. Il caso della sepoltura T7 di Serra Cicora (Nardò- LE) (pp. 345-348) – un caso di rito di fondazione con probabile sacrificio umano -, e infine di Adriana Travagliani, Il ripostiglio monetale “Vaste 1913” (pp. 361-370).

Questi gli argomenti locali. Ma il volume è di gran lunga più ricco di quanto si possa significare in una breve nota.  E chiediamo venia ad antichisti come Francesco G. Giannachi, Mario Capasso, Pietro Giannini,  Giovanni Uggeri e a tutti gli altri, se non abbiamo lo spazio di citare neppure i titoli dei loro interventi; tanti studiosi, tutti seduti al ricco convivio imbandito per il festeggiato Salvatore Alessandrì, a cui anche noi, in conclusione, auguriamo che il tempo del riposo, il tempo dell’otium cum dignitate, sia fecondo di studi e di risultati. “Gli scripta raccolti in questo volume - come scrive Lombardo - manebunt”.


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