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Lecce capitale della cultura, finalmente! PDF Stampa E-mail
Sallentina
Scritto da Ferdinando Boero   
Domenica 22 Aprile 2012 13:29

[“Nuovo Quotidiano di Puglia” di domenica 22 aprile 2012]

 

Devo confessare che, pur essendo innamorato della mia città, non ero molto convinto che Lecce potesse avere i titoli per svolgere un ruolo da capitale europea della cultura. Non perché non sia una delle più belle città del mondo, ma perché non percepivo una precisa strategia culturale nel concepire la città. Uno dei motivi di questa carenza potrebbe essere la mancanza di forti proposte, di una strategia. Passeggiare per via Trinchese e vedere che l’Ariston e il Fiamma sono ora una sala giochi mi ha sempre dato l’impressione di un percorso culturale che non mi appartiene. Vedere l’Apollo, sempre in via Trinchese, perennemente impacchettato, con la data di fine dei lavori cancellata mi faceva pensare male. Il 20 aprile, invece, mi sono convinto che Lecce ha i titoli per essere una capitale europea della cultura. Il monastero delle Clarisse è rimesso a nuovo con un sapiente restauro (a parte il pavimento, secondo me) e ora è un prestigiosissimo contenitore culturale per il Museo Storico della Città di Lecce. L’edificio è talmente strepitoso che non sono riuscito davvero a guardare le opere esposte al pian terreno. Sono entrato alle 18.30 e sono uscito alle 20.30, dopo aver esplorato ogni anfratto, essermi affacciato a balconi, salito in terrazze, entrato in cellette (una ancora col suo lavandino). E ho incontrato amici con i quali ho condiviso lo stupore e la gioia di scoprire un vero gioiello. Grande.

Ora bisogna riempirlo. Un pochino di musei ne so. E ogni volta che entro in un edificio vuoto me lo immagino con un allestimento. Museo storico della città di Lecce. Da dove comincia la storia di Lecce? Beh, comincia con la pietra. E da dove viene quella pietra? Lecce è fatta con gli scheletri di protozoi marini che si sono accumulati sul fondo del mare, prima come sedimento per poi compattarsi in quella che chiamiamo pietra leccese. In quella pietra c’è la storia di chi ha vissuto qui prima di noi e, nelle cave, c’è l’inizio della storia. Ci sono i calchi dei tubi di antichi crostacei che, se presenti, determinano quella forma di erosione che viene chiamata la lebbra della pietra leccese (e nessuno sa quale ne sia la causa, a parte i paleontologi). E poi ci sono i mostri che un tempo vivevano qui. Balene, tartarughe giganti, squali enormi, e molto molto altro. Da qui si parte, questo è il materiale che costituisce Lecce. Un allestimento che lo spieghi sarebbe strepitoso. Lo vedo già, in alcune di quelle sale. Con giganti di otto metri appesi al soffitto, e i loro scheletri ricostruiti, assieme ai paesaggi di allora. E poi l’uso della pietra per fare dolmen e menhir, la civiltà megalitica, e poi ancora più verso di noi, con l’archeologia più recente. Fino all’arte dei giorni nostri. Magari mostrando anche gli scempi, avendo il coraggio di far vedere il bello e mostrare anche come siamo capaci di rovinarlo.

Non esiste un museo così, che io sappia (e qualche museo l’ho visto). Ci sono musei scientifici e ci sono musei archeologici, musei di arte antica, e musei di arte moderna. La cultura è spezzettata e mostrata sempre in modo parziale. Ci sarebbe l’occasione di fare un museo di cultura. Punto. Senza aggettivi. Partendo con la scienza che si mescola con la storia, mostrata attraverso l’arte, per diventare un modo di vedere il mondo, una filosofia. Passando da un tema all’altro attraverso un filo rosso che, a Lecce, non può che essere la pietra. E quindi, mentre giravo per quel museo, nella mia testa già lo vedevo con il suo allestimento interculturale (bisogna usare paroloni per dare dignità alle proposte, purtroppo).

L’Università del Salento ha già molti musei dove, a pezzi, sono mostrate tutte queste cose, e molte altre. Il materiale per farlo esiste già tutto. Là dentro ogni museo potrebbe mettere un pezzo del suo patrimonio, agendo come strumento che suona in un’orchestra, mostrando che il tutto è più della somma delle parti. E da quel concerto ogni visitatore potrebbe essere poi indirizzato nel museo dove uno di quegli aspetti viene approfondito, dove ci sono gli esperti. Un sistema solare di musei, con un sole centrale e i pianeti che gli girano attorno. L’Università e la sua città potrebbero fecondarsi a vicenda e dare vita a un essere multiforme e unico al mondo. In cui organizzare iniziative su TUTTO, diventando una capitale culturale non solo per quello che è stata ma anche per quello che è e che sarà.

Sogni. Non so quali siano i piani, non so cosa già si pensi di mettere in quelle sale. Forse sarà senz’altro meglio di questo mio sogno ad occhi aperti. Dipenderà da chi sarà il prossimo Sindaco, e da chi sarà il prossimo rettore dell’Università. Saranno loro ad avere la responsabilità di cercare di riempire contenitori che troppo spesso restano vuoti di contenuti (per non parlare della povertà dei contenuti, quando ci sono). Staremo a vedere. Intanto la città è più ricca di bellezza, e di questo non possiamo che essere felici e orgogliosi.


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