Convocazione Assemblea dei Soci 22 aprile 2022
Convocazione Assemblea dei Soci   L’Assemblea dei Soci è convocata nella Sala Convegni dell’ex Monastero delle Clarisse venerdì 22 aprile alle ore 16,00 in prima convocazione e 17,00 in... Leggi tutto...
Programma Aprile 2022
Università Popolare “Aldo Vallone” Anno accademico 2021-2022 Programma di Aprile 2022 ●       Venerdì 1 aprile, ore 17:00, Officine di Placetelling - L’Università del Salento... Leggi tutto...
Immagine
Inaugurazione Anno accademico 2021-2022
Venerdì 22 ottobre alle ore 18:00, nell’ex Convento delle Clarisse in piazza Galluccio, avrà luogo l’inaugurazione dell’anno accademico dell’Università Popolare “Aldo Vallone”:... Leggi tutto...
A rivederci. In presenza, Forse anche a distanza. Ma sempre attivi. E comunque uniti.
Il nostro Anno Accademico è finito, come sempre, con l'arrivo dell'estate, anche se il contemporaneo "sbiancamento" della nostra Regione e la possibilità, finalmente, di organizzare incontri in... Leggi tutto...
Link per rivedere la conferenza di Marcello Aprile
Ed ecco anche il link per rivedere la conferenza di Marcello Aprile... https://www.facebook.com/universitapopolare.avallone.3/videos/579035319735696 
Home Saggi e Prose Recensioni Per sempre t’amerò…: un romanzo di Maria Portaccio Grimaldi
Per sempre t’amerò…: un romanzo di Maria Portaccio Grimaldi PDF Stampa E-mail
Recensioni
Lunedì 16 Aprile 2012 12:36

[Pubblicato ne "Il Paese Nuovo" di domenica 15 aprile 2012, col titolo Rimedi contro il tradimento]

 

C’è un punctum dolens nel rapporto di coppia, che decide della sua bontà e continuità nel tempo, spettro delle coppie più solide e degli amori che sembravano eterni, tallone d’Achille di coloro che eroicamente si dissero: “Per sempre t’amerò…”: il tradimento! Antico come Elena, moderno come il dramma triangolare borghese, foriero di distruzione e di morte, sebbene anche di profonde  meditazioni sul carattere innato del genere umano. Marisa Portaccio Grimaldi gli dedica un romanzo dal titolo Ritrovarsi, con sottotitolo Anche tu sei un filosofo se riesci a non smarrirti, Edizioni Giuseppe Laterza, Bari, 2011, p. 211; un romanzo, dicevo, non tanto per rappresentare la fenomenologia o l’etiologia del tradimento, ricerche che rimangono del tutto estranee alla scrittrice, quanto per suggerirne i rimedi.

L’ambientazione è in una Torino recentissima, restaurata e festosa per il 150° anniversario dell’Unità d’Italia, a ridosso della Fiera del Libro al Lingotto, che solitamente si tiene ai primi di maggio.

La protagonista è una donna di un’età matura, mai però precisata, di nome Rosy, un’artista in fuga dal suo passato, dall’”io devastato” (p. 14), che si è trasferita da Trieste a Torino, dove vive in albergo.

Al centro del plot narrativo c’è la scena del tradimento perpetrato ai suoi danni dal marito fedifrago, che va a Milano per motivi di lavoro e intanto incontra l’amante in una stanza d’albergo. Rosy lo scopre per puro caso e la scoperta del tradimento coincide con la morte del marito, dovuta probabilmente (ma qui il lettore si limita a supporre) agli effetti dell’ultimo rapporto erotico con l’amante. Rosy trova la forza di raccontare tutto questo durante una seduta della consulenza filosofica, liberandosi con ciò di un peso insopportabile. La consulenza filosofica, dunque, è un primo rimedio che la scrittrice oppone al tradimento. Essa è fondata sul “convincimento che, avvicinandosi al pensiero dei grandi filosofi, si può trarre un notevole beneficio per ritrovare la serenità e il conseguente sano distacco da ciò che disturba l’animo umano” (cfr. Introduzione, pp. 9-10). Ed in effetti, una volta confessata la sua pena al consulente-filosofo Mario e agli altri consultanti del gruppo, Rosy sembra aver riacquistato quella serenità e quell’equilibrio interiori che le permettono di riprendere a dipingere (soprattutto i suoi amati volti). A dipingere, ma non a vivere bene! Infatti un altro uomo, Giovanni, anch’egli in consulenza filosofica, entra prepotentemente nella sua vita, rendendogliela difficile a causa di un comportamento piuttosto ambiguo e reticente. Si scoprirà che anche Giovanni, scrittore di un libro che non a caso si intitola “L’uomo e il tradimento”, è vittima del tradimento della propria consorte, che altri non è che… Beh, qui occorre che mi fermi, per non togliere a nessuno il gusto della lettura; lettura che in verità scivola via come l’acqua, per lo stile piano e privo di ogni complicazione psicologica; non senza però prima aver segnalato che qui il romanzesco ha la meglio sul romanzo, l’invenzione sulla narrazione. In conclusione, chi ha tradito è morto o è fuori di scena, chi è stato tradito ritrova il gusto della vita e l’amore, che si configura come il secondo rimedio al tradimento, secondo l’antico popolare adagio chiodo scaccia chiodo.

Altre storie minori, che noi passiamo sotto silenzio, si intrecciano con  questa maggiore, storie di normale disperazione e malessere esistenziale, che la consulenza filosofica, corroborata da letture mirate (in conclusione si segnala una scheda che riporta “Una breve bibliografia di riferimento”), riesce facilmente a risolvere con lieto finale. Ma è nella storia principale che la scrittrice di Taviano mostra il massimo grado di coinvolgimento, anche emotivo. La filosofia, come già avevano intuito gli antichi con le loro consolationes, può “condurre i fragili verso un percorso di riabilitazione” (p. 80). Grazie ad essa rinasce eros, che induce alla vita e all’arte, almeno … fino al prossimo tradimento!


Torna su