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Elogio dei millepiedi (19 aprile 2012) PDF Stampa E-mail
Ecologia
Scritto da Ferdinando Boero   
Giovedì 19 Aprile 2012 06:22

["Nuovo Quotidiano di Puglia" del 19 aprile 2012]

 

Il 2 aprile, alle 20, il "TG5" ha trasmesso un servizio che denunciava sprechi di denaro pubblico per ricerche sulla fauna italiana. Una cosa che ha scandalizzato molto il giornalista è stata una spesa di qualche migliaio di euro per studiare i millepiedi. Due anni fa “Il Giornale” ha pubblicato un articolo intitolato Pagato dalla regione per ululare nei boschi, deridendo le ricerche per il censimento dei lupi nei boschi italiani. Ricerche che si fanno proprio imitando il richiamo del lupo, per sollecitare risposte e, quindi, valutare la presenza di questo predatore.

Altri studi che venivano derisi e indicati come sprechi di denaro pubblico riguardavano i pipistrelli e altre specie della nostra fauna. Ogni ricerca era finanziata con pochissime migliaia di euro.

Nella nostra Costituzione non esiste la parola natura. Non c’è. Nell’articolo 9 si cita il paesaggio italiano, inteso come “bel panorama”. La natura non fa parte dei valori fondanti del nostro vivere civile. E gli interventi de “Il Giornale” e del “TG5” non sono altro che un sintomo di questa assenza.

Darwin, che di natura se ne intendeva, scrisse un trattato sull’importanza dei lombrichi nel determinare la fertilità dei suoli. Assieme ai lombrichi ci sono anche i millepiedi. Rivoltano il terreno, fanno entrare l’acqua in profondità, favoriscono la vitalità dei semi. Ci sono tantissimi animaletti apparentemente insignificanti che svolgono ruoli ecologici fondamentali. I pipistrelli mangiano gli insetti, incluse le zanzare. E ne tengono sotto controllo le popolazioni. L’Unione Europea, tra l’altro, riconosce questi ruoli e chiede ai paesi di effettuare rilevamenti periodici sulla consistenza delle popolazioni delle specie importanti, come i millepiedi, e i pipistrelli. Ho avuto un finanziamento europeo per studiare le popolazioni di meduse, per esempio. Se le regioni non svolgono questi studi, sono sottoposte a procedure di infrazione. E quindi spendere quei pochi spiccioli per studiare i millepiedi ci risparmia sanzioni ben più onerose.

Un tempo la natura faceva parte della nostra cultura. San Francesco parlava al lupo. Forse ululava nei boschi anche lui. E parlava a tutti gli animali, compresi i millepiedi. E’ il patrono del nostro paese, San Francesco. Per “Il Giornale” e il “TG5” ovviamente era un fesso. Visto che si dedicava a cose così futili.

Ho già ricordato, in un intervento sul “Quotidiano”, che nella Genesi l’unico compito affidato all’uomo dal Creatore è proprio “dare il nome agli animali”, inteso come “conoscere la natura”. L’ho ricordato perché Salvatore Trinchese era stato indicato come San Trinchese in qualche cartellonistica stradale. Trinchese è stato un grande specialista di lumache marine. E’ per questo che il suo nome resiste nella letteratura scientifica. Anche lui obbediva al dettame divino del dare il nome agli animali, e quindi un pochino santo lo era.

Sono santi anche i poveretti che studiano la natura, oggi. Perché lo fanno prima di tutto per passione e i miseri finanziamenti dedicati al loro lavoro spesso non consentono di fare una vita dignitosa. Eppure lo fanno lo stesso. Scelgono corsi di laurea che li appassionano e seguono prima di tutto una vocazione che non è basata su prospettive di arricchimento. Non conosco naturalisti ricchi di denaro, ma sono ricchissimi di altro, di cose che non hanno un prezzo ma che hanno un grandissimo valore.

Vederli derisi, additati al pubblico ludibrio come sperperatori di denaro pubblico mi indigna. Soprattutto quando vedo l’ammontare dello stipendio del Trota (per continuare a parlare di bestie) che, mensilmente, riceve più euro di quelli dedicati in un anno allo studio dei millepiedi in tutto il nostro paese.

Scrissi al “Giornale”, allora, e recentemente ho scritto anche al “TG5”, per spiegare quanta grettezza dimostrassero quei servizi, quegli articoli. Non ho ricevuto risposta.

Sarebbe un piccolissimo passo avanti se si riuscisse, intanto, ad inserire la Natura nei valori fondanti del nostro paese. Sarebbe anche un omaggio a millepiedi, lupi e pipistrelli (un pochino anche alle mie meduse) e anche a chi, con dedizione, sacrificio e competenza, dedica la sua vita a capire come sono fatti e come funzionano gli ecosistemi che ci permettono, nonostante la nostra grettezza, di continuare a vivere. Perché l’uomo non può vivere senza il resto della natura, mentre la natura viveva benissimo prima del nostro arrivo e vivrà benissimo quando avremo tolto il disturbo.

“Il Quotidiano” non ha la diffusione nazionale de “Il Giornale” o del “TG5”, ma dimostra ben più alta sensibilità nel dar voce ai... millepiedi. Intanto un Senatore della Repubblica (non faccio il nome perché siamo in campagna elettorale) ha accolto il mio suggerimento di chiedere che la Natura sia inserita nella Costituzione. Forse sarà anche lui deriso dai suoi colleghi senatori per questa balzana richiesta. Ma sono rischi che bisogna correre, anche in nome di San Francesco (e dei millepiedi).


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